Fenomenologia delle Sardine, il ritorno a Bologna a due mesi dal primo flash mob, Santori: «Comunque vada, abbiamo già vinto»

«Bentornati in mare aperto» è l’evento che riporta le Sardine alle origini: a Bologna oggi sarà il palcoscenico di un movimento che ha riportate la gente nelle piazze di tutta Italia. «Ma se vince Borgonzoni non saremo noi gli sconfitti»

«Un movimento progressista e popolare, nato con lo scopo di sostenere la civiltà, l’uguaglianza e un candidato per contrastare la retorica anti-migranti di Matteo Salvini». Il New York Times, a un mese dalla nascita delle 6.000 Sardine, descriveva così l’idea di Mattia Santori, Andrea Garreffa, Roberto Morotti e Giulia Trappoloni. Quattro ragazzi di trent’anni che, per pura e istintiva reazione all’avanzata del centrodestra in Emilia-Romagna, hanno provato a riempire Piazza Maggiore, a Bologna, in contemporanea al comizio di Salvini al PalaDozza.

Piazza Maggiore, Bologna, la sera del 14 novembre 2019

Era il 14 novembre 2019. La fotografia aerea di quella marea di persone riunitesi sotto la Basilica di San Petronio è comparsa su tutti i media italiani e internazionali. Ma era solo il preludio: su Facebook iniziano a spuntare decine di gruppi e pagine con il nome di una città accompagnata dall’immagine stilizzata dei pesci. Non passano nemmeno 24 ore e viene lanciato un altro evento, il 30 novembre, a Firenze: «La Sardina è un pesce muto, che non grida come gli urlatori del web e dei comizi, ma che sta in banco, ovvero in tanti, stretti stretti, più di loro!», scrive il toscano Bernard Dika.

Le città che ospiteranno un flash mob diventeranno centinaia, le Sardine centinaia di migliaia e il movimento arriverà a coinvolgere anche le capitali europee e americane. Più cresce la popolarità delle Sardine, più aumentano i detrattori del movimento: Dika è costretto a lasciare l’organizzazione del flash mob toscano perché i giornali iniziano ad attaccare Santori e gli altri sul proprio passato politico. Benché gli stessi organizzatori delle piazze abbiano imposto, da sempre, due regole semplici: no bandiere e simboli politici, no insulti e parole d’odio durante le manifestazioni.

«Se qualcuno ha intenzione di candidarsi in qualche partito, dovrà prendere le distanze dalle Sardine – dice Santori a Open -. Se qualcuno ha avuto ruoli di rappresentanza politica in passato, invece, non lo condanniamo: si può essere Sardine dopo aver ricoperto cariche nei partiti. L’importante è non sfruttare le Sardine, adesso, per fare carriera individuale. Il passato è il passato. Noi guardiamo al futuro». L’appuntamento più importante, dopo un mese esatto da Piazza Maggiore, è il grande flash mob di Piazza San Giovanni, a Roma.

Piazza San Giovanni, Roma, il 14 dicembre

Era stata una scommessa nata nel giro di una notte quella del primo flash mob bolognese. «Siamo semplicemente quattro poveri cristi – aveva affermato Santori -, stanchi di questo modo violento di fare politica». In poche settimane, il 32 enne si trova a dover gestire una rete di 170 referenti locali e un evento, quello in Piazza San Giovanni, che è riuscito a coinvolgere 100.000 persone. «Qui si chiude la fase uno delle Sardine, abbiamo dimostrato chi siamo, quanti siamo e cosa chiediamo alla politica, adesso inizia la fase due – dichiara Santori – si torna nei territori».

Dal palco di Roma, il volto delle Sardine delinea i sei punti programmatici del movimento:

  • «Pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a fare politica invece che fare campagna elettorale permanente»;
  • «Pretendiamo che chiunque ricopra la carica di ministro comunichi solamente su canali istituzionali»;
  • «Pretendiamo trasparenza nell’uso che la politica fa dei social network»;
  • «Pretendiamo che il mondo dell’informazione protegga, difenda e si avvicini il più possibile alla verità»;
  • «Pretendiamo che la violenza, in ogni sua forma, venga esclusa dai toni e dai contenuti della politica»;
  • «Chiediamo alla politica di rivedere il concetto di sicurezza e, per questo, di abrogare i decreti sicurezza attualmente vigenti».

Il giorno dopo, il 15 dicembre, i 170 referenti locali si riuniscono nel palazzo occupato di Spin Time Labs. Un primo congresso della sardine? «Non usiamo questa parola perché alcuni la interpretano come fondazione di un partito. E noi non diventeremo un partito – dice Santori a Open -. È stato un modo per conoscerci tutti di persona, fare un bilancio del primo mese di manifestazioni e darci una linea comune su come rivolgerci all’esterno e alla stampa». Quell’incontro, in cui ai referenti territoriali è stato chiesto di lavorare a delle idee e dei progetti per le proprie zone di provenienza, ha dato inizio alla fase due.

