Coronavirus, dieci artisti da ascoltare assolutamente durante la “quarantena”

Di necessità virtù: Open ha selezionato 10 dischi o brani per riempire queste serate di silenzi e solitudine

L’emergenza che sta investendo il nostro Paese ha stravolto le vite di tutti. Sta causando incredibili sofferenze e l’unico modo per fermare i contagi da Coronavirus, adesso, è restare in casa il più possibile. Durante questa “quarantena nazionale” il tempo pare dilatato e ci si può dedicare ad attività che non trovano spazio nella routine.


Perché non cogliere l’opportunità, almeno fino al 3 aprile, di ascoltare della buona musica restando aggiornati sulle ultime uscite? Con le città deserte, il coprifuoco da clima bellico e il grandissimo sacrificio del personale sanitario, sembra di essere in guerra. Ma «un giorno anche la guerra s’inchinerà al suono di una chitarra», diceva Jim Morrison. Ecco i 10 artisti selezionati per la playlist di Open.

I Pinguini Tattici Nucleari

Avrebbero dovuto suonare al Forum di Assago lo scorso 29 febbraio: l’esordio in un palazzetto che, come avevano raccontato Riccardo Zanotti ed Elio Biffi a Open, era l’appuntamento che aspettavano da una vita. Tutto annullato a causa del Coronavirus. Dall’intervista di ottobre a oggi, fortunatamente per i Pinguini, la loro carriera ha avuto un inaspettato balzo in avanti grazie all’energia della loro Ringo Starr, canzone arrivata terza al Festival di Sanremo 2020.

Se vi siete persi il repack dell’album Fuori dall’hype Ringo Starr, uscito lo scorso 7 febbraio con due nuove versioni di Irene e di Cancelleria, più tre inediti, questo è il momento buono per mettervi in linea con la produzione della band bergamasca. E per i veri amanti, il tastierista e seconda voce Elio Biffi ha creato un format per far passare più velocemente questo periodo di isolamento domestico: nelle story del suo profilo Instagram, interpreta per voi qualsiasi canzone gli chiediate. Mettetelo alla prova!

Gli Eugenio in Via Di Gioia

Per proseguire in tema sanremese, gli Eugenio in Via Di Gioia sono la band più sfortunata dell’edizione del 2020: sono stati i primi a essere eliminati dalla competizione giovani, hanno avuto solo pochi minuti a disposizione sul palco dell’Ariston. Nella sfortuna, però, c’è stata la consegna del premio della critica “Mia Martini” e un’incredibile serie di esibizioni live dove il pubblico ha potuto apprezzare la vera specificità del gruppo: la capacità di interpretazione e intrattenimento durante gli spettacoli dal vivo.

Eugenio Cesaro e gli altri tre membri hanno dovuto annullare le 4 date del tour che gli avrebbero portati in giro per l’Italia. Tsunami (forse vi ricorderete di noi per canzoni come) è un’antologia per ripercorrere i 7 anni di carriera della band torinese, dagli esordi sotto i portici torinesi al Festival della musica italiana. L’ascolto dell’album introduce al viaggio musicale degli Eugenio in Via Di Gioia, sempre animato da entusiasmo, poesia e impegno. Da questo impegno deriva la scelta di pubblicare il disco in una speciale edizione in carta erba, biodegradabile e al 100% riciclabile.

Carl Brave

Per chi non potrà raggiungere Roma in questi giorni ma che del Tevere, dei sampietrini e di Villa Borghese non può fare a meno, potrà ascoltare l’ultimo brano di un romano doc. Il 10 marzo, il giorno dopo l’estensione della cosiddetta “zona rossa” a tutta Italia, Carl Brave ha pubblicato un nuovo brano, Regina Coeli. Il titolo, che riprende il nome del carcere romano, potrebbe rievocare le recenti rivolte scoppiate nelle case circondariali italiane.

