Anche il Regno Unito contro i giganti del web: pronta una tassa del 2%

L’imposta sui servizi digitali riguarda soprattutto i giganti del web con un fatturato superiore a 500 milioni di sterline

Dopo la Francia anche il Regno Unito mostra gli artigli ai giganti del web come Facebook, Apple e Google. Pronta una nuova finanziaria per il 2019-2020 che prevede anche una tassa del 2% sui ricavi dei giganti del Web.

Un punto percentuale in meno rispetto alla proposta della Francia, quindi. L’11 luglio il senato francese ha approvato una nuova tassa sui servizi digitali del 3%, che dovrebbe fruttare all’erario francese circa mezzo miliardo di euro all’anno.

I parametri adottati a nord della manica sono simili: nel Regno Unito la nuova imposta dovrebbe colpire soprattutto le aziende con un fatturato mondiale di circa 500 milioni di sterline e con vendite sul territorio britannico di almeno 25 milioni di sterline.

Previste, nella nuova bozza di legge, anche nuove protezioni per i dipendenti freelance e nuove norme di contrasto all’evasione fiscale che sanciscono il principio di responsabilità di manager e direttori di azienda nei casi in cui avvenga una violazione sulla normativa nazionale relativa al fisco.

La tassa era stata inizialmente proposta nell’ottobre del 2018 dal Cancelliere dello Scacchiere (Ministro del tesoro britannico) Philip Hammond, attualmente, insieme a Boris Johnson, uno dei due contendenti per il ruolo di Primo Ministro come successore di Theresa May.

Come nel caso della Francia, l’iniziativa britannica segue il tentativo fallito da parte dell’Unione europea di sviluppare un’unica tassa per i giganti del Web da applicare in tutti i Paesi membri. Anche l’Austria infatti si prepara a discutere di una legge simile.

Si tratta di un’iniziativa che ha fatto innervosire gli Stati Uniti: il Regno Unito ha teso una mano all’amministrazione Trump dicendosi disposta ad abbondare la nuova legge nel momento in cui le maggiori economie del mondo riusciranno a formulare delle regole comuni e condivisi tramite l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) o il G20.

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