Caso Lega-Russia, le chat e le mail di Savoini inguaiano Salvini

di OPEN

I contatti tra i due sarebbero stati continui. Il Viminale continua a smentire: «Savoini non era nella delegazione ufficiale del Ministro dell’Interno»

Il primo a smentire Matteo Salvini è stato il premier Giuseppe Conte, la sua è la dichiarazione che pesa di più. «Salvini è stato presente a Mosca anche il 15 luglio 2018 per la finale del mondiale di calcio e il 16 luglio 2018 per l’incontro con le controparti russe. In quella occasione la delegazione ufficiale del ministero dell’Interno comprendeva anche il nominativo del signor Savoini», ha detto il premier ieri pomeriggio, 24 luglio, durante l’informativa al Senato sul caso dei presunti fondi russi alla Lega.

In serata poi è arrivata un’altra notizia. Secondo le agenzie di stampa gli inquirenti della Procura di Milano che indagano sul caso guarderebbero a Gianluca Savoini come «uomo delle Lega» .

A dispetto di quanto sempre affermato da Matteo Salvini, la cui posizione ufficiale infatti è sempre stata che Savoini non fosse un rappresentante del partito, ma solo il presidente dell’associazione culturale Lombardia-Russia. Una versione quindi che ora sarebbe messa in crisi da chi sta indagando per capire se invece ha agito per conto di qualcuno. Il motivo starebbe nelle chat e nelle mail trovate dalla Guardia di Finanza nel pc di Savoini.

Secondo quanto riportano sia Repubblica che il Corriere della Sera, dai tabulati emergerebbe che a luglio 2018, ci sono stati contatti telefonici giornalieri tra il ministro dell’Interno e Gianluca Savoini. Lo stesso ad ottobre 2018, quando è avvenuto l’incontro all’hotel Metropol tra tre russi e tre italiani (Savoini, Meranda e Vannucci, tutti e tre indagati dalla Procura di Milano).

Il Vimanale però continua a smentire: «Gianluca Savoini partecipò al vertice bilaterale del 16 luglio 2018 come semplice accompagnatore, conosciuto dalla controparte in virtù degli incontri organizzati in passato», scrivono in una nota.

«Savoini non era nella delegazione ufficiale del Ministro dell’Interno partita da Roma, né ha mai fatto parte di delegazioni ufficiali a Mosca né il Viminale ha sostenuto in tutto o in parte le sue spese di viaggio o di un soggiorno in Russia». Quello delle spese infatti è un’altro nodo da sciogliere: chi pagò il viaggio a Savoini?

Intanto i senatori del Pd, guidati dal capogruppo Andrea Marcucci, hanno ufficializzato una mossa di cui si parlava da giorni: verrà presentata una mozione di sfiducia per il ministro dell’Interno.

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