Sea Watch, pioggia di insulti per la Gip che ha scarcerato Carola Rackete

Insulti, critiche ma anche lodi. Il destino social della gip di Agrigento è da copione

C’era da aspettarselo. Dopo gli insulti indirizzati alla capitana della Sea Watch 3, Carola Rackete, e dopo gli epiteti sessisti rivolti anche a Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, non potevano mancare le offese rivolte ad Alessandra Vella, la gip di Agrigento responsabile della scarcerazione di Rackete.

Di Alessandra Vella non si conosce molto: nata nel 1975 ad Agrigento, è stata presidente della sezione locale dell’Associazione nazionale della magistratura (Anm), il sindacato di categoria. Lavora al tribunale della sua città dal 2011, occupandosi di casi più disparati. Unico episodio biografico salito agli onori della cronaca riguarda un suo litigio con l’avvocato Giuseppe Arnone, ex consigliere comunale.

La sua decisione di scarcerare Carola Rackete, la giovane tedesca, comandante della Sea Watch 3 che la mattina del 29 giugno è entrata senza permesso nel porto di Lampedusa con a bordo 43 migranti, ha scatenato reazioni indignate sui social media da parte di chi continua a sostenere la colpevolezza di Rackete, ma anche commenti di encomio da chi invece ha trovato in Vella un esempio di professionalità e di coraggio, vista la grande pressione politica e mediatica che si è concentrata attorno alla questione.

Secondo la Gip, Rackete non ha rispettato l’alt perché aveva l’obbligo di salvare i naufraghi e condurli in un porto sicuro, vista l’imminenza del pericolo per le vite umane. Sempre secondo Vella la motovedetta non può essere considerata una nave da guerra in quanto non si trovava, al momento dello scontro con la Sea Watch 3, in acque internazionali.

Dopo la sentenza, lo stesso vicepremier Matteo Salvini aveva commentato su Facebook: «Mi vergogno di chi permette che in questo Paese arrivi il primo delinquente dall’estero, disobbedisca alle leggi e metta a rischio la vita dei militari che fanno il loro lavoro».

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