Che fine hanno fatto gli sgomberati di Primavalle? Ecco chi ha accolto davvero gli sfollati – Il video

C’è chi dorme per strada e chi ha trovato rifugio in altri edifici occupati. Dagli abitanti, la denuncia di sistemazioni fatiscenti. Ma dal Campidoglio confermano: «Accolte 145 persone»

Sharon abitava a via Cardinal Capranica 37, a Roma, da quando aveva 9 anni. Era il 2000 quando, con sua madre, si è trasferita nell’occupazione dell’ex scuola media di Primavalle, sgomberata (dopo quasi 20 anni) con una imponente operazione il 15 luglio scorso. «Mia madre ci è morta, lì», racconta a Open. «Ora abbiamo fino al 26 luglio per andare a recuperare tutta la nostra roba. Non so neanche dove metterla: quella era casa mia e lì c’è tutta la mia vita. I ricordi della mia infanzia, quelli di mia madre che è morta. Quelli di mia figlia che ha solo 4 anni».

Al ritmo di otto nuclei famigliari al giorno, gli ex abitanti di Cardinal Capranica stanno provando a portare via le loro cose. «Eh, un po’ ci mettono: c’hanno tutta casa qui», ammette il vigile a presidio, mentre gira in tondo e scosta con le scarpe i resti – ancora tutti qui – degli incendi appiccate alle barricate degli abitanti, la mattina dello sgombero.

Chi dorme per strada

«Per mio figlio ho preso solo i libri di scuola di quest’anno. Quelli degli scorsi anni, i quaderni, tutti i ricordi sono ancora dentro», dice una mamma. «Non so se riusciremo a recuperare tutto. E non so dove metterli. Affittiamo un furgone per il trasloco, e lo paghiamo a giornata. Tutti costi che non ci possiamo permettere». Dorme con la famiglia in macchina, sullo spiazzale di via Pietro Brembo, davanti alla via che era quella della loro casa fino a lunedì scorso.

Via Cardinal Capranica dopo lo sgombero, 18 luglio 2019, Roma/Angela Gennaro

Ogni sera, racconta Gigi, un altro occupante di origine rumena, «ci concentriamo qui a dormire. Saremo un centinaio… E stiamo tutti insieme». Un po’ perché non sanno dove andare, un po’ perché hanno rifiutato le soluzioni abitative proposte dal Comune di Roma, un po’ perché così si trovano pronti per il loro turno: per entrare, accompagnati dalla Sala Operativa Sociale, a recuperare i loro averi. Le «masserizie», dicono in gergo gli agenti. Sul piazzale, anche il camper della Sala Operativa Sociale del comune di Roma.

«Pensare che in tribunale ci hanno detto che tutti gli abitanti di via Capranica erano destinatari della casa popolare dal 2008 al 2011. E invece non abbiamo visto nulla. Io sono in lista dal 2006», dice Gigi. Sperano in una soluzione del Comune. Sperano in qualche novità. «Ma in realtà non crediamo a nulla e siamo stufi».

Le soluzioni del Campidoglio

Il Campidoglio ha fatto sapere che dopo lo sgombero, 145 persone (sulle 199 in quel momento presenti) hanno accettato le soluzioni proposte dall’amministrazione agli sgomberati. Numero che confermano fino a ieri sera. «A noi risultano cifre diverse», racconta Donatella. Era sul tetto, la mattina dello sgombero, e ci è rimasta fino alla fine. Lei non abitava lì, ma in un’altra occupazione poco distante, quella dell’ex clinica di Villa Fiorita. «Ero lì per dare una mano. Per essere vicina. Vedere quelle mamme e quei bambini così belli perdere tutto…».

Lamia e il figlio nel cortile dell’occupazione di via Battistini, 18 luglio 2019, Roma/Angela Gennaro

Molte persone hanno sì accettato le soluzioni proposte dall’amministrazione capitolina – case famiglia per i nuclei famigliari, centro d’accoglienza per i single. «Ma poi, quando sono andati a vedere, in tanti sono scappati via». Hanno girato dei video: insetti tra le lenzuola, edifici fatiscenti, macchie e sporco. «Preferisco far dormire mio figlio di sei anni per strada», chiosa Gigi.

«C’è stata qualche criticità, su cui siamo intervenuti immediatamente», commentano dal Campidoglio. La sindaca, Virginia Raggi, si è recata in visita in una delle strutture mercoledì mattina e ha assicurato il massimo impegno, parlando di una situazione sotto controllo e di percorsi da fare con queste famiglie «per l’autonomia». È stato convocato un tavolo per gestire la situazione. tavolo che si aggiornerà nei prossimi giorni. Perché la situazione è ancora aperta.

Chi si rifugia nelle altre occupazioni

«La mia famiglia vive a Primavalle dagli anni ’60», ricorda ancora Sharon. «Io sono ragazza madre: quello che mi hanno proposto era che io andassi a Casetta Mattei e mia figlia in casa famiglia. Pensare che dicevano che i nuclei famigliari non sarebbero stati divisi». Sharon racconta di aver rifiutato. «Troverò il modo, a costo di vendermi, di trovare una soluzione per mia figlia».

Nel frattempo è ospite, con la figlia di 4 anni, di un’altra occupazione, spiega. A Villa Fiorita, per esempio, «stiamo ospitando una trentina di persone che abitavano a via Cardinal Capranica», conferma Donatella. «Ma di giorno in giorno i numeri delle persone che scopriamo dormire per strada aumentano. Che dire: ci chiamano criminali, ma stiamo fungendo noi da stato sociale», sorride. E c’è anche qualcuno che racconta di non voler andare in altri edifici occupati: per non rivivere la minaccia di uno sgombero.

L’occupazione di Villa Fiorita 18 luglio 2019, Roma/Angela Gennaro

A Villa Fiorita non sanno se la loro occupazione è o meno nelle priorità del piano sgomberi di Viminale e Prefettura, aggiornato oggi. «Immaginiamo che, se non c’è, ci finirà», prosegue Donatella. «C’è infatti una sentenza europea che ha confermato che il proprietario deve tornare in possesso dell’immobile, ed è stata anche comminata una sanzione all’Italia per la mancata restituzione alla proprietà». Ma «il nostro scopo non è tenerci l’immobile di qualcuno. Chi occupa non è che vuole rimanere in quel posto a tutti i costi. Noi chiediamo le case: siamo aventi diritto e ci devono sistemare nelle case popolari».

Alcuni ex abitanti di via Cardinal Capranica sono andati a finire anche in un’altra occupazione, quella di Battistini. Lo conferma Vincenzo, 60 anni, che qui vive da sei anni. «Ci hanno proposto una stanza, noi siamo in quattro. Che deve fare ia figlia di 17 anni, cambiarsi di fronte a suo fratello di 23?», dice Lamia. Era tra le più accorate, durante lo sgombero: testarda con la sua sedia a rotelle, del perdere casa non se ne faceva una ragione. Con la famiglia ha dormito per strada. Ora sono ospiti dell’occupazione di via Battistini.

L’occupazione di via Battistini, 18 luglio 2019, Roma/Angela Gennaro

«E poi la proposta dei centri di accoglienza… Ma mica sono appena stata pescata a Lampedusa, io. Sono quasi 29 anni che sono in Italia. I miei figli sono italiani», dice. «Che vogliono fare, mettere 10mila persone in mezzo alla strada? Ma questa è istigazione a delinquere», chiosa Vincenzo. «Pensano che rimarranno tutti onesti, mentre lottano per campare?».

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