Ma in realtà Regina Coeli è una atto d’amore dedicato alla sua città: il tram 8 che attraversa Piazza Venezia, Porta Portese, Trastevere e il Gianicolense, il bar San Calisto dove il cantante passa la maggior parte delle serate, il lavavetri prepotente e il gabbiano che becca la “monnezza”. L’ultimo brano di Carl Brave è un elogio alla quotidianità della città di Roma, sospesa a causa del coronavirus: «E mentre la tua ciospa se la fuma il vento / Le antenne ballano un lento sul tetto».

I Tame Impala

Per chi voglia avvicinarsi al rock psichedelico, i Tame Impala sono gli imperatori del genere. Partiti dalla lontana Perth, in Australia, il progetto del chitarrista e cantante Kevin Parker, che di fatto produce, suona e arrangia ogni brano del gruppo, ha conquistato il pubblico dei festival più importanti del mondo. Come definisce Parker il genere della band? «Rock hypno groove dal continuo fluire psichedelico che enfatizza una melodia onirica».

Se la definizione è poco limpida, il consiglio è di ascoltare The Slow Rush, il quarto album della band, pubblicato lo scorso 14 febbraio. Il disco è un vortice di sonorità convulsive che si ripetono e trascinano l’ascoltatore in uno spazio e un tempo indefinito. Ed è proprio lo scorrere del tempo l’ultima delle ossessioni musicali di Parker: la tracklist è composta da pezzi che hanno tutti un chiaro rimando al passato, al presente e al futuro.

The Growlers

Il surf non è solo uno sport: è anche un aggettivo associato al rock per coniare un genere musicale poco conosciuto in Italia. La leggenda dei Growlers vuole che il gruppo sia nato durante una festa in una cittadina della California. La loro vita artistica, invece, si svolge in un magazzino dismesso a Orange County, sempre nel Golden State. I membri fondatori sono diventati amici, prima che colleghi, facendo surf, andando in giro sullo skateboard e partecipando alle feste in spiaggia che rievocano il topos del Golden State americano.

Dal 2006 a oggi, nessuno dei loro sei album è diventato mainstream. Eppure i Growlers, nel 2020, hanno iniziato un tour mondiale che sta registrando soldout a ogni longitudine. Anche l’unica data italiana, al circolo Magnolia di Milano lo scorso 12 febbraio, ha fatto il tutto esaurito. Per approcciarsi all’insolito surf rock, ascoltare la voce di Brooks Nielsen, la chitarra di Matt Taylor e la tastiera di Kyle Straka può essere un buon modo: il loro ultimo disco, Natural Affair, è stato pubblicato a fine 2019.

King Krule

Il 21 febbraio 2020 è uscito il quarto album di King Krule, forse il primo della sua maturità artistica: il londinese ha soltanto 25 anni, ma Man Alive! si può ritenere a tutti gli effetti un auto-appello musicale all’ordine. Dopo aver saputo che sarebbe diventato padre, Archy Ivan Marshall – questo il suo vero nome -, ha lasciato la confusionaria Londra per trasferirsi a St. Helens, nel Nord-Ovest dell’Inghilterra, a casa dei genitori della sua compagna.

È nella ricerca di un’inedita tranquillità che King Krule ha dato vita a un disco che spazia dalla new wave alla ballata, dalla psichedelia al free jazz. Ribattezzato “l’anticristo del cantautorato britannico”, il lavoro minimalista dell’artista ha permesso il concepimento di un album che si allontana dal caos creativo che l’aveva fatto conoscere nel settore già da minorenne. Per intenderci, a 20 anni King Krule rifiutò un invito a collaborare da parte di Kanye West. «Troppa pressione», rispose. Il prossimo 10 giugno, se l’emergenza coronavirus sarà terminata, King Krule suonerà al Fabrique di Milano.

Lady Gaga

Forse sarà tutto finito: le misure draconiane – per utilizzare l’aggettivo più amato dai media -, adottate dal governo per fronteggiare la crisi epidemiologica, hanno validità fino al 3 aprile. Almeno per il momento. Ma perché farsi cogliere impreparati dall’uscita del sesto album di Lady Gaga. La naturale erede di Madonna, dopo la strepitosa performance cinematografica da attrice e cantante in A Star is Born, è pronta a tornare nella sua dimensione iniziale, quella della popstar.

