Coronavirus, allarme di Confindustria. La “V” profonda sulla stima del Pil: -10% nella prima metà del 2020

Le proposte del Centro Studi per il rilancio dell’economia dopo la crisi sanitaria, sociale ed economica senza precedenti nella storia repubblicana

Il rapporto del Centro Studi di Confindustria per l’economia italiana nel biennio 2020-2021 si concentra, come è ovvio, sulle conseguenze della crisi produttiva a seguito delle misure messe in campo per arginare l’emergenza Coronavirus. Una «crisi sanitaria, sociale ed economica di queste proporzioni» senza precedenti nella storia repubblicana.

«Le relazioni sociali ed economiche sono colpite in modi gravi, imprevedibili fino a poche settimane orsono – si legge nello studio – I consueti comportamenti individuali e collettivi, le relazioni tecnologiche tra fattori produttivi ed output, i meccanismi consolidati di trasmissione delle politiche pubbliche, i rapporti internazionali di scambio, sono alterati ed in alcuni casi del tutto saltati. Più che quello di prevedere il futuro, questo è il tempo di agire affinché il nostro Paese, la nostra società, possano affrontare adeguatamente questa fase drammatica e risollevarsi quando l’emergenza sanitaria sarà mitigata».

Per Confindustria è necessario «agire subito, senza tentennamenti o resistenze», per evitare che «la recessione attuale potrà non tramutarsi in una depressione economica prolungata». A fronte di «uno shock congiunto di offerta e di domanda», le prospettive economiche, in questa fase di emergenza sanitaria, vengono definite «gravemente compromesse».

Nel dettaglio lo studio ipotizza che se la fase acuta dell’emergenza sanitaria si andrà esaurendo alla metà del secondo trimestre di quest’anno, per il mese di aprile si avrà, nel comparto manufatturiero, una ripresa del 40% all’inizio, del 60% alla fine del mese; da maggio del 70% all’inizio, 90% alla fine del mese; da giugno infine, 90% all’inizio e 100% alla fine del mese. Ma anche con queste ipotesi, il calo stimata del PIL nel secondo trimestre rispetto a fine 2019 si attesterebbe attorno al 10%. «La ripartenza nel secondo semestre sarà comunque frenata dalla debolezza della domanda di beni e di servizi», spiega lo studio.

Rapporto del Centro Studi di Confindustria, previsioni per l’economia italiana nel 2020 e 2021. Grafico A

Ipotesi realiste, ma che potrebbero addirittura essere troppo ottimistiche: è presto per dirlo. Se l’emergenza sanitaria si dovesse prolungare i danni per l’economia potrebbero essere ancora maggiori. Stante le attuali condizioni Confindustria prevede per il 2020 un calo del Pil del 6%, ma solo se la crisi sanitaria si arresterà entro maggio. Un crollo superiore a quello del 2009 e imprevedibile prima dello scatenarsi del contagio. «Ogni settimana in più di blocco normativo delle attività produttive, secondo i parametri attuali – spiega Confindustria – potrebbe costare una percentuale ulteriore di Prodotto Interno Lordo dell’ordine di almeno lo 0,75%».

Rapporto del Centro Studi di Confindustria, previsioni per l’economia italiana nel 2020 e 2021. Tabella AScenario base

Le azioni da intraprendere in questa fase emergenziale, per gli imprenditori devono mirare a «mobilitare risorse rilevanti per un piano di ripresa economica e sociale». Poi bisognerà pensare alla ripresa, possibilmente con un’azione coordinata a livello continentale. Come è evidente si tratta da una crisi atipica, che nasce dall’impossibilità per le famiglie di fare acquisti fuori casa, tranne quelli essenziali: la conseguenza sarà una riduzione del totale della spesa privata del -6,8%, si stima, rispetto allo scorso anno. Nel paniere saranno penalizzati i settori dell’abbigliamento, dei trasporti, dei servizi ricreativi e di cultura, dei servizi ricettivi e di ristorazione.

Gli investimenti delle imprese saranno la componente del Pil più colpita nel 2020 (-10,6%). Quindi «calo della domanda, aumento dell’incertezza, riduzione del credito, chiusure forzate dell’attività: in questo contesto – si legge ancora nello studio – è proibitivo per un’azienda realizzare nuovi progetti produttivi, visto che la stessa prosecuzione dell’attività corrente è compromessa o a forte rischio, come mostra la caduta della produzione industriale. Gli investimenti privati, perciò, crolleranno nella prima metà di quest’anno».

Colpito anche l’export italiano che potrebbe perdere un 5.1% nel 2020. La tenuta delle imprese è a rischio in ogni settore: soprattutto l’industria da cui «dipendono direttamente o indirettamente un terzo circa di tutti gli occupati nel nostro Paese e originano circa la metà delle spese in R&S e degli investimenti necessari ad aumentare il potenziale di crescita dell’economia».

Per quanto riguarda gli interventi a livello europeo (i massicci interventi della Bce, che hanno fermato per ora l’impennata dello spread sovrano per l’Italia; la sospensione di alcune clausole del Patto di Stabilità e Crescita, per la finanza pubblica; le misure temporanee sugli aiuti di Stato) sono azioni che per gli industriali vanno accompagnate «con un cruciale passo in più: l’introduzione di titoli di debito europei, fin troppo rimandata. L’Europa è chiamata a compiere azioni straordinarie per preservare i cittadini europei da una crisi le cui conseguenze rischiano di essere estremamente pesanti e di incidere duraturamente sul nostro modello economico e sociale».

Oltre alle misure contenute nel DL “Cura Italia” che Confindustria giudica «un primo passo» ed auspica che venga varato «un ulteriore intervento in aprile, di portata analoga a quello di marzo (circa 25 miliardi): il CSC stima che, se le nuove misure in cantiere fossero analoghe a quelle del primo intervento e finanziate integralmente con risorse europee, si potrebbe avere – a parità di altre condizioni e nello scenario di ripresa delle attività produttive delineato sopra – un minor calo del PIL in Italia nel 2020 per circa 0,5 punti rispetto allo scenario di base, senza impatti sul deficit pubblico».

Rapporto del Centro Studi di Confindustria, previsioni per l’economia italiana nel 2020 e 2021. Tabella B – Quanto contano le misure in cantiere per aprile

Nel dettaglio Confindustria ha definito una serie di proposte concrete, per garantire la tenuta del sistema economico italiano, che comprendono: un piano anti-ciclico straordinario, finanziato con risorse europee; interventi urgenti per il sostegno finanziario di tutte le imprese, piccole, medie e grandi; strumenti di moratoria e sospensione delle scadenze fiscali e finanziarie; un’operazione immediata di semplificazione amministrativa, per rendere subito effettiva l’azione di politica economica.

Insieme agli omologhi tedeschi e francesi, Confindustria italiana «ha proposto un piano europeo straordinario di entità pari a 3000 miliardi di euro di investimenti pubblici. Considerando una prima tranche di entità pari a 500 miliardi su un periodo di 3 anni, fatta inizialmente anche di misure per la liquidità e, poi, soprattutto di investimenti in sanità, infrastrutture e digitalizzazione, questo sarebbe in grado di alzare la crescita in Italia e nell’Eurozona di rispettivamente 2,5 e 1,9 punti percentuali nell’orizzonte di stima».

Rapporto del Centro Studi di Confindustria, previsioni per l’economia italiana nel 2020 e 2021. Tabella C – Un piano europeo straordinario per alzare la crescita

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