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Coronavirus, Marco Quaglieri, l’italiano a Chongqing: «Qui è tutto chiuso, le persone evitano di uscire»

25 Gennaio 2020 - 17:41 Redazione
epa08163056 Tourists wear face masks near the Eiffel Tower in Paris, France, 25 January 2020. Three cases of the Wuhan coronavirus have been identified in France, the Health Ministry announced on 24 January. Wuhan is the city at the center of the coronavirus outbreak which has caused 41 deaths and infected more than 1,287 people in China where authorities also confirmed that human-to-human transmission of the virus had taken place. The virus has so far spread to the USA, Thailand, South Korea, Japan, Singapore and Taiwan.  EPA/IAN LANGSDON
Una città deserta, quasi da day after, che, spiega Quaglieri, colpisce ancor di più visto che «in questo periodo del capodanno cinese in genere brulica di turisti, ma quest'anno non è così»
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«Poche macchine, pochi taxi, strade deserte. C’è molta paura: le persone preferiscono restare a casa, i negozi sono chiusi, i ristoranti anche. In molti hanno annullato i voli, In giro turisti zero». È una scena spettrale quella raccontata all’Ansa da Marco Quaglieri, abruzzese che vive a Chongqing, città-metropoli cinese, 30 milioni di abitanti, che conta molti casi di infezioni da coronavirus e si trova ad affrontare l’emergenza sanitaria.

Una città deserta, quasi da day after, che, spiega Quaglieri, colpisce ancor di più visto che «in questo periodo del capodanno cinese in genere brulica di turisti, ma quest’anno non è così». Trent’anni, di Aielli (L’Aquila), Quaglieri vive da poco più di due anni in Cina, dove lavora come insegnante di italiano in una struttura privata. «La Cina è sostanzialmente ferma a causa del virus – racconta – Qui a Chongqing si contano ormai più di 50 persone infette, è la seconda città per numero di casi. Il Governo raccomanda di prendere le misure di precauzione di base per evitare il contagio: evitare luoghi affollati, indossare sempre la mascherina, lavare spesso le mani ed evitare di uscire».

Insomma il virus e la paura del contagio hanno trasformato la megalopoli in una città fantasma. «Molti eventi pubblici, come manifestazioni, parate, e concerti, sono stati cancellati e in molti uffici e strutture sono state prolungate le vacanze. Io sarei dovuto tornare a lavoro il prossimo weekend e invece non ci è permesso riprendere le lezioni – spiega ancora – Tutto è stato rimandato a data da destinarsi. Quest’anno, cioè l’anno del topo, è partito in malo modo a causa di quella che ha tutti i presupposti per diventare una catastrofe», conclude il giovane abruzzese.

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