Coronavirus, abbiamo provato il test sierologico privato: 170 euro, niente visita e informazioni pericolose – Il video

Nel caos generale di cliniche private che si attrezzano autonomamente, disposizioni regionali che tardano ad arrivare e nessuna direttiva nazionale, c’è chi propone il test a cifre esorbitanti: «Ne abbiamo già fatti tantissimi»

«Che io sappia siamo gli unici per il momento a eseguire il test a Milano». Si sa, quando non c’è concorrenza, se manca il controllo della pubblica amministrazione, il prezzo di un bene o un servizio lo stabilisce chi ne detiene il monopolio. Per di più, in un periodo molto complicato, la scelta di acquistare un test sierologico al prezzo di 170 euro non è così lucida: è influenzata dalla paura di aver contratto il Coronavirus, oppure dal desiderio, scientificamente ancora infondato, di ritenersi immuni da un nuovo contagio una volta sviluppati gli anticorpi.


Sono tante le persone che non hanno badato a spese per accaparrarsi un test sierologico. «Ne abbiamo fatti parecchi, c’è una lunga lista di attesa». Lo racconta il medico mentre buca il dito con una specie di punteruolo della marca Pic. Stringe il polpastrello, fa cadere una goccia di sangue sul piccolo listello di plastica contenente le proteine virali e invita ad aspettare dieci minuti per il risultato. In quanto a tempistiche, il servizio offerto da Medi-Call Italia è stato eccezionale. In un quarto d’ora, è in grado di dare una risposta al dubbio che attanaglia tutti gli italiani: “Ho già contratto il coronavirus?”.

Inizia la caccia al test

Cercando un laboratorio di analisi per eseguire il test sierologico a Milano, uno dei primi risultati a comparire su Google è quello del Centro medico Santagostino. Prima di poter prenotare un appuntamento al telefono, una voce registrata preannuncia che il centro «non esegue il test sierologico ai privati». La ricerca continua. Un altro poliambulatorio molto conosciuto a Milano è il Centro medico San Marco. Al telefono dicono che prevedono di somministrare il test ai privati ma, per il momento, sono in attesa di disposizioni dalla Regione. Prendono il nominativo, lo inseriscono «nella lista di attesa per il test, «già bella piena. La ricontatteremo», e salutano.

L’annuncio sponsorizzato su Google di Medi-Call Italia

A un certo punto della ricerca compare un annuncio sponsorizzato che propone il test sierologico a domicilio. Il sito che lo offre, Medi-Call Italia, è una piattaforma di guardia medica privata che opera a Milano, Roma e in altre città italiane: ha una sua rete di medici ai quali smista le richieste che arrivano al centralino. Da qualche settimana, sul loro portale è apparsa la sezione test Covid-19. «Ti offriamo la possibilità di eseguire il test sierologico sul coronavirus a domicilio oppure presso uno dei nostri centri convenzionati».

Al telefono, un’operatrice spiega che a Milano non dispongono di centri convenzionati e che «comunque il prezzo è sempre lo stesso»: 170 euro. Una cifra giustificata dal fatto che il medico effettua una visita prima di eseguire il test sierologico. Fare soltanto l’esame «non è possibile: il nostro è un servizio di guardia medica privata. Prima si fa la visita e poi il test». Per usufruire del “test rapido Covid-19” bisogna acquistare il pacchetto completo: anche se si è in ottima salute occorre farsi visitare. Non ci sono modi per risparmiare. «Il risultato lo avrà in circa dieci minuti. La inserisco nella lista di attesa?».

La sezione dedicata al test sierologico sul sito di Medi-Call Italia

Dopo circa tre ore, richiama l’operatrice: «Se è ancora interessato abbiamo disponibilità per questo pomeriggio alle 14:30». Il medico del team di Medi-Call si trova in zona e può eseguire la sua visita a domicilio: in mezza giornata è stato possibile sottoporsi a un test sierologico per il Coronavirus. Alle 14:40 entra in casa il medico. Non indossa un camice, tantomeno una tuta monouso. La sua unica protezione è una doppia mascherina. Poggia una scatola di cartone sul tavolo e inizia a scartare il kit per eseguire l’esame che determina o meno la presenza degli anticorpi per il Sars-CoV-2.

L’esecuzione del test sierologico

«Il test lo fa perché?» è la prima domanda che rivolge. Non ha nulla da commentare sulla risposta. Dopo un minuto e trenta secondi esatti, per la maggior parte trascorsi in silenzio, il medico dice: «Adesso le faccio il test, poi le faccio compilare il questionario». Con gli stessi guanti che aveva indosso fuori casa, disinfetta l’indice sinistro con una salvietta. Poi usa il pungidito per far uscire una goccia di sangue e la fa cadere sul listello di plastica. Versa del reagente e la procedura è già terminata dopo quattro minuti dal suo ingresso in casa.

Nei dieci minuti necessari al test per restituire l’esito, il medico chiede di compilare un questionario con dati anagrafici, eventuali sintomi e patologie pregresse. Una scheda standard. «Sono molte le persone che ho visitato. Tutte sperano che il test individui le immunoglobuline G, così possono andare in giro più tranquille». Un messaggio, ad oggi, pericoloso da dare: non ci sono ancora prove sufficienti per affermare con certezza che la presenza di questi anticorpi garantisca l’immunità assoluta dal coronavirus. «In queste visite, ho trovato pochi casi con gli anticorpi».

Il referto del medico di Medi-Call Italia

Se il test sierologico evidenziasse la presenza degli anticorpi IgG cosa bisogna fare? «Se uno ha l’immunità non deve essere sottoposto a tampone. Nel momento in cui si sviluppano le IgG il virus viene debellato dall’organismo». Un’altra informazione distante dalle cautele della comunità scientifica nazionale e internazionale. Parlando del costo del test, il medico esclude che a stretto giro si potrà eseguire nelle strutture pubbliche: «In Lombardia abbiamo una sanità estremamente privatizzata, per cui non vengono dati fondi per svolgere i test alla sanità pubblica».

«Sono 20 anni in Lombardia che tagliano risorse alla sanità pubblica per darle alla sanità privata», chiosa. Poi chiede l’orario e, visto che sono passati i dieci minuti, esclama: «Test negativo». Compila il suo referto e riscuote i 170 euro, «ma la ricevuta la invierà Medi-Call per mail». È la piattaforma a fornire i kit per i test ai medici quindi è indispensabile passare da loro. Poi fa una domanda: «Parecchie persone mi hanno chiesto di poter tenere il test. Mi dica lei, se vuole conservarlo o provvedo io a smaltirlo?».

Dopo 16 minuti di orologio, spaccati, il medico è fuori casa. Non ha dato indicazioni su a chi comunicare il risultato del test sierologico. Si perde l’occasione di far rientrare l’esame nell’analisi epidemica regionale e nazionale. E finché il Governo o la Regione non porranno delle regole precise sui test sierologici come è stato fatto per i tamponi, chi può permettersi di spendere 170 euro avrà accesso a un esame e a una visita che, di fatto, consiste nella compilazione di un questionario. Tutto, tristemente, legale.

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