I nodi della trattativa M5s-Pd: i 10 punti di Di Maio contro i 5 di Zingaretti, su cosa manca ancora l’accordo

Un libro dei sogni o un’attestazione identitaria? Cosa c’è e cosa manca rispetto all’accordo del maggio 2018 fra Lega e Movimento 5 Stelle

L’intervento di Luigi Di Maio nella sala degli Specchi del Quirinale dopo l’incontro con il presidente della Repubblica Mattarella era atteso come il punto cruciale per sciogliere il nodo della possibile alleanza di governo fra Partito Democratico e M5S. Non è stato così e si è trattato di un colpo di scena. Il capo politico del Movimento 5 Stelle ha infatti indicato una serie di punti programmatici senza indicare quale forza politica avrebbe dovuto farli propri (o discuterne) per trovare un accordo.

A molti questo programma di legislatura di massima è sembrato un libro dei sogni o semplicemente una serie di provvedimenti che in qualche modo delineano l’identità del Movimento. Come a dire: «Noi siamo questo, chi vuole governare con noi sottoscriva». Ciò diversamente dai 5 temi usciti, con approvazione unanime, dalla direzione del Partito Democratico e esplicitamente rivolti al M5S.

Nonostante nella serata – a ridosso delle parole del capo dello Stato che, di fatto, poneva un ultimatum alle forze politiche, concedendo tempo fino a martedì prossimo per trovare un’intesa – dall’assemblea congiunta dei gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle sia arrivato il via libera a “trattare” con i dem a partire dal taglio dei parlamentari, i 10 punti di Di Maio sono sembrati un modo per tenere accesi i due forni: quello con il Pd, ma anche quello con la Lega.

A tenere in piedi l’ipotesi di una sopravvivenza del governo gialloverde, sicuramente con una leadership diversa, era stata la mossa di Matteo Salvini che, dopo aver conferito con Mattarella, in conferenza stampa aveva fatto intendere come ci fosse ancora da parte della Lega una disponibilità a interagire con Di Maio, con cui il ministro dell’Interno ha dichiarato di aver «lavorato bene»: qualcuno ha letto in queste parole la possibilità addirittura di “un’offerta” a Di Maio della presidenza del Consiglio in una nuova edizione del governo Lega-M5S.

In questa prospettiva può essere interessante analizzare i 10 punti programmatici del Movimento 5 Stelle: a chi sono rivolti? Guardano più al Pd o alla Lega? Sono la traccia di un nuovo contratto di governo, con l’uno o con l’altro? Uno dei modi di capirlo è provare a confrontare questi 10 punti con lo stesso contratto di governo stipulato dal Carroccio e dal M5S nel maggio del 2018.

Intanto il celebre “contratto” è composto da quasi il triplo dei temi rispetto alle proposte avanzate oggi da Di Maio. Ma nei dieci punti sono riassunti e sintetizzati molti degli argomenti programmatici dell’accordo Lega-M5S. Qualcosa rimane fuori, qualcosa c’è di nuovo, qualcosa nel frattempo è stato fatto. Ma vediamo nel dettaglio i punti.

1) Taglio dei parlamentari. È il punto che il capo politico del M5s ha posto come linea di partenza per l’apertura della trattativa. «Deve essere un obiettivo di legislatura» aveva precisato. Manca solo un voto in Aula per l’approvazione della riforma costituzionale che nei passaggi precedenti era stato votato da Lega e M5S, ma non dal Pd. Compariva nel contratto di governo nella sezione «Riforme istituzionali, autonomia e democrazia».

Nello stesso capitolo anche il «potenziamento della democrazia diretta» che invece nei 10 punti non c’è, forse per venire incontro a uno dei 5 temi proposti dal Pd, cioè ribadire la centralità della democrazia parlamentare. L’autonomia, come vedremo, è ripresa in un punto a parte.

