Hong Kong, la governatrice minaccia il pugno duro contro le proteste: il rischio di un intervento militare da Pechino

Gli scontri sono aumentati dopo l’entrata in vigore della legge speciale contro l’utilizzo di maschere nei raduni pubblici

Nessuna opzione esclusa, neanche un intervento di Pechino. La governatrice filocinese di Hong Kong, Carrie Lam, mette in campo l’ipotesi di chiedere aiuto alla Cina davanti al perdurare delle proteste nell’ex colonia britannica.

«In questa fase – ha detto nel corso della conferenza stampa settimanale – sento fortemente che dovremmo noi trovare le soluzioni, ma questa è anche la posizione del governo centrale. Tuttavia, se la situazione dovesse peggiorare, allora non può essere esclusa alcuna opzione, se vogliamo che Hong Kong abbia almeno un’altra chance».

Le dichiarazioni arrivano in concomitanza con le smentite di Lam in merito ad alcuni presunti incontri bilaterali con Xi Jinping e i leader cinesi a Pechino. I vertici sarebbero avvenuti la settimana scorsa durante le celebrazioni per i settanta anni della fondazione della Repubblica Popolare, pochi giorni prima di annunciare la legge speciale che vieta l’utilizzo di maschere per coprire il volto nei raduni pubblici.

«Vi posso dire categoricamente che non ho incontrato alcun funzionario del governo centrale», ha detto Lam in conferenza stampa a margine delle celebrazioni. «Né che simili discussioni hanno avuto luogo».

Misure «d’emergenza»

Per quanto riguarda nuove misure di emergenza per arginare le proteste, la capo esecutivo di Hong Kong ha escluso il ricorso a poteri di emergenza per l’introduzione di nuove misure nella regione Amministrativa speciale cinese. Il riferimento è alla possibilità di introdurre restrizioni all’uso di internet, possibilità di cui aveva parlato un membro della sua amministrazione nella giornata di lunedì 7 ottobre ai media locali.

Lam ha difeso come «valido ed efficace» il divieto di utilizzare le maschere nei cortei, precisando che non è possibile giudicare la nuova legge «nei primi giorni» dall’entrata in vigore, che sono stati segnati dai violenti scontri del fine settimana tra polizia e manifestanti.

Proprio a seguito dell’entrata in vigore del divieto, tra i manifestanti sono iniziati a circolare video per realizzare maschere per coprire il volto con i capelli.

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