Twitter debunka Trump, lui minaccia di chiudere i social

Il social ha apposto nelle scorse ore un’etichetta su due tweet del presidente per avvisare gli utenti che contengono affermazioni «senza fondamento»

«I repubblicani sentono che le piattaforme dei social media mettono completamente a tacere le voci dei conservatori. Faremo dei regolamenti oppure li chiudiamo, perché non possiamo permettere che questo accada». L’annuncio, o meglio la minaccia, arriva da Donald Trump dopo che Twitter, nelle scorse ore, ha – con decisione inedita – posto un avviso su due tweet del presidente degli Stati Uniti in cui li definisce «potenzialmente fuorvianti».

I tweet associavano il voto per corrispondenza a una presunta manipolazione elettorale: il fact-checking di Twitter avverte che si tratta di un collegamento senza alcun fondamento. E Trump passa al contrattacco: «Abbiamo visto cosa hanno cercato di fare, e non è riuscito loro, nel 2016. Non possiamo permettere che ciò accada di nuovo, in maniera più sofisticata. Proprio come non possiamo permettere che elezioni per posta mettano radici nel Paese”.

Il fact-checking del presidente

Il rapporto con l’azienda di Jack Dorsey è stato già in altre occasioni controverso. Ma questa è una novità epocale: ora la “colpa” di Twitter è quella di avere per la prima volta nella sua storia debunkato l’assai prolifico sui social presidente americano giudicando le sue dichiarazioni «senza fondamento».

«Non c’è alcuna possibilità (ZERO) che le votazioni per posta siano qualcosa meno di una sostanziosa truffa». L’offensiva del presidente è contro il voto per posta che alcuni Stati stanno implementando come misura precauzionale contro la diffusione del Covid-19.

Peccato che sotto ai suoi cinguetti sia comparso un punto esclamativo con l’annuncio della verifica delle informazioni contenute nel tweet. «Trump ha fatto dichiarazioni infondate sostenendo che il voto per posta comporterà brogli da parte degli elettori o elezioni falsate», avverte il social media. Affermazioni «senza alcun fondamento» secondo Cnn (che si occupa della notizia del fact-checking a Trump qui), Washington Post (ovvero tra le testate più avversate da Trump) e altre fonti, dice ancora Twitter.

La reazione del tycoon è immediata: Twitter «interferisce nelle presidenziali del 2020». E «sopprime la libertà di espressione ed io come presidente non consentirò che accada». Il direttore della campagna per la rielezione di Trump, Brad Parscale, ha accusato non solo Twitter ma la Silicon Valley tutta di faziosità.

La mossa di Twitter contro la disinformazione

Il fatto è che solo qualche giorno fa Twitter aveva preso pubblicamente posizione, a sei mesi dall’Election Day, annunciando un aggiornamento della sua policy e che il social media quindi si sarebbe occupato di segnalare possibile disinformazione, impedendo l’utilizzo della sua piattaforma per «manipolare o interferire nelle elezioni o in altri processi civici».

«È un passo politicamente enorme, di cui Twitter deve essere ben consapevole visto che in altre circostanze si è sempre rifiutata di farlo — ma che fa onore all’azienda, che ha così una buona volta rispettato le sue stesse regole, tra cui quella sulla protezione dell’integrità del processo elettorale», nota Fabio Chiusi, giornalista, ricercatore e autore di saggi su culture e politiche del digitale.

«Ora Trump ovviamente reagisce da dittatore ferito: come osa qualcuno ricordargli che, in democrazia, la libertà di espressione non corrisponde all’essere liberi dal fact-checking o dalle conseguenze delle proprie affermazioni? Lui, che passa le giornate a mentire, insultare e ventilare teorie del complotto nel mezzo di una pandemia, reclama il diritto non solo di mentire, insultare e ventilare teorie del complotto nel mezzo di una pandemia, ma di farlo senza che nessuno gli possa opporre che si tratta di menzogne, insulti, complotti», ragiona Chiusi.

«Così i social media, che nel 2016 secondo il suo guru digitale Brad Parscale avevano dato un contributo decisivo all’elezione di Trump (“Twitter è come parliamo alla gente, Facebook come vinciamo”, disse a ottobre 2017), ora sono diventati improvvisamente collusi con i “fake news media”: cioè con i “nemici del popolo”, tutti quelli che osino contraddire il presidente».

Il contraccolpo sarà enorme, dice Chiusi. Staremo a vedere. Nel frattempo «oggi è una bella giornata: il giocattolo del troll più potente e pericoloso del mondo si è rotto. Ed è ora che bisogna incentivare Twitter e le altre piattaforme a fare sul serio. La “censura” non c’entra nulla: c’entra il rispetto delle regole di base della democrazia».

In copertina EPA/Oliver Contreras / POOL | Il presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump all’evento “Protecting Seniors with Diabetes” nel Rose Garden della Casa Bianca a Washington, DC, USA, 26 maggio 2020.

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