Coronavirus, i numeri in chiaro. Pregliasco: «I dati della Lombardia? È la coda dello tsunami»

Il direttore sanitario dell’istituto Galeazzi di Milano ha analizzato gli ultimi dati dell’epidemia. Il 5 giugno il 77% dei nuovi casi totali è stato riscontrato nella sola Lombardia

I dati diffusi dalla Protezione civile il 5 giugno dicono che in Italia, attualmente, sono stati riscontrati 234.531 casi di positività al Coronavirus: 163.781 guariti, 36.976 ancora infetti e 33.774 morti. Se nella giornata di ieri, 4 giugno, si erano registrati 177 nuovi casi di positività in totale, oggi il numero è schizzato a 518. Il 77% di essi si trova in Lombardia: «Nonostante l’incremento dei casi lombardi, ritengo che il quadro generale sia tranquillo», spiega Fabrizio Pregliasco, epidemiologo e direttore sanitario dell’istituto Galeazzi di Milano.

«Il dato lombardo è da monitorare, non dimentichiamoci mai che questi dati hanno forti variazioni giornaliere», aggiunge Pregliasco. «Oggi in Lombardia sono stati fatti circa 20 mila tamponi. Stiamo commentando la coda dello tsunami di marzo e aprile, con dati sottostimati almeno di dieci volte. Non mi stupiscono i numeri odierni, alla luce del fatto che il numero di persone attualmente positive continua a scendere».

«La percentuale dei casi positivi rispetto al numero dei tamponi eseguiti, anche in Lombardia, oscilla tra il 2,1 e il 2,3%. Un valore tutto sommato basso», chiarisce Pregliasco. «Di sicuro il virus sta circolando ancora tanto, soprattutto in alcune province in Lombardia. La malattia da fase epidemica, siamo nella fase di coda, si sta portando a una condizione di endemia, ovvero di presenza e di diffusione. Entriamo in una fase che io definisco di vigilanza serena».

«Condivido quanto detto dal collega Zangrillo: è oggettivo, abbiamo meno casi e soprattutto meno gravi», conclude Pregliasco. «L’ipotesi della riduzione della carica virale è accreditata e anche confermata da alcuni studi, non ultimo quello dell’Università di Brescia che ha individuato una nuova variante virale. Ciò detto, non possiamo abbassare la guardia rispetto a possibili scenari futuri».

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