Recovery Fund, cos’è e come potrebbe funzionare il piano della Commissione per uscire dalla crisi post Coronavirus

Quanto potrebbe spettare all’Italia, che differenze ci sono con il Mes e quali sono i prossimi passi per l’approvazione? Alcuni chiarimenti sull’ultimo piano presentato da Ursula von der Leyen

Con lo scoppio della pandemia da Coronavirus e il conseguente stallo dell’economia per l’Unione europea, Bruxelles ha dato il via libera ai Paesi membri per spendere contro la recessione. Per farlo, ha di fatto congelato il Patto di stabilità, l’accordo per il controllo delle rispettive politiche di bilancio. Ma i Paesi Ue, in particolare i più colpiti, hanno chiesto anche un piano d’aiuti. Le trattative hanno riguardato, non senza tensioni, Mes, Coronabond e Recovery Fund.

Quest’ultimo era stato chiesto in particolare dalla Francia e dall’Italia, da subito scontratesi con i Paesi del Nord – i quali avrebbero tratto meno vantaggio da un fondo per la ripresa finanziato dagli Stati membri. Dopo una serie di ritardi, il 27 maggio la Commissione europea ha finalmente presentato la sua proposta per il Recovery Fund. Insieme al Mes light, quello del Fondo comune di ripresa rappresenta uno dei pilastri della ricetta franco-tedesca all’Eurogruppo per rimettere in moto l’economia dei Paesi membri più colpiti dalla pandemia.

Afp, Kenzo TRIBOUILLARD | La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. 27 maggio 2020

Angela Merkel e Emmanuel Macron avevano anticipato di quasi 10 giorni la proposta della Commissione, presentando una dichiarazione comune nella quale si avanzava il piano di un fondo perduto da 500 miliardi da finanziare attraverso l’emissione comune di bond europei. In pratica, Francia e Germania avevano messo nero su bianco il peggior incubo dei Paesi nordici: il debito comune.

Come nel caso della proposta franco-tedesca, anche quella della Commissione non rappresenta un punto d’arrivo definitivo. Per la formula conclusiva bisognerà aspettare il responso del Consiglio straordinario previsto nelle prossime settimane, nel quale si riuniranno i leader dei diversi Paesi per trovare un accordo definitivo. Nonostante le posizioni di Ursula von der Leyen, di Merkel e di Macron, infatti, Svezia, Danimarca, Austria e Paesi Bassi non sembrano voler cedere sui punti cardine del debito comune, del fondo perduto e della condizionalità. In ogni caso, il piano avanzato della Commissione rappresenta un fermo punto di partenza per i negoziati.

Quanti soldi ha previsto la Commissione europea

Il piano del Recovery Fund stilato dalla Commissione parla di 750 miliardi di euro. La cifra complessiva (da record nella storia dell’Unione) è pensata per essere divisa tra i Paesi membri che stanno fronteggiando la crisi più grave da Coronavirus. La cifra è talmente elevata che la Commissione ha erogato dei bond ad hoc (cioè delle emissioni di debito) che avranno come garanzia il bilancio dell’Ue. In generale, si tratta di 500 miliardi di contributi a fondo perduto e 250 miliardi di prestiti.

La vera novità (nonché una delle vittorie del fronte franco-tedesco, ma anche dell’Italia e della Spagna) è che il debito di quei prestiti sarà messo in comune: a ripagarlo non saranno i singoli Paesi che riceveranno i finanziamenti, ma la stessa Commissione europea. Si tratta inoltre di un prestito a lunga scadenza: la restituzione dovrà avvenire tra il 2028 e il 2048.

A fare da garanzia sarà il bilancio Ue che, attualmente, è pari a circa l’1% del Pil. Affinché i bond possano essere più appetibili sul mercato (e arrivare almeno al 2%), l’Ue prevede che il bilancio potrà aumentare anche grazie all’introduzione dalla plastic tax, la riforma dell’European Trading e la tassazione sui giganti del Web. L’intera operazione, proprio in virtù della sua carica innovativa, è stata chiamata dalla stessa Commissione “Next generation EU”.