2) Manovra. Visti i tempi stretti dell’approvazione della legge di bilancio, il M5S si concentra sulla sterilizzazione dell’aumento dell’Iva, ma propone anche il salario minimo, il taglio del cuneo fiscale e misure a sostegno delle famiglie, della natalità, dei disabili e per l’emergenza abitativa. In sostanza sono riassunti, quasi testualmente, 4 capitoli del contratto di governo: «Lavoro», «Ministero per le disabilità», «Politiche per la natalità e la famiglia» e «Fisco». Molto interesante che da quest’ultimo punto sia stata espunta la Flat tax, tema caro alla Lega, ma su cui il M5S si è sempre mostrato freddo.

3) Ambiene. Di Maio amplifica la omologa versione dello stesso capitolo del contratto arrivando a parlare degli obiettivi di un’Italia al 100% rinnovabili e di un Green new deal per l’utilizzo di fonti rinnovabili di energia. Ma soprattutto, e qui lo stop alla Lega sembra più evidente, basta inceneritori, «No» alle trivelle. Oltre al sì all’economia circolare, ai rifiuti zero e agli investimenti alla mobilità sostenibile.

4) Informazione. Qui Di Maio inserisce il tema del conflitto di interessi, che nel contratto con la Lega aveva un capitolo a sé stante e più generico: quindi non solo stampa e tv, e questo può essere un chiaro riferimento a chi da sempre è accusato di aver un problema in quel senso in seno all’informazione italiana, cioè Silvio Berlusconi. Messaggio forse diretto alle possibili future e passate alleanze di Salvini. Nel punto anche una riforma della RAI, ispirata al modello della Bbc inglese.

5) Giustizia e Csm. «Dobbiamo dimezzare i tempi della giustizia – dice Di Maio nella sala degli Specchi – e riformare i modi di elezione del Csm. I cittadini e le imprese hanno bisogno di una giustizia efficace e veloce». Nel contratto di governo il tema era già nel titolo, «Giustizia rapida e efficiente», ma fra i temi scompare la separazione delle carriere: terreno recente di scontro fra il Matteo Salvini e il ministro della Giustizia Bonafede.

6) Autonomia. Come abbiamo visto al punto 1 nel contratto di governo del maggio 2018 il tema era trattato all’interno della voce «Riforme istituzionali, autonomia e democrazia». Dal M5S sembra arrivare un messaggio di segno opposto rispetto a ciò che è stato analizzato fino a questo punto. Una possibile apertura alla Lega su un argomento che, per mesi, ha segnato divisioni nel governo gialloverde.

7) Legalità. Oltre al carcere per i grandi evasori e all’inasprimento delle pene per i reati finanziari, il M5S mette l’accento sulla legalità con collegamento ai flussi migratori. Si tratta di una sintesi di altri argomenti di «Giustizia rapida ed efficiente» e «Immigrazione: rimpatri e stop al businness», di fatto deleghizzati, ma nella sostanza in linea con le scelte del governo gialloverde, compresa la dicitura «superamento del regolamento di Dublino» che già compariva nel contratto.

8) Sud. Rispetto alle parole del contratto di governo «previsione di politiche finalizzate allo sviluppo omogeneo del Paese», nei 10 punti si va più in là, proponendo «un piano straordinario di investimenti per il Sud che contempli anche la creazione di una banca pubblica per gli investimenti». Insomma, una sorta di cassa del Mezzogiorno che certo farebbe storcere il naso alla Lega.

9) Banche. Per il M5s, oggi, occorre una riforma del sistema bancario che separi le banche di investimento dalle banche commerciali. La stessa dicitura appare nel contratto di governo affianco alla «tutela del risparmio» e all’istituzione di «una banca per gli investimenti per le piccole e medie imprese».

10) Tutela dei beni comuni. In questo capitolo rientrano, secondo le parole di Luigi Di Maio, diversi tempi. Dalla scuola all’acqua pubblica alla sanità passando per le infrastrutture (ma nessun accenno alla Tav) che «appartengono ai cittadini» e per la revisione delle concessioni autostradali. Tranne l’ultimo punto, tema diventato d’attualità dopo il crollo del ponte Morandi, gli altri capitoli si trovano disseminati qua e là nel contratto di governo: a quello dell’acqua pubblica era stata data dignità di titolo, rimarcando la volontà referendaria espressa nel 2011.

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