Napoli, Fridays for Future occupano raffineria e chiedono la chiusura di «ogni impianto inquinante»

Si tratta di un’azione senza precedenti per il movimento italiano che sembra intenzionato a passare dagli scioperi alla disobbedienza civile non violenta

Apartitici, ma non apolitici. Una distinzione che gli attivisti del movimento studentesco ambientalista Fridays For Future amano fare. C’è scritto anche sul loro sito dove, le persone iscritte o candidate con un partito politico sono invitate a partecipare, però «mantenendo le due cose separate», senza sovrapposizione di loghi o di appartenenze. Dal Report dell’assemblea nazionale, la seconda nella sua storia, che si è svolta a Napoli il 5-6 ottobre emergono dei punti simili a un programma. Redatti e diffusi dopo un’azione eclatante e senza precedenti per il movimento in Italia: l’occupazione di una raffineria, per chiedere la chiusura di tutte le strutture inquinanti.

https://www.facebook.com/FridaysItalia/posts/518835192249039?xts[0]=68.ARCagNoWwN2J72a29J6mDgYmd4EMYpvUUJyBYGd0pUPUwJQyfpGgpzhd_kxKLfNjOQhBrYwRkLt_S5EURfF-41HIs_pYtqhL_FE04xheQZUlcTKsiwtjYW4yqBJt0t1AxdujIWsA7NeNHbLhXazkB9Nkh6vg_OwvE8o9gQZ_thxx6PDXDzhNcJ8KF5U6LHibcKaF8p0anvtyvDpJ-BkKp1nNt1Y-wtaFomY1uD2T8jAl_n21Zbmz2WPfIoPYKay6T3J6sYLZbnSsSTqqz6JPjustqOmvNRFaPovM_zakk6Ve23JfzRXwInDU6-VmBrT_Bq6C4o8BdqSiKyNfV4EnB7Y&tn=-R

«Siamo antifascisti»

Nel report è facilissimo trovare tra i punti programmatici citazioni in onore di Greta Thunberg – «La nostra casa brucia» -, proclami a favore della lotta contro i «potenti della terra» e attestasti di solidarietà nei confronti dei «migranti e con tutti i popoli indigeni». Tutti accostamenti, come quello tra la lotta al cambiamento climatico e la lotta alle disuguaglianza, che ricordano il Green New Deal americano, (a un certo punto spunta anche un dichiarazione di fede antifascista: «Ripudiamo il fascismo in quanto ideologia antidemocratica e violenta»).

Prima di tutto ci sono gli obiettivi europei in materia di riduzione dei gas serra, anche se più ambiziosi degli originali: l’azzeramento delle emissioni entro il 2030 (non del 45-45% come propone l’Ue) e la totale decarbonizzazione dell’economia entro i 2025, puntando sulle rinnovabili. In materia di investimenti, oltre alle rinnovabili troviamo il trasporto pubblico sostenibile e la ricerca. Riprende quindi la polemica con il ministro dell’istruzione Fioramonti, criticato in passato per le collaborazioni del Miur con le multinazionali e con le aziende inquinanti. Priorità assoluta poi alla bonifica dei territori e lo smantellamento dell’agricoltura industriale.

ANSA – CESARE ABBATE / L’occupazione del deposito Q8 di San Giovanni a Teduccio

Ma a colpire sono soprattuto i no. «No a ogni infrastruttura legata ai combustibili fossili, come il metanodotto in Sardegna, la Tap», no all’Ilva come a «ogni impianto inquinante». «Sosteniamo ogni battaglia territoriale portata avanti dai tanti comitati locali, come No-Tav per Val di Susa, No-Grandi navi per Venezia, no Muos per Catania e Siracusa, no Tap per Lecce e Stopbiocidio per Napoli e la terra dei fuochi, Bagnoli Libera contro il commissariamento, la lotta all’Enel per Civitavecchia, la Snam per l’Abruzzo, il Terzo Valico per Alessandria».

L’occupazione: «Blocchiamo i combustibili»

Prima di far partire l’assemblea circa un centinaio di attivisti hanno bloccato l’ingresso del deposito Q8 di San Giovanni a Teduccio, alla periferia est di Napoli. Su Facebook era partita la diretta dopo l’azione, ma sono mancati gli aggiornamenti. Si legge in una nota del movimento che il mega deposito di carburante si trova a ridosso dell’area Sin (sito di interesse nazionale) di Napoli Est, «profondamente inquinato dagli idrocarburi e ancora oggi fonte di inquinamento dell’aria per i cittadini di Napoli Est esposti continuamente ai fumi degli idrocarburi».

Si tratta di una nuova svolta nel movimento che denota un passaggio netto dalle manifestazioni alla disobbedienza civile? Fonti interne ai Fridays italiani fanno notare che di occupazioni ce ne sono state altre in passato, come al Red Carpet a Venezia o la sede Rai a Milano, anche se mai di stabilimenti industriali. «Non passeremo totalmente alla disobbedienza civile, lo lasceremo alle assemblee locali – dice un’attivista.- L’azione principale saranno sempre le manifestazioni».

Al centinaio di attivisti fuori dal deposito Q8 si sono sommati – secondo i FFF – altri 400, provenienti da oltre 80 assemblee locali, come si legge nel comunicato. Tanti, ma non tantissimi, se si considera che alle manifestazioni hanno partecipato decine di migliaia di persone, che per formare un gruppo FFF basti semplicemente creare una pagina Facebook e un account Instagram, i primi passi obbligatori secondo le linee guida del movimento. Ma per un movimento che si definisce «orizzontale», che si basa sulle assemblee, che non ha piattaforme né capi, la credibilità dipende dal numero di persone che riesce a portare in piazza (e in assemblea), e non solo da ciò che è disposto a chiedere, ma anche a fare.

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