Coronavirus, l’enigma africano: le vittime sono davvero poche rispetto ai tanti positivi, come si spiega?

Le apparenti anomalie della Covid-19 in Africa: perché è importante studiarle

L’Africa ha superato da un paio di settimane il milionesimo caso di Covid-19. Significa che mediamente, nel Continente si ammalerebbe una persona su mille, mentre le vittime sarebbero appena 23mila. La spiegazione più semplice di questi numeri è che non è facile monitorare il nuovo Coronavirus in giro per il continente, dove l’età media è più bassa, si muore già per altri motivi, e i sistemi sanitari sono spesso inefficienti.

Insomma, tanti altri problemi sanitari potrebbero aver reso invisibile la Covid-19, come è successo con l’HIV, rimasto praticamente «invisibile» in Africa fino agli anni ’80. Ma gli Stati africani non sono tutti uguali. Alcuni meno problematici di altri presentano dati simili. Secondo un recente preprint – dunque uno studio in attesa di verifica – su tremila donatori di sangue del Kenya, uno su venti tra i quindici e 64 anni presenta anticorpi contro SARS-CoV2.

Se questi dati fossero rappresentativi della popolazione, potremmo stimare che quasi due milioni di persone in Kenya avrebbero l’immunità, conseguita dopo aver sviluppato sintomi lievi o non averne avuti affatto. Questi numeri metterebbero il Kenya sullo stesso piano della Spagna del maggio scorso. Quest’ultima arrivò a contare 27mila morti, mentre il Paese africano ne conta solo cento.

Si tratta di un parallelismo molto controverso, che molti usano per sostenere la tesi della immunità naturale. Ma proprio l’esempio spagnolo mostra che non è possibile confidare in una immunità derivata dal mero contagio. La spesa in termini di vittime non sarebbe paragonabile a quella di una comune influenza.

Diversi team di ricerca si sono messi in moto per capire come interpretare questo enigma africano. Linda Nordling ne ha fatto una interessante disamina su Science Magazine. Ecco quali sono le principali ipotesi emerse.

Indizi di immunità cellulare in Africa?

L’immunologo Kondwani Jambo ha condotto un sondaggio su 500 operatori sanitari a Blantyre, nel Malawi, assieme al suo team di ricerca, per conto del programma Malawi-Liverpool Wellcome Trust. Nel campione preso in esame da Jambo & Co. risultava che il 12,3% dei soggetti era stato esposto al Coronavirus, mentre nella regione non si contavano più di diciassette vittime. I loro risultati devono essere ancora sottoposti a peer review, se confermati, farebbero emergere una mortalità per Covid-19 fino a otto volte inferiore a quanto ci si aspetterebbe normalmente.

A Nampula e Pemba in Mozambico sono state monitorate 10mila persone. Si stima che tra il 3 e il 10% di loro potesse avesse anticorpi contro SARS-CoV2. Non stupisce che le percentuali più alte riguardassero i lavoratori impiegati nei mercati, mentre gli operatori sanitari erano al secondo posto.

Sorprende invece che solo a Nampula – la quale conta circa 750mila abitanti – i casi confermati fossero appena 300. Come accennato, molti casi potrebbero rimanere nell’ombra, fa specie che in Sudafrica un aumento dei decessi rispetto alla norma ci sia stato eccome, in particolare tra il 6 maggio e il 28 luglio.

Due spiegazioni possibili

In conclusione abbiamo in campo almeno due ipotesi per spiegare l’enigma africano, che elenchiamo in ordine dalla più alla meno probabile:

  • Dati incompleti – La logistica molto variegata e spesso problematica dei sistemi sanitari nel Continente, rende difficile avere un conteggio fedele dei casi e delle vittime. È già piuttosto difficile in Occidente. Senza contare che l’età media è notevolmente più bassa, questo incide parecchio per una malattia che diventa più manifesta dopo i 60 anni, mentre i giovani risultano meno a rischio;
  • Immunità cellulare – Si sta studiando l’ipotesi che essere stati esposti ai comuni Coronavirus umani o ad altri patogeni come il plasmodio responsabile della malaria, abbia dato a parecchi soggetti una immunità cellulare, rendendo il loro Organismo maggiormente reattivo, spiegando così il fenomeno degli asintomatici.

Non possiamo nasconderci che l’Africa, già centro di dibattiti in termini di Sviluppo e Ricerca libera – come emerso in una recente intervista a Marco Cappato a cavallo dell’emergere della pandemia – potrebbe diventarlo anche per chi sostiene l’idea di una immunità naturale, facendo maggiori pressioni contro le poco economiche misure di lockdown e favorendo la corsa ai farmaci rispetto a quella per trovare un vaccino (o più vaccini) contro la Covid-19.

Comunque la si pensi – al netto delle facili polemiche contro i migranti – ancora una volta abbiamo la conferma che per avere una visione più ampia, non possiamo dimenticarci dell’Africa.

Foto di copertina: OpenClipart-Vectors/nablagrange | Il nuovo Coronavirus in Africa.

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