Scuola, ecco i quattro miliardi (e qualcosa in più) per ripartire. I sindacati: «Pochi»

In totale sarebbero più di 4 miliardi i soldi stanziati dal Miur per la scuola. E tra poco l’economista Bianchi verrà ascoltato in commissione Cultura alla Camera per fare il punto sul lavoro svolto dalla taskforce

«Ho parlato già più volte con il ministro Gualtieri: per la scuola ci saranno tutte le risorse che servono. E i soldi agli enti locali per le nuove aule dopo il Coronavirus arriveranno entro fine mese». Così la viceministra all’Istruzione Anna Ascani a La Repubblica il giorno dopo lo sciopero dei professori l’ultimo giorno di scuola (le adesioni sono state 0,5%). Si tratta dell’ennesima rassicurazione: nei giorni scorsi la ministra Lucia Azzolina aveva risposto ai sindacati che lamentavano la mancanza di fondi necessari per tornare in presenza a scuola a settembre con una cifra che aveva suscitato qualche perplessità: «Ho mobilitato 4 miliardi da quando mi sono insediata», ha dichiarato Azzolina. E’ davvero così? E per farci cosa?


I miliardi

Secondo i tecnici del Miur contattati da Open, i miliardi sono anche più di 4. Ci sono i 130,5 milioni previsti dal decreto Cura Italia che includono gli 85 milioni per la didattica digitale (computer e tablet resteranno in dotazione alle scuole); soldi per la formazione degli insegnanti per l’uso delle piattaforme di apprendimento a distanza (Google classroom ecc. ecc.), circa 43 milioni per le pulizie straordinarie e altri 3 milioni per le scuole paritarie.

Segue il decreto Rilancio con 1,5 miliardi per la scuola. Di questo, una parte è già stata data – per esempio i 39 milioni per lo svolgimento degli esami di stato – più circa 331 milioni per la ripresa della didattica a settembre (una media di 39mila euro per scuola). Il grosso della cifra – 1 miliardo circa – è tutto ancora da spendere: potrà essere usato per aumentare le supplenze o affittare dei locali.

L’edilizia scolastica

A questo si aggiungono le risorse per l’edilizia scolastica: 798,1 milioni di euro già sbloccati a cui si sommano altri 320 milioni di messa in sicurezza per le regioni, più 855 milioni da destinare alle scuole superiori (e quindi alle province). L’ultimo pezzo riguarda i soldi europei – evocati dalla viceministra Ascani (parliamo di circa 953 milioni di euro) – che sono “nelle tasche” del ministero. Una parte sono già stati spesi per i dispositivi digitali (67,9 milioni). Da destinare ancora 438 milioni – una parte andrà all’edilizia scolastica leggera – e il resto invece verrà utilizzato perlopiù per supporto alle scuole nella fase della ripresa.

I sindacati ne chiedono molti di più

Insomma il totale, stando ai numeri che ci ha fornito il Miur, sono circa 4,5 miliardi di euro. Più del minimo richiesto dai sindacati, meno della cifra che secondo loro servirebbe per accogliere il numero totale di alunni in sicurezza. Attualmente – si legge in un documento sindacale – le aule possono accogliere circa la metà degli alunni, se bisogna rispettare le regole Covid: ne occorrerebbero 270.000 in più. A questo va aggiunto il costo di altro personale d’insegnamento e personale “Ata” (ovvero i collaboratori scolastici per garantire l’igiene e la pulizia dei locali). Per un costo complessivo di circa 13 miliardi di euro per 10 mesi.

La previsione di spesa per i primi 4 mesi sarebbe pari a 5,9 miliardi circa. Troppi? La differenza è riconducibile soprattutto alla questione delle assunzioni, vero tema di fondo nello scontro tra sindacati e Governo. E il plexiglas? Il Miur ha già chiarito che non si tratta di un’ipotesi realistica – «niente cabine, niente cupole, niente bambini dentro al plexiglas, al massimo qualche divisore…»; tutto ancora da definire, in base anche ai pareri del comitato tecnico scientifico che, a sua volta, sta rivendendo alcuni parametri. Ma i soldi, assicurano, ci sono. Per sentire cosa ne pensano gli esperti bisognerà aspettare l’intervento dell’economista Patrizio Bianchi, colui che ha concluso il rapporto sull’avvio dell’anno scolastico, che sarà ascoltato oggi in commissione Cultura alla Camera.

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