Grillo pronta alle dimissioni: «No all’ennesima mannaia sulla Sanità pubblica»

Dopo la lite con Giovanni Tria sul Nuovo Patto per la Salute, il ministro della sanità ha promesso di dimettersi nel caso di ulteriori tagli

Il ministro della salute Giulia Grillo ha minacciato di dimettersi nel caso di nuovi tagli ai fondi per la Sanità, emersi dalla bozza del Nuovo patto per la Salute. «Io non parteciperò all’ennesima mannaia sulla sanità pubblica» ha affermato il ministro a margine di un evento a Roma. E sulle voci di questi giorni sulle sue dimissioni ha precisato: «Sulla questione dei tagli sicuramente sì. Questo lo posso dire con certezza».

Dalla sua pagina Facebook il ministro del M5S ha fatto sapere che «dalla sanità non è più possibile prendere un centesimo. L’automatismo che subordina il finanziamento della sanità alle dinamiche del Pil, non lo condivido, e la clausola finanziaria presente nella bozza del Patto per la salute è politicamente inaccettabile e voglio precisare che è stata voluta dagli uffici del Mef».

Altre voci si sono alzate parallelamente a quella del ministro Grillo per dire no ai tagli. «La sanità pubblica non si tocca e lo ribadiamo nel giorno in cui, all’ospedale Cto della Citta’ della Salute di Torino, ha dimostrato ancor una volta tutto il suo straordinario valore con un intervento che permetterà a un tetraplegico di recuperare la funzione delle mani», è quanto si legge in una nota del Pd.

Il Nuovo Patto per la Salute

A far scoppiare il caso al Governo è stata la lite tra il ministro Giulia Grillo e il ministro del Tesoro Giovanni Tria. Al centro della discussione la bozza del Nuovo Patto per la Salute, ovvero di fondi che il governo dovrebbe dedicare al settore della sanità.

A scuotere Grillo è la clausola di salvaguardia che prevede il blocco dell’erogazione di 2 miliardi in più per il 2020 e di 1,5 nel 2021 nel caso in cui, si legge nel testo, «sia necessario conseguire gli obiettivi di finanza pubblica tenendo conto delle variazioni del quadro macroeconomico».

La spesa per la sanità subordinata quindi alle esigenze della finanza pubblica, in linea con le richieste di Bruxelles per la procedura d’infrazione per il debito eccessivo.

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