La proposta dello scrittore Mario Vargas Llosa: «Diamo a Carola Rackete il Nobel per la pace»

«Dal carcere si esce, dal fondo del mare no»

Per adesso è solo una suggestione, ma la candidatura di Carola Rackete, capitana della Sea Watch 3, come premio Nobel per la pace 2019 va via via concretizzandosi. In tutto il mondo si parla del coraggio della 31enne che ha forzato il blocco navale voluto dal ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini. E l’ultimo a sostenere la necessità di riconoscere il valore della giovane tedesca è lo scrittore Mario Vargas Llosa.

Di origine peruviana, naturalizzato spagnolo, Vargas Llosa ha vinto nel 2010 il premio Nobel per la letteratura. E lo scorso 7 luglio ha scritto sul quotidiano di Madrid, El Pais: «Dobbiamo stare attenti al processo di Carola Rackete ed esigere che i giudici salvino l’onore e le buone tradizioni dell’Italia, oggi calpestati da Salvini e dalla Lega».

L’endorsment di Vargas Llosa

Poi lo scrittore, in fondo al suo articolo, lancia la proposta proposta: «Sono sicuro che non sarò l’unico a chiedere che a questa giovane capitana sia dato il premio Nobel per la pace quando sarà il momento». Vargas Llosa ringrazia il coraggio e la dignità di Rackete per aver salvato «questi 40 disgraziati, che cinque Paesi europei si sono offerti di accogliere».

Vargas Llosa ripete le parole del fondatore dell’ong spagnola Open Arms, Óscar Camps: «Dal carcere si esce, dal fondo del mare no». Rackete dovrà affrontare un processo che la espone al rischio di una multa di 50 mila euro e una pena fino a 10 anni di galera. «Che altro doveva fare? La giovane tedesca ha violato una legge stupida e crudele».

L’attacco a Salvini

Nel commento su El Pais, lo scrittore critica aspramente la deriva nazionalista che sta prendendo la politica italiana: «Quando le leggi, come quelle che invoca Matteo Salvini, sono irrazionali e disumane, è un dovere morale disobbedire, come ha fatto Rackete – scrive Vargas Llosa -. La tedesca ha seguito le migliori tradizioni dell’Occidente democratico e liberale, ai cui antipodi si trova la Lega e il suo leader».

E ancora: «Matteo Salvini non rappresenta il rispetto della legalità, ma una caricatura pregiudizievole e razzista dello Stato di diritto. E i suoi sostenitori incarnano la ferocia e la barbarie delle quali accusano gli immigrati. Non meritano altre definizioni». Sempre sul ministro dell’Interno italiano, Vargas Llosa lancia un invito: «Occorre fronteggiare i Matteo Salvini dei nostri giorni, con la convinzione che essi non sono altro che il prolungamento di una tradizione oscurantista che ha riempito di sangue e cadaveri la storia dell’Occidente».

Il pericolo per l’Europa

Il parallelismo tra il ministro dell’Interno e la storia europea è forte: «I Matteo Salvini sono stati i nemici più esaltati della libertà, dei diritti umani e della democrazia. Niente di tutto ciò avrebbe prosperato e si sarebbe diffuso per il mondo se i Torquemada, gli Hitler e i Mussolini avessero vinto la guerra contro gli alleati», scrive Vargas Llosa.

Lo scrittore ribadisce: «Sull’immigrazione ci sono pregiudizi crescenti, i quali alimentano il pericoloso razzismo che spiega il ritorno del nazionalismo in quasi tutta Europa. Ed è la minaccia più grave per il più generoso progetto che si basa sulla cultura della libertà: la costruzione di un’Unione europea che domani possa competere alla pari con Stati Uniti e Cina».

Vargas Llossa conclude: «Se il neofascismo di Matteo Salvini e compagni trionferà, ci sarebbero altre Brexit nel Vecchio continente. Per i suoi Paesi, divisi e incattiviti, si delineerebbe un triste destino nel tentativo di resistere agli abbracci mortali dell’orso russo, come successo per l’Ucraina».

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