Crisanti accetta consulenza della Procura di Bergamo: «Una strage se a Schiavonia avessimo fatto come ad Alzano»

«Mi sono preso 90 giorni di tempo per consegnare risultati», così il virogolo uscendo dalla Procura

«Ho ricevuto quattro quesiti sull’ospedale di Alzano e sulla zona rossa, non sulle Rsa. Mi avvarrò della collaborazione di esperti di statistica. Mi sono preso 90 giorni di tempo per consegnare risultati», così il virologo Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Medicina molecolare e virologica dell’Università di Padova, uscendo dalla Procura di Bergamo dopo aver incontrato il procuratore facente funzione Maria Cristina Rota.

Crisanti ha dunque accettato la nomina a consulente nel pool voluto dal procuratore Rota, nell’indagine che riguarda anche la mancata zona rossa a Nembro e Alzano Lombardo. Prima di entrare in Procura, attorno a mezzogiorno, Crisanti ha dichiarato: «Se all’ospedale di Schiavonia avessimo fatto come ad Alzano, sarebbe stata una strage», riferendosi alla mancata chiusura dell’ospedale Pesenti Fenaroli della cittadina lombarda. «Spero di fare bene anche qui, non so se sarò in grado», ha dichiarato ai giornalisti presenti.

L’Oms cambia strategia

Intanto continua a far discutere il cambio di strategia dell’Oms, che passa dal doppio tampone negativo al Coronavirus alla possibilità di imporre un isolamento di appena 10 o 13 giorni (rispettivamente per asintomatici e sintomatici). «Un altro elemento di confusione» ha detto lo stesso Crisanti, ospite della trasmissione Agorà, su Rai 3.

«Tutti questi messaggi che mancano di coerenza lasciano voi giornalisti, ma anche il mondo scientifico e la sanità pubblica con un po’ di sconcerto». Poi l’attacco: «In questa epidemia l’Oms non ha brillato per tempestività ed esattezza. La scienza è misura, se non ci sono dati, non è scienza».

Il rischio per l’Italia

«Per l’Italia, il rischio che nuovi contagi arrivino da fuori non è una possibilità, ma una certezza. Lo abbiamo di recente sperimentato a Padova, dove una badante è tornata da fuori l’Unione Europea e ha infettato tutta la famiglia», ha osservato il virologo. E sugli studi che parlano di una mutazione del virus ha detto: «Non sono attendibili perché basati su osservazioni estemporanee e non su un esperimento.

Per capire se è vero bisogna infettare un animale e vedere cosa succede, ma per ora non abbiamo un modello animale per capirlo». Le persone non si ammalano come prima «grazie all’uso di mascherina e distanza che riducono la carica virale», ha sottolineato. Anche perché, se è vero che «il virus muta da noi, dovrebbe mutare anche in America e Germania, eppure vediamo una situazione di contagi che non lascia pensare questo».

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