Il partito di Bandiera rossa, la balena gialla, Bettino Renzi: lo schema “anni ’80” per tenere fuori Salvini

di OPEN

Nelle intenzioni di molti questo schema a tre durerà a lungo, per debellare il sovranismo di Salvini ma non solo

I giovani lettori del nostro giornale non erano ancora nati, ma i loro genitori ricordano bene come era lo scenario politico degli anni della Prima Repubblica.

C’erano un partito di sinistra tradizionale, con le sue direzioni, i suoi congressi, la sua storia; un partito socialista riformista, con un leader forte e sparigliatore ma divisivo; un partito interclassista pigliatutto di governo, che si alleava un po’ con la sinistra e quando era utile pure con la destra, quella presentabile, moderata e piuttosto infeltrita.

Tutti avevano spazio, grazie anche a un accogliente sistema elettorale proporzionale in cui nessuno vinceva da solo e nessuno perdeva del tutto. Così era l’Italia della Prima Repubblica. Ci stiamo tornando a gran velocità, a cominciare da quel che succede in zona Pd.

Il coro di Bandiera rossa che ha accolto Nicola Zingaretti a Ravenna per il comizio finale della festa nazionale dell’Unità ricrea nel modo più eloquente la cornice simbolica dalla quale non hanno più motivo di sottrarsi i Bersani, i D’Alema, e tutti gli altri postcomunisti che abbandonarono il partito divenuto renziano.

E quella stessa scena del resto prefigura l’addio senza drammi dello stesso Renzi e dei suoi, perché il panorama politico permette ora spazio per tutti: da una parte gli eredi del partitone delle Botteghe oscure e dall’altra l’ex premier fiorentino, che sembra voler giocare la stessa partita del Craxi degli anni ’80.

Una forza più agile e centrata sul suo leader, con meno voti delle due grandi, ma in grado di condizionare entrambe. Questa perlomeno è la strategia di Renzi, ed è uno dei motivi per cui ha sdoganato l’alleanza M5s-Pd: una maggioranza destinata a dominare la scena, purché presidi anche i territori di frontiera con un fronte moderato schiacciato dalla destra.

Già, ma questo era possibile, nella vecchia Prima Repubblica, perché c’era un partito che non era mai andato all’opposizione e che fu sempre indispensabile per fare il governo, la Democrazia Cristiana.

Oggi al centro della scena c’è il Movimento 5 stelle, che è la forza politica in apparenza più distante dalla vecchia Balena bianca: eppure è l’unica altra formazione dopo la Dc ad aver vinto le elezioni politiche superando il 30% per poi andare al governo alternativamente con partiti di destra e poi con partiti di sinistra, mantenendo comunque il controllo di Palazzo Chigi. Nelle intenzioni di molti, di Renzi sicuramente, questo schema a tre durerà a lungo, per debellare il sovranismo di Salvini ma non solo.

Come si tiene fuori la Lega del Capitano? Col pieno ripristino della proporzionale, proprio l’aurea legge elettorale della Prima Repubblica, che rende di fatto indispensabili le alleanze post voto, togliendo dalla scena premi di maggioranza e incentivi alle coalizioni.

E nella Prima Repubblica i “cattivi” non potevano essere coinvolti. “Cattivi” che a quei tempi stavano in un partito di destra venato di nostalgia del fascismo, tutto nazione in ordine. Era il Msi di Giorgio Almirante. Veniva tenuto fuori da ogni intesa, oppositore di sistema escluso per convenzione da qualsiasi patto di governo.

Ecco, la nuova fase punta a fare di Salvini colui che non sarà più spendibile come alleato, insomma una specie di indesiderabile: un clandestino a bordo, come per un contrappasso.

Se terrà la maggioranza che oggi viene battezzata dal Parlamento, per un lungo tempo il gioco sarà questo. Tutti al governo, meno quello che li voleva mettere tutti all’opposizione, con quel blitz d’agosto che rischia di essergli fatale.

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