Il tutti contro tutti di ieri conferma le debolezze e aumenta le paure

di OPEN

Dopo la folle giornata politica di ieri, i giornali di stamattina titolano e scrivono tutto e il contrario di tutto. Ma come è possibile?

Come in un romanzo di Pirandello, la folle giornata politica di ieri può essere letta in mille modi diversi. E infatti i giornali di stamattina titolano e scrivono tutto e contrario di tutto. Ma come è possibile? Vediamo di raccontare cosa è successo davvero.



Il M5s era molto irritato con Giuseppe Conte per il modo in cui ha comunicato il sì alla Tav e per come la Lega ha subito cavalcato questa svolta, dicendo «adesso rimuoviamo tutti gli altri no alle opere» . Per questo su indicazione sms di Luigi Di Maio i senatori grillini hanno platealmente lasciato l’aula mentre il premier cominciava a riferire sul caso dei presunti fondi russi alla Lega.


A sua volta Conte – esterrefatto di fronte alla scena – se l’è presa a morte con questa scelta, e lo ha detto a brutto muso al capo dei senatori m5s Patuanelli, e poi a Di Maio, costretto poi a precisare che la protesta non era contro il premier ma contro chi non ha voluto spiegare i fatti russi, cioè Matteo Salvini.

Ma la verità è che il Movimento doveva dare un segnale alla sua base infuriata per la svolta subita (l’ennesima dopo Tap e Ilva). Conte a sua volta ha cercato di non calcare la mano sul caso dei presunti fondi russi alla Lega, ma ha di fatto certificato che in ogni occasione “il signor Savoini” aveva la copertura e l’invito del suo quasi omonimo ministro degli interni.

Un bicchiere a metà che ha fatto dire ai giornali di stamane che Conte aveva inguaiato Salvini, o che lo aveva salvato. In realtà la magistratura di Milano è già molto più avanti, e quindi il passaggio parlamentare non lascerà traccia. Ma Conte è riuscito invece a far arrabbiare Salvini su un passaggio iniziale del suo intervento, che con la Russia non aveva nulla a che vedere.

Cosa ha detto il premier? Che sarebbe tornato in aula al Senato a riferire «nel caso maturino le condizioni per una cessazione anticipata del mio incarico». Un segnale quasi incomprensibile, che ha fatto scattare l’allarme nell’ufficio del leader leghista.

E Salvini ha subito mandato un altolà: «Non pensi di andarsi a cercare una nuova maggioranza come si va a funghi in Trentino». Come dire: non pensarci nemmeno, in caso di crisi, a restare in sella cercando aiuto in parlamento tra tutti coloro che hanno paura che finisca la legislatura. Per dire del grado di fiducia reciproca che c’è nella compagine di governo.

Ma, a completare il giro, ieri si è rispaccato pure il Pd: perché Renzi voleva intervenire in aula e non glielo hanno permesso, perché Nicola Zingaretti ha twittato che dopo le scene del senato il governo è ormai in crisi, e subito dopo invece il capogruppo Marcucci ha annunciato la mozione di sfiducia individuale contro Salvini, e Matteo Renzi ha completato il quadro dicendo che semmai la mozione di sfiducia doveva essere il primo passo, e si è perso un tempo di gioco. Tutti contro tutti insomma, ancora una volta.

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