Ultime notizie Delitto di GarlascoHackerLeonardo Del VecchioMidtermUcraina
ATTUALITÀCoronavirusOMSSanità

Coronavirus, la guida dell’Oms su quali parole usare per parlare dell’emergenza

03 Marzo 2020 - 15:06 Giulia Marchina
epa08169442 Chinese passengers wearing face masks depart for Guangzhou from Leonardo Da Vinci airport in Fiumicino, near Rome, Italy, 27 January 2020. Controls have been strengthened and medical staff at Italy's Fiumicino and Malpensa airports have been increased. The decision was made by a task force set up by the Italian Ministry of Health to address the situation over fears of a spread of the novel coronavirus (2019-nCoV) that appeared in China.  EPA/TELENEWS
La cosa vale anche per tutte le volte che si parla con eccessiva enfasi degli sforzi per trovare cure e vaccini
Google Preferred Site

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) detta nuove regole su come affrontare l’emergenza da coronavirus: la notizia è stata riportata dall’Istituto superiore di sanità (Iss) sul proprio sito, in collaborazione con l’International Federation of Red Cross e Red Crescent Societies (Ifrc) e Unesco. L’idea dell’Oms è quella di redigere una guida rivolta alle istituzioni governative, ai media e alle organizzazioni che lavorano nel campo della nuova malattia da Coronavirus, per prevenire e affrontare una situazione prima di tutto sanitaria che però ha ricadute sugli scenari sociali.

Questo perché, specie nell’ultima settimana, si è fatto uso di un’imprudente e scorretta associazione tra la malattia e particolari luoghi o etnie, che passa attraverso espressioni quali «virus cinese» o «virus di Wuhan» o «virus asiatico». Ma anche parlare di «casi sospetti» o «sospetti Covid-19» come pure di persone che «trasmettono Covid-19», che «infettano gli altri»: sono espressioni che alimentano fenomeni a sfondo razzista, così come reticenza a sottoporsi a test, screening o quarantene.

Lo stesso discorso vale per tutte le volte che si parla con eccessiva enfasi degli sforzi compiuti in campo medico per trovare cure e vaccini: è un modo di fare informazione che, si legge nella guida dell’Organizzazione, «può aumentare la paura e dare l’impressione che non siamo in grado di arrestare le infezioni.

Infine, lo «stigma sociale» – così lo definisce l’Oms – può essere favorito da una conoscenza insufficiente relativamente a come il nuovo coronavirus viene trasmesso e trattato e come si può prevenire l’infezione. Di conseguenza, rileva l’Oms, «occorre diffondere, con linguaggio semplice privo di termini clinici, informazioni accurate e specifiche in relazione a: le aree interessate, la vulnerabilità individuale e di gruppo a Covid-19, le opzioni di trattamento, cosa fare per avere assistenza sanitaria e informazioni sulla malattia».

Leggi anche: