Recovery Fund, l’accordo Ue segna un passo indietro per l’Europa verde?

Tra tagli drastici e obiettivi generici, i sostenitori del clima si dicono sconfitti. Ecco i punti su cui gli accordi del Consiglio europeo avrebbero disatteso le aspettative per gli investimenti verdi

Mentre il ministro dell’Ambiente italiano Sergio Costa esulta per «il risultato storico del nostro Paese», invitando a spendere gran parte dei più di 200 miliardi di finanziamenti ottenuti, «per il Green Deal e un futuro più sostenibile», gli attivisti europei non sembrano così fiduciosi. Prima fra tutte la giovane Greta Thunberg, che all’inizio del Consiglio, aveva scritto una lettera ai leader europei, firmata da più di 50 mila persone, definendo il piano «Next Generation» dell’Ue «un tradimento per i giovani».

Il punto sostenuto dalla giovane svedese riguardava proprio gli obiettivi della decarbonizzazione entro il 2050, una tempistica traducibile in una vera e propria resa, visto «la probabilità pari al 50% offerta dal bilancio del carbonio di limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 ° C».

Un impegno considerato non abbastanza dunque rispetto all’urgenza climatica e ambientale che minaccia il pianeta. Il Consiglio europeo si è concluso e la speranza di ottenere risposte più concrete dagli accordi in merito alle politiche ambientali, secondo alcuni sostenitori del clima, è stata di nuovo disattesa.

Thunberg le ha chiamate «briciole», l’europarlamentare del gruppo Green/EFA, Bas Eickhout ha scritto di «molte cose che ancora necessitano miglioramenti». Gli ambientalisti appaiono divisi tra tagli drastici e nuove imposte green stabilite. Ma quali sono i punti su cui gli accordi del Consiglio europeo avrebbero disatteso le aspettative per gli investimenti verdi?

Just Transition Fund

Il Just Transition Fund è il fondo per aiutare gli Stati membri ad accelerare la transizione verso la neutralità climatica. Per molti la vera vittima del compromesso raggiunto. In effetti i finanziamenti concessi dal Consiglio per la lotta all’eliminazione dei combustibili fossili corrispondono alla cifra di 17,5 miliardi di euro. Una somma ben al di sotto rispetto a quanto inizialmente proposto dall’esecutivo europeo e cioè 37,5 miliardi.

Per accedere al fondo, poi, i Paesi devono aderire all’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050. Uno dei punti critici sono le conseguenze previste per i membri che si rifiuteranno di aderire ai progetti di neutralizzazione. Chi si sottrarrà, infatti, otterrà solo la metà della quota che gli spetta. Una “punizione” piuttosto leggera che per gli ambientalisti conferma la disattesa comprensione da parte dei leader europei della gravità del rischio a cui la crisi climatica sta conducendo.

«L’obiettivo climatico generale»

All’interno del quadro finanziario pluriennale previsto dal Consiglio europeo si potrà agire per il clima facendo riferimento ad un «obiettivo climatico generale», come è scritto nel documento delle conclusioni finali diffuso dall’esecutivo europeo. Tutto questo si traduce al 30% di finanziamenti per il clima sulla cifra totale.

Greta Thunberg li definisce «vaghi obiettivi climatici incompleti», riferendosi alla non specifica, da parte dell’Ue, di quali norme verranno applicate per garantire che il finanziamento concesso vada effettivamente a favore di regimi rispettosi del clima. Una buona notizia arriva invece dalle imposte verdi, prima fra tutte quella sui rifiuti verdi di plastica non riciclata, prevista per il 2021 e il piano del 2023 per le importazioni inquinanti.

Il taglio drastico

Ad essere sacrificato non solo il Just Transition Fund. Tra le proposte iniziali del Consiglio anche InvestEu, un fondo a sostegno delle piccole e medie imprese per facilitarle nel raggiungimento degli obiettivi climatici. In questo caso si parla di un taglio drastico. Dagli oltre 31 miliardi previsti in precedenza, sono stati approvati meno di 4 miliardi di euro.

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