Le carte: ecco perché Ilaria Cucchi ha querelato Salvini (e Imola oggi)

di OPEN

«Continua incomprensibilmente ad accostare sia Stefano che me (e, in questa dichiarazione, anche Carola Rackete) a contesti e ambienti illegali e infamanti»

Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, per la cui morte sono stati appena condannati in primo grado a 12 anni per omicidio preterintenzionale due dei carabinieri che lo avevano arrestato, ha formalizzato oggi una denuncia «nei confronti di Matteo Salvini, nonché di chiunque altro venga ritenuto responsabile» per il reato di diffamazione.


«È davvero notevole la gravità e l’offensività delle molte affermazioni di Matteo Salvini», si legge nella querela: «non si accontenta di negare la realtà chiaramente emersa, ossia che Stefano sia morto a causa delle percosse violente e delle lesioni mortali che ne sono conseguite. Ma continua incomprensibilmente ad accostare sia Stefano che me (e, in questa dichiarazione, anche Carola Rackete) a contesti ed ambienti illegali e infamanti».

Il testo della querela contro Salvini

La querela, presentata a Roma attraverso il legale di famiglia, Fabio Anselmo, era stata annunciata già nei giorni scorsi per le dichiarazioni dell’ex ministro subito dopo la sentenza al processo sulla morte di Stefano. A commento della condanna di due carabinieri per omicidio preterintenzionale, Salvini, pur parlando di vicinanza alla famiglia, aveva detto: «questo testimonia che la droga fa male sempre e comunque».

«Si rompe le scatole a qualcuno se si dice che la droga fa male. Poi …omissis… se qualcuno sbaglia paga, con o senza la divisa, ci mancherebbe altro. Come in ogni lavoro», dice l’ex ministro qualche giorno dopo, il 19 novembre. «Io non entro nella mente di nessuno. La droga fa male. Punto. E combatto la droga ovunque e comunque. Punto. A meno che qualcuno mi dimostri che la droga fa bene», aggiunge il 20 novembre quando un giornalista gli chiede conto della possibilità che Ilaria Cucchi potesse ritenersi insultata dalle sue dichiarazioni.

«Veniva quindi fatto notare a Matteo Salvini che la morte di Stefano Cucchi concerne altre questioni e questi in risposta affermava che “la giustizia sta facendo il suo corso”», si legge nella querela. «”Che poi la droga non aiuti i nostri ragazzi questo mi sembra evidente …omissis… Io lo ripeto ogni giorno. La droga fa male. La droga fa male…omissis… Mi ha querelato Carola, mi querelerà anche la signora Cucchi. Io continuo a dire che la droga fa male’».

«Dopo Carola Rackete, mi querela la signora Cucchi? Nessun problema, sono tranquillissimo, dopo le minacce di morte dei Casamonica e i proiettili in busta, non è certo una querela a mettermi paura», dichiara ancora il leader della Lega. «Spero che il Parlamento approvi subito la legge “droga zero” proposta dalla Lega, per togliere per sempre ogni tipo di droga dalle strade delle nostre città. Ripeto, dopo le minacce di morte dei mafiosi non sono Ilaria Cucchi o Carola Rackete a farmi paura».

Matteo Salvini, scrive Ilaria Cucchi nella querela, «insiste ancora a collegare la morte violenta di Stefano Cucchi alla droga, auspicando provvedimenti che affrontino questo problema che – nel suo ragionamento – è causa delle morti come quella di Stefano Cucchi, dovuta invece alla condotta illecita e violenta di due appartenenti all’Arma dei Carabinieri. Ma soprattutto, aggiunge un’infamante offesa alla sottoscritta, paragonando la sua intenzione di sporgere querela alle minacce di morte rivoltegli da gruppi criminali».

Commentare una sentenza di condanna per omicidio preterintenzionale «affermando che “la droga fa male”, significa trasmettere il messaggio che Stefano Cucchi sia morto non per il violento pestaggio subìto ma a causa della droga», è il ragionamento. E «voler riaffermare la verità del pestaggio da parte mia equivarrebbe a un atto criminale assimilabile ai proiettili recapitatigli in busta dai gruppi mafiosi», scrive ancora Ilaria Cucchi.