Anche se nel corso del tempo ha dimostrato una poliedricità fuori dal comune – Stefani Joanne Angelina Germanotta è cantante, musicista, attrice, stilista e attivista per la politica e per i diritti lgbtqi+ -, i suoi milioni di fan sparsi per il mondo attendevano ormai da quattro anni l’uscita di un nuovo disco. La richiesta è stata esaudita: il prossimo 10 aprile, Lady Gaga pubblicherà Chromatica, album anticipato dal singolo principale Stupid Love, uscito il 28 febbraio.

Nitro

Tornando in Italia, il 6 marzo è uscito GarbAge, album della maturità di Nitro: «Ho ripreso in mano la mia adolescenza, per fare un disco da adulto». Eppure per tecnica, ricercatezza delle rime e tematiche, si potrebbe dire che il 27enne vicentino non sia mai stato un esponente acerbo della scena: nei tre album precedenti, anzi dall’apparizione a Mtv Spit, nel 2013, Nicola Albera ha sempre mostrato uno stile originale. Cosa non semplice per un genere musicale che soffre spesso dell’emulazione reciproca.

Le collaborazioni con Fabri Fibra, Gemitaiz, Lazza e Tha Supreme arricchiscono la tracklist di GarbAge. Già dai titoli dei 14 brani emerge la volontà di fotografare la società attuale nelle sue più crude degenerazioni. Ecco un po’ di barre del brano che ha dato il nome al disco: «Forse è vero che il cuore non rende la mente più elastica / Ora che l’odio va per la maggiore, l’amore ci mastica / Che vita fantastica, stiamo a mangiare petrolio per cagare plastica / Nati stressati, veniamo al mondo già indebitati / Dove pure i sogni sono edulcorati / Anche i nati rotondi saranno quadrati / Tanto siamo già bombardati di dati / Ciò nonostante disinformati / Dio denaro, lava i miei peccati».

LowLow

Erano due anni che non si sentiva più parlare del rapper romano LowLow, nome d’arte di Giulio Elia Sabatello. Classe 1993, sono le battle di freestyle in giro per l’Italia a permettergli di stringere rapporti con rapper di più esperti. Tra questi, Gemitaiz, il quale lo affianca nella produzione del primo mixtape. Ne è passato di tempo da quell’essai del 2011: il 20 marzo uscirà il quarto album in studio, Dogma93.

Tra «l’ansia di dimostrare al mondo quanto valgo» e «un silenzio necessario per ritrovare la cifra espressiva», LowLow ha scritto un disco che rifiuta l’autoreferenzialità del rap. Ogni brano è portatore di una storia a sé. E ogni storia è il pretesto narrativo per comunicare un messaggio: 14 pezzi che si spostano dal senso rivalsa all’attenzione verso i valori che i giovani rischiano di dimenticare.

Fulminacci

Una sola frase ad accompagnare il video caricato su YouTube: «Scritta, registrata e suonata da Fulminacci lunedì 9 marzo 2020». Il giovanissimo cantautore romano, a soli 22, ha già vinto la Targa Tenco ed è uno degli esponenti più importanti della seconda ondata della scena indie italiana. La fine della guerra è un brano particolare, interamente fatto da Filippo Uttinacci – questo il suo vero nome -, durante la “quarantena nazionale”.

Quasi un anno fa, Fulminacci ha pubblicato il suo primo album, La vita veramente. Adesso ha sorpreso tutti con questo nuovo singolo, letteralmente da cameretta: la cover è una semplice foto dello studio domestico del cantautore romano. Si vedono un microfono, una chitarra, un basso e un pc accesso con un progetto aperto su GarageBand. «Questa canzone fremeva per uscire fuori, aveva bisogno di nascere e il fatto che esista mi fa sentire bene – ha detto a proposito de La fine della guerra -. L’ho scritta, registrata e pubblicata nel giro di poche ore e nel bene e nel male si sente».

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