Altri guai per Boris Johnson, indagato il braccio destro: ha violato la quarantena da positivo per stare con i genitori

Dopo la figuraccia dell’esperto Ferguson, Londra è alle prese con un altro caso istituzionale di “cattivo esempio”. E stavolta c’entra il numero due di Downing Street

Qualcuno lo chiama “il burattinaio” di Downing Street. Ora Dominic Cummings, l’uomo politicamente più vicino a Boris Johnson, è al centro di un indagine giudiziaria per aver violato la quarantena imposta dalle restrizioni da Coronavirus. E dopo la figuraccia dell’epidemiologo inglese Neil Ferguson, scoperto a violare il lockdown che lui stesso aveva raccomandato al governo nelle misure, il Regno Unito si trova a fare i conti con un altro episodio che mina la reputazione delle sue istituzioni.

I dettagli della vicenda sono stati resi noti da il Guardian e dal Mirror: i primi di aprile, la polizia aveva trovato il consigliere nella casa dei suoi genitori a Durham, 350 chilometri a nord di Londra, dopo che uno dei vicini di casa della famiglia aveva avvistato Cummings aggirarsi per il giardino dei suoi.

Il consigliere sarebbe dovuto rimanere in isolamento nella capitale, dato che il 27 marzo, giorno in cui il primo ministro britannico era stato dichiarato positivo al Coronavirus, era stato visto uscire di corsa dal numero 10 di Downing Street.

Screen dal Guardian | Dominic Cummings fugge dal numero 10 Downing Street dopo l’annuncio della positività del premier al Covid-19

Non solo: a qualche giorno di distanza dalla dichiarata positività di Johnson, lo stesso Cummings aveva sviluppato i sintomi dell’infezione da Covid-19 e aveva comunicato pubblicamente di essersi messo in isolamento Londra assieme alla moglie e al figlio di 14 anni (così come stabilito dalle regole del governo). Le conseguenze della fuga di notizie potrebbero avere ripercussioni non da poco sul consigliere.

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