Coronavirus, la app Immuni resta volontaria: i dati personali saranno anonimi e gestiti in Italia. Stretta sulle scarcerazioni di mafiosi e terroristi

Arrivano nuove regole sulla tutela della privacy per l’app Immuni che servirà a contenere i contagi. Nel “pacchetto giustizia” approvato dall’ultimo Consiglio dei ministri, approvate nuove misure sullo svolgimento dei processi e sulle scarcerazioni dei detenuti al 41 bis

Resta volontaria l’installazione e l’uso dell’app Immuni, atteso entro la metà di maggio come strumento per la comunicazione di eventuali contatti con soggetti positivi al Coronavirus. Il Consiglio dei ministri di ieri, 29 aprile, finito poco dopo mezzanotte ha definito nel dl Bonafede sulla Giustizia le misure principali relativa innanzitutto alla tutela della privacy sull’applicazione, chiarendo che chi non ne farà uso non subirà limitazioni sulle proprie libertà individuali, a cominciare dal diritto a spostarsi.

Secondo la nota del Cdm, la app conterrà solo i dati personali considerati essenziali per avvertire gli utenti potenzialmente a rischio contagio. Informazioni che verrano memorizzate su server in Italia e «gestiti da da amministrazioni o enti pubblici o società a totale partecipazione pubblica». La fine del trattamento dei dati è legato alla conclusione dello stato di emergenza, al momento fissato al 31 luglio, e comunque non oltre il 31 dicembre 2020, quando le informazioni saranno «cancellati o resi anonimi».

Stretta sulle scarcerazioni di mafiosi e terroristi

Dopo le polemiche sulle scarcerazioni di boss mafiosi per ragioni di salute detenuti al 41 bis, il Cdm ha poi approvato misure più restrittive sulla detenzione domiciliare e permessi per i condannati per reati di mafia o terrorismo. In caso di scarcerazione per detenuti al 41 bis, sarà necessario il parere del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, mentre per chi è detenuto in alta sicurezza per reati gravi, la valutazione spetterà ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia.

Stretta anche sui processi, che non potranno svolgersi da remoto, salvo l’accordo delle parti, nel caso in cui sia prevista «la discussione, l’esame di testimoni, di consulenti, di parti e periti». Slitta poi al primo settembre la riforma sull’uso delle intercettazioni, prevista al 1 maggio.

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