Clip video della dichiarazione di Ilaria Cucchi ai microfoni di Rai Radio2 oggi ospite di ‘Non è un paese per giovani’, in onda dal lunedì al venerdì dalle 12 alle 13.30, 22 novembre 2019

Quando Matteo Salvini era ministro dell’interno

Ma c’è un ulteriore passaggio che viene sottolineato nella querela: «Matteo Salvini quando rivestiva la carica di ministro dell’Interno ed in tale qualità, si costituiva parte civile nel processo penale» relativo ai cosiddetti ‘depistaggi‘ commessi in relazione al caso Cucchi da parte di appartenenti all’Arma dei Carabinieri.

«Per questo motivo, non può negarsi come l’allora ministro dell’Interno fosse perfettamente a conoscenza degli atti processuali e quindi del pestaggio subìto dal Cucchi e delle condizioni di salute derivatene», scrive Ilaria Cucchi nella querela.

«Nessuno, né la sottoscritta, né altri tra i prossimi congiunti di Stefano Cucchi, ha mai sostenuto – e mai sosterrà – che la droga fa bene», dice la sorella di Stefano (che, si ricorda, si è dichiarato innocente di fronte all’accusa di spaccio. Accusa che non ha potuto mai vedere un seguito, perché il geometra 31enne è morto prima).

Ma «in questo contesto significa ignorare la gravità di una condotta inaudita quale quella dell’omicidio preterintenzionale perpetrato dai due carabinieri condannati e − il che sostanzia la dichiarazione diffamatoria − attribuire la morte dell’arrestato per possesso di droga Stefano Cucchi a Stefano Cucchi medesimo (“la droga fa male”; ossia è lesiva; l’unica lesione in questa vicenda l’ha patita Stefano Cucchi, dunque Stefano Cucchi ha leso sé stesso e non è stato leso dai Carabinieri che lo hanno massacrato)», si legge ancora nella querela.

La querela a ImolaOggi

Ilaria Cucchi ha depositato oggi anche un’altra querela: quella «nei confronti dell’amministratore o degli amministratori della Pagina Facebook “Tutto” di cui si chiede l’identificazione e di tale Armando Manocchi responsabile del sito web Imolaoggi.it, nonché di chiunque venga ritenuto responsabile». Per la falsa lettera del Carabiniere a Ilaria Cucchi, condivisa anche da Rita Dalla Chiesa – che ha poi ammesso l’errore.

La lettera pubblicata dal sito ImolaOggi e poi condivisa dalla signora Rita dalla Chiesa, nonché da altre pagine Facebook e siti web di informazione è falsa. «Circola sul web dal 2018 e trae origine da un post pubblicato il 13 ottobre 2018 da Silvia Cirocchi, compagna dell’ex Sindaco di Roma Gianni Alemanno, ed è stata diffusa – come correttamente e puntualmente ricostruito dal quotidiano online Open – in due diverse versioni», si legge nella querela. «La signora Cirocchi è stata da me querelata, all’epoca dei fatti, per le affermazioni fatte allora», spiega Ilaria Cucchi.

La sorella di Stefano ribadisce ancora una volta la falsità delle affermazioni riportate nella lettera: sia quelle inerenti alla madre, Rita, sia al fatto che Ilaria non avrebbe fatto vedere i suoi figli allo zio, che invece li aveva incontrati quotidianamente fino al giorno prima del suo arresto. «L’attribuzione di questa condotta deplorevole, peraltro, produce conseguenze negative non solo nella mia vita, ma anche in quella dei miei figli», ricorda Ilaria.

«Non ho mai sostenuto che mio fratello fosse un eroe. Mio fratello era una persona che, in quanto tale, meritava che i diritti riconosciutigli dallo Stato fossero rispettati», si legge ancora nella querela. «È stato arrestato, avrebbe dovuto essere processato per i fatti relativi all’arresto, ma la morte sopraggiunta a causa di un violento pestaggio subito durante la sua detenzione, e riconducibile a esponenti delle forze dell’ordine, ha impedito che le eventuali accuse a suo carico fossero verificate».

«Mio fratello non era un eroe. Mio fratello era un uomo, forse non ingiustamente arrestato, ma certamente ingiustamente ucciso durante il suo arresto».

Il copertina la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, durante il programma tv Rai “Mezz’ora In Più” condotto da Lucia Annunziata, Roma, 17 novembre 2019. ANSA/Angelo Carconi

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