Quanti soldi spetterebbero all’Italia

Ansa, Filippo Attili | Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. 27 maggio 2020

Secondo quella che è la versione proposta dalla Commissione, è un fatto evidente che la crisi da Coronavirus sta colpendo maggiormente i Paesi del Sud dell’Ue. Stando a quanto dichiarato dal Commissario per l’economia Paolo Gentiloni, all’Italia dovrebbero spettare oltre 81 miliardi a fondo perduto e circa 91 miliardi di prestiti.

A cosa dovrebbero servire i soldi

La discussione è ancora aperta anche in merito al come spendere questi soldi e con quali strumenti. Secondo la Commissione europea bisogna individuare tre aree d’azione:

  • Il supporto agli investimenti e alle riforme attraverso il Recovery and Resilience Facility da 560 miliardi (misti tra contributi e prestiti). I Paesi membri potrebbero dover inviare delle relazioni periodiche in cui illustrare le riforme, e l’Ue sarà tenuta a valutare la qualità della spesa. Un passo diverso, dunque, da quello avuto con la Grecia nella crisi finanziaria post-2008 (che faceva leva su un controllo austero della quantità del denaro speso). A questo piano potrebbero poi essere aggiunti altri 55 miliardi destinati alle sole Regioni più colpite dal Covid-19;
  • Gli incentivi agli investimenti privati e alle aziende in difficoltà nei Paesi più colpiti. Si tratta di un piano da circa 31 miliardi, al quale vanno aggiunti altri 15 destinati ai progetti nel campo delle nuove tecnologie che servirebbero ad accrescere l’autonomia dell’Ue;
  • L’acquisto di medicine, strumenti medicali e l’investimento nella prevenzione. Il programma si chiama EU4Health Programme e prevede lo stanziamento di 9,4 miliardi.

Perché è diverso dal Mes

Il Recovery Fund è ben diverso dal Mes. Il Meccanismo Economico di Stabilità è infatti un prestito: prevede la possibilità per l’Italia di accedere a un fondo di 37 miliardi salvo poi doverlo rimpinguare pagando degli interessi. Il Recovery Fund, nella sua forma più recente, è un mix tra prestiti (ma dal debito comune) e contributi a fondo perduto. Il Mes poi ha una condizione: i fondi devono essere usati solo per spese sanitarie dirette o indirette.

Le ipotesi precedenti

L’idea iniziale per il Recovery Fund lanciata di comune accordo da Francia e Italia era di raccogliere 1.000 miliardi. Questa somma sarebbe andata a sommarsi ad altri 1.000 del bilancio Ue 2021-2027, dando quindi a Bruxelles la possibilità di disporre di 2.000 miliardi per fronteggiare la crisi. Diverso però il progetto della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che aveva inizialmente previsto 320 miliardi dei quali metà sarebbe stata distribuita sotto forma di sussidi e metà come prestiti da rimborsare. Francia e Germania – come visto – hanno poi rilanciato con una cifra pari a 500 miliardi, di cui circa 100 dovevano andare all’Italia.

Cosa prevede il contro-piano dei Paesi del Nord

A minare la riuscita dell’ambizioso piano europeo restano comunque le posizioni di Austria, Paesi Bassi, Svezia e Danimarca. Nel loro contro-piano stilato prima del 27 maggio, i Paesi “frugali” avevano individuato i loro tre grandi “no”: il debito in comune, il fondo perduto e la non-condizionalità.

I negoziati potranno far leva sulla parte di prestito prevista dalla cifra della Commissione europea, che però è intrinsecamente legata alla parte sul debito comune. Per quanto riguarda la condizionalità, quella proposta dalla Commissione è decisamente troppo ampia e molto poco in chiave austerity per poter convincere facilmente i nordici. La partita è, dunque, ancora aperta.

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