Ovvero, da dimensione nazionale e internazionale, le Sardine hanno scelto di tornare a dedicarsi alle questioni locali. Non avrebbero potuto fare altrimenti, visto che di lì a un mese, ci sarebbe stato un altro appuntamento di vitale importanza per le Sardine: le elezioni regionali in Emilia-Romagna, la terra dove Santori e gli altri hanno raccolto i primi favori. «Abbiamo bisogno di coinvolgere gli abitanti dell’Appennino e della Bassa, i cittadini di quei paesi ai quali la politica tradizionale si rivolge soltanto nei periodi di campagna elettorale», afferma Santori.

Gli eventi locali si moltiplicano. Intanto a Riace, si attivano le Sardine calabresi che scendono in piazza con l’ex sindaco Mimmo Lucano. «Sicuramente è una terra diversa ed è più complicata la situazione per noi – sottolinea Santori -. Le sardine non fanno campagna elettorale, ma riportano l’attenzione sui temi importanti. E pensiamo che il modello Riace sia un modello che vada valorizzato perché rappresentativo dei valori nei quali tutte le Sardine si riconoscono». Tutto procede in relativa tranquillità, tra talk show televisivi e flash mob in località dove le telecamere non arrivano. Ma è la quiete prima della tempesta.

Il 19 gennaio, a Bologna, quei quattro ragazzi che da due mesi hanno visto la loro vita stravolgersi e diventare un simbolo transgenerazionale, sono riusciti a raccogliere circa 70 mila euro per organizzare un maxi-concerto con artisti di calibro nazionale. Nella città dove tutto era iniziato, sono attese 30.000 sardine mentre sul palco si alterneranno musica, dialoghi e inviti ad andare a votare il prossimo 26 gennaio. «Per Stefano Bonaccini: siamo ovviamente vicini alle idee del centrosinistra, ma non sosteniamo un partito in particolare. Per le elezioni future, valuteremo caso per caso e, in Emilia-Romagna, è proprio il caso di non votare Lucia Borgonzoni».

Il 26 gennaio sarà lo spartiacque per l’ingresso nella fase tre del movimento: «Dopo le regionali – dice Santori a Open -, ci sarà il ritorno a una dimensione nazionale. Fase tre vuol dire semplicemente darsi una struttura e uno stile uniforme ed efficace. Non significa costituire un partito, sia chiaro. Confermo che ci sarà un incontro nazionale – alcune indiscrezioni fanno presupporre che la data scelta è quella dell’8 marzo -, ma anche in questo caso non chiamiamolo congresso perché suscita troppi fraintendimenti».

E in attesa del giorno delle elezioni, sono due le polemiche che hanno, «contro la nostra volontà», fatto tornare le Sardine sulla bocca di tutti. La prima è lo shitstorm partito dopo che Matteo Salvini ha condiviso sulla sua pagina un video di Sergio Echmanov, Sardina di San Pietro in Casale, ridicolizzato per aver balbettato durante un intervento sul palco. La seconda riguarda la piazza di Bibbiano, prenotata dalla Sardine per il 23 gennaio e luogo in cui la Lega vorrebbe concludere la propria campagna elettorale: «Noi abbiamo risposto alla richiesta dei cittadini della Val d’Enza che ci hanno chiesto di organizzare qualcosa lì. Ma siamo pronti a rinunciare a quell’evento – afferma Santori -, se anche la Lega decide di rinunciare a quella piazza. La priorità per noi e non far strumentalizzare la cittadina di Bibbiano».

Ma quale futuro attenderà le Sardine dopo il voto del 26 gennaio? Tre ipotesi sono parimenti valide: il confronto interno e le pressioni esterne porteranno a sceglierne una, poiché lo stato ibrido attuale espone le Sardine a troppe critiche e dietrologie. Primo scenario, le Sardine diventano un movimento politico a tutti gli effetti, con una propria organizzazione e con un programma per partecipare alle elezioni. Secondo, le Sardine si danno un’organizzazione interna più rigida ma non scendono nell’agone elettorale: piuttosto, una volta strutturatesi, iniziano un dialogo costante con le forze politiche disposte ad accogliere le loro istanze. Terzo, le Sardine restano un’identità politica con delle idee e dei punti programmatici nei quali si riconoscono varie fasce della popolazione, ma la loro sopravvivenza avviene nell’orbita di un partito e si diluiranno in esso.

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