Come potremo viaggiare in modo sostenibile dopo il Coronavirus?

È arrivato il momento di adottare un approccio improntato maggiormente sulla lentezza e sulla sostenibilità?

Non c’è nulla di buono nella pandemia da Coronavirus, ma con il divieto di viaggi non essenziali abbiamo la possibilità di vedere cosa accade all’ambiente quando stiamo a casa e rallentiamo drasticamente il nostro ritmo frenetico. Certamente una crisi sanitaria globale non è la strategia giusta per ridurre le emissioni di gas serra, ma il fenomeno dovrebbe comunque farci riflettere sull’impatto che l’attività umana ha sul pianeta, incluso il modo in cui viaggiamo.


Le limitazioni imposte dalla pandemia fanno sì che le compagnie aeree stiano cancellando molti voli, riducendo o sospendendo del tutto l’attività. Anche se non sono ancora disponibili dati specifici sulla limitazione del trasporto aereo, possiamo già dire che avrà un impatto significativo sull’ambiente. Uno studio condotto nel 2017 dai ricercatori del Lund University Center for Sustainability Studies (LUCSUS), in Svezia, in collaborazione con la British Columbia University, infatti, ha mostrato che le tre scelte individuali che impattano di più sulle emissioni di gas serra sono gli spostamenti in aereo, quelli in macchina e il consumo di carne.

Una ricerca del 2018 pubblicata su Nature Climate Change ha evidenziato come le emissioni legate al turismo rappresentino fino all’8% del totale globale, di cui la maggior parte è addebitabile agli spostamenti aerei. «La cosa di gran lunga più impattante che possiamo fare è smettere di volare, o volare di meno», ha dichiarato Kimberly Nicholas, scienziata presso la LUCSUS. «Un volo di andata e ritorno da New York a Londra equivale a circa due anni di consumo di carne in termini di emissioni di carbonio individuali». Alla luce di ciò – e degli effetti sempre più visibili di un forte rallentamento dell’attività umana – la domanda sorge spontanea: come dovremmo comportarci quando sarà nuovamente possibile viaggiare?

Se vogliamo raggiungere l’obiettivo dell’accordo di Parigi, non ci sono dubbi: è necessario apportare modifiche significative al modo in cui viaggiamo. Certamente non dipende solo dalle nostre scelte individuali e l’industria aerea e dei trasporti giocano una parte importante nella partita. Alcune compagnie aeree stanno facendo progressi nel campo della ricerca e dell’innovazione in tema ambientale, ad esempio con i biocarburanti e con gli aeromobili elettrici, ma ancora non è abbastanza da permetterci di non riflettere sul nostro personale modo di viaggiare – e, che ci piaccia o no, è arrivato il momento di adottare un approccio improntato maggiormente sulla lentezza e sulla sostenibilità. 

Scendendo dal piano della teoria a quello della pratica, cambiare approccio può voler dire fare un unico, lungo viaggio all’anno piuttosto che cinque o sei più corti, o compensare le emissioni di gas serra generate dalla propria attività attraverso l’acquisto di crediti di carbonio derivanti da progetti che sviluppano fonti rinnovabili con l’obiettivo di ridurre l’uso di combustibili fossili e le emissioni di CO2 in atmosfera. Oppure, ancora, scegliere voli con un numero più alto di passeggeri per ottimizzare le emissioni: un piccolo sacrificio in termini di comodità che ha un grande impatto sull’ambiente. 

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