Mes, Conte e quel “gelo” con Di Maio: «Nessuna contrapposizione. Ci sentiamo ogni giorno»

Il premier cerca di stemperare i toni dopo la giornata infuocata di ieri e la stoccata di questa mattina del ministro degli Esteri, ma ammette: ci sono «differenti sensibilità» tra le forze politiche di maggioranza

Dopo la caldissima giornata parlamentare di ieri in cui Giuseppe Conte ha presentato la sua informativa sul Mes ed è andata all’attacco di Giorgia Meloni e soprattutto di Matteo Salvini che sul Salva Stati lo aveva accusato di alto tradimento, il premier è volato a Londra per il vertice Nato in programma domani.

Dalla capitale del Regno Unito il presidente del Consiglio è tornato sul tema del Mes chiarendo i rapporti con il suo ex vicepremier e attuale ministro degli Esteri Luigi Di Maio: «Oggi ho letto i giornali – ha detto Conte – leggo francamente ricostruzioni che mi hanno sorpreso, qualcuno ha sintetizzato che io parlassi a nuora perché suocera intenda, di una contrapposizione tra me e Di Maio, una carenza informativa. È una lettura che non condivido: con di Maio mi sento quotidianamente, abbiamo fatto sul Mes un vertice, ci siamo confrontati, abbiamo fatto un comunicato congiunto”.

Il riferimento del premier è a voci che sostenevano che il duro attacco a Salvini di ieri fosse in realtà una sorta di avvertimento a Di Maio che sul Salva Stati aveva portato il governo vicinissimo alla spaccatura. Il vertice a cui fa riferimento il premier, richiesto proprio da Di Maio, non aveva in realtà sciolto i nodi di attrito fra Pd, favorevole al via libera al provvedimento, e M5S, che invece vorrebbe una revisione del trattato. La soluzione, salomonica, era stata quella di lasciare la parola al Parlamento dopo l’informativa di Conte.

«È legittimo sollevare criticità – ha aggiunto il premier – ma poi bisogna operare una sintesi complessiva. Certamente l’ultima parola spetta al Parlamento ma noi prima lavoreremo per rendere questo progetto non solo compatibile ma utile agli interessi dell’Italia». Conte ha poi parlato di «differenti sensibilità» tra le forze politiche di maggioranza sulla riforma e osservato d’altra parte che «se prendessimo dieci economisti, tirerebbero fuori dieci valutazioni diverse».

Di Maio però questa mattina aveva tracciato il solco della posizione del Movimento: nessuna intenzione di indietreggiare. Aveva invece rilanciato: «Il MoVimento 5 Stelle continua ad essere ago della bilancia. Decideremo noi come e se dovrà passare questa riforma del Mes, che è una cosa seria e su cui gli italiani debbono essere informati accuratamente».

Nello stesso post Facebook il capo politico del M5S non aveva risparmiato una stoccata al premier: «Giuseppe Conte ha detto ieri, nel suo discorso alle Camere, che tutti i ministri sapevano di questo fondo. Certamente sapevamo che il Mes era arrivato ad un punto della sua riforma, ma sapevamo anche che era all’interno di un pacchetto, che prevede anche la riforma dell’unione bancaria e l’assicurazione sui depositi». Insomma, il Movimento voterà il Mes solo se cambieranno le regole bancarie dell’Unione, appunto nell’ottica del “pacchetto”.

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