Benevento, immigrati costretti a scendere dal bus nonostante l’abbonamento. La denuncia della Consigliera

«La vicenda – ha spiegato Delli Carri – è stata già denunciata da alcuni cittadini, non solo testimoni diretti ma vittime essi stessi di tali atti. Purtroppo non vi è stata alcuna reazione»

Un gruppo di persone sul ciglio di una strada, l’autobus che non si ferma perché all’autista non piace il loro aspetto. O, in un altro episodio: dei passeggeri immigrati vengono fatti scendere dall’autobus nonostante abbiano un regolare biglietto, senza alcuna giustificazione o spiegazione.

Non siamo nell’America segregazionista degli anni ’50, ma in provincia di Benevento nel settembre del 2019. A segnalare l’accaduto è stata Delia Delli Carri, Consigliere comunale del Comune, che ha chiesto all’assessora Felicita Delcogliano di intervenire con la ditta in questione – la Trotta bus – per accertare i fatti e far sì che «non si ripetano più».

L’azienda, attiva nella città dal 15 gennaio 2017, oltre al trasporto pubblico locale ha anche in gestione i parcheggi a strisce blu. Sul sito si legge che, secondo la filosofia aziendale, «gli autisti non svolgono la semplice mansione di “driver”, bensì vengono formati affinché possano entrare in piena sintonia con il cliente, creando un rapporto di vera e propria empatia».

La segnalazione

«In questi giorni – ha dichiarato la consigliera Delli Carri – ho avuto notizia del ripetersi di comportamenti non chiari nei confronti di giovani immigrati sugli autobus di linea urbani. I ragazzi, seppur muniti di regolare abbonamento, sono stati costretti dal personale a scendere dall’autobus o addirittura è stato loro impedito di salire senza neppure verificare se fossero in possesso del biglietto/abbonamento. In un caso l’autobus non ha rispettato la fermata per non far salire i giovani».

«La vicenda – aggiunge – è stata già denunciata da alcuni cittadini, non solo testimoni diretti ma vittime essi stessi di tali atti. Purtroppo non vi è stata alcuna reazione». Essenziale dunque intervenire per «evitare che si consolidi un clima di caccia alle streghe che non qualifica la nostra comunità e che nuoce profondamente le relazioni sociali».

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