Coronavirus, i numeri in chiaro. Il dottor Pregliasco: «Ora attenti al “Paradosso della prevenzione”»

Quando le misure previste per contenere una malattia cominciano a funzionare, si tende a perdere la percezione del rischio per la malattia stessa. E questo è uno dei meccanismi che hanno portato alla nascita dei no vax

Sotto le cento vittime. Di poco certo, appena di un’unità. Eppure il fatto che secondo i dati di oggi i decessi legati a Covid-19 siano 99 segna, insieme alle riaperture previste in molte regioni d’Italia, una nuova fase dell’epidemia. Una fase in cui però ci sono anche nuovi rischi da prendere in considerazione. Fabrizio Pregliasco, medico epidemiologo e direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi di Milano, ha spiegato nella nostra rubrica Numeri in chiaro cosa si intende per «Paradosso della prevenzione».

«Negli anni ’60 la poliomielite faceva paura. Tutte le mamme si precipitavano a fare la vaccinazione per evitare la polioparalisi, una brutta malattia. Negli anni è sparita, almeno dall’Italia e dall’Europa. Però i no vax hanno evidenziato questo paradosso della prevenzione: hanno cominciato a dire “Non ce n’è bisogno”, “Il vaccino fa male, il vaccino crea dei problemi” e quindi c’è stata una disaffezione verso la prevenzione vaccinale. Qui dopo il lockdown c’è il rischio di sottovalutare l’aspetto della prevenzione».

Ma oggi è anche l’inizio della Fase 2, quella vera e propria delle riaperture. E allora quando sarà possibile avere dei dati per capire se le precauzioni prese sono state sufficienti per limitare l’epidemia? «Per fortuna – spiega Pregliasco – già in questi giorni i dati, anche quelli di oggi, sono significativi rispetto a un periodo intermedio di libertà e apertura. Io credo che ogni giorno che passa sarà un momento di conferma di quella che è la tenuta dell’attenzione e della responsabilità. Con questo virus dovremo convivere per uno o due anni».

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