Sea Watch, uno dei migranti a bordo: «Preferirei morire piuttosto che tornare in Libia»

Hermann è stato salvato dalla Sea Watch 3 ed è uno dei 43 migranti da sei giorni a bordo della nave a cui è stata negata l’autorizzazione a sbarcare

Hermann è stato salvato l’11 giugno dalla nave Sea Watch 3, ed ora è bloccato nelle acque a sud di Lampedusa, senza autorizzazione a sbarcare. A dieci persone – donne bambini e uomini che necessitavano assistenza medica – è stata data l’autorizzazione a sbarcare mentre 43 sono rimaste a bordo.

In un’intervista alle telecamere della Sea Watch, Hermann ha spiegato: «Vorrei chiedere a tutti una cosa, è una domanda semplice: chi non vorrebbe essere libero nella vita? Chi vorrebbe passare la sua vita a soffrire? Se oggi ci troviamo in questa situazione non è perché vogliamo esserci, ma è perché ci troviamo costretti a farlo».

Hermann parla poi della Libia, dei centri di detenzione, dove i migranti soffrono abusi e maltrattamenti. La Commissione europea e l’Imo – l’Organizzazione marittima delle Nazioni Unite – hanno dichiarato che «nessun migrante deve essere riportato in Libia», perché il Paese, dilaniato da una lunga guerra civile e noto per il trattamento disumano che riserva ai migranti non può essere considerato un un luogo sicuro.

Salvini: «Questa nave fuorilegge per me può stare lì fino a Capodanno»

«Sono stati autorizzati a scendere bimbi, donne incinte e malati. Io voglio il bene di tutti ma per quello che riguarda questa nave fuorilegge per me può stare lì per settimane, per mesi, fino a Capodanno», ha affermato il 17 giugno il ministro degli Interni Matteo Salvini. Alessandro Gamberini e Leonardo Marino, gli avvocati della Seawatch, hanno annunciano una querela per diffamazione nei confronti del vicepremier.

Salvini ha firmato il 15 giugno il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque italiane per la nave della Ong, come previsto dal nuovo decreto Sicurezza. «Voi fate leggi che ci impediscono di attraversare i vostri confini – prosegue Hermann – Ma dove dovremmo andare allora? Io, Hermann, piuttosto che tornare in Libia preferirei morire. Preferirei dare la mia vita ai pesci piuttosto che essere nuovamente torturato».

La dichiarazione completa di Hermann

«Vorrei chiedere a tutti una cosa, è una domanda semplice, chi non vorrebbe essere libero nella vita? Chi vorrebbe passare la sua vita a soffrire? Se oggi ci troviamo in questa situazione non è perché vogliamo esserci, ma è perché ci troviamo costretti a farlo. Vi chiedo di pensarci: voi non avete visto cosa succede in Libia. Ne vedete solo delle immagini ma noi abbiamo vissuto tutto questo sulla nostra pelle. Voi fate leggi che ci impediscono di attraversare i vostri confini. Ma dove dovremmo andare allora? Io, Hermann, piuttosto che tornare in Libia preferirei morire. Preferirei dare la mia vita ai pesci piuttosto che essere nuovamente torturato. Vorrei inviare un messaggio al ministro degli Interni tedesco. Per favore, pensi alle vite che stiamo conducendo, non è umano lasciare le persone morire in mare. Coloro che ci aiutano, coloro che ci salvano, non sono criminali, salvano le nostre vite. Rifletteteci, siamo tutti figli dello stesso Dio. Dovremmo vivere insieme come fratelli. dovremmo vivere insieme come amici. Dovremmo poter vivere, come voi. Abbiamo anche noi diritto alla libertà, come gli altri».

Hermann, 17 giugno 2019

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