Coronavirus, come si torna a scuola in Europa: dai passi indietro della Spagna fino all’esperimento tedesco

Non solo le polemiche italiane: anche negli altri Paesi europei si guarda a settembre. Ma con obiettivi e strategie diverse

Oltre 4.500 nuovi casi in Francia, più di 1.700 in Germania, quasi 3.350 in Spagna. La curva dei contagi da Coronavirus sta impennando in diverse aree dell’Unione Europea. La stessa Italia, con i suoi +947 casi di Covid-19 registrati ieri, 21 agosto, sta toccando vette che non si vedevano dai primi momenti della Fase 2. A rendere il tutto più allarmante c’è l’ingombrante scadenza di fine estate: il rientro a scuola. Studenti, docenti e personale scolastico si preparano a tornare in aula in condizioni epidemiche non propriamente incoraggianti.


Che da noi la situazione sia agitata non è un mistero per nessuno. A partire da luglio, quando la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha dato la data indicativa di riapertura (il 14 settembre), la corsa a settembre procede in affanno. A differenza della maggior parte dei casi europei, quella italiana sarà una vera e propria riapertura alla cieca. Francia, Belgio, Olanda, Portogallo, Inghilterra, Polonia, Finlandia e Grecia, invece, avevano fatto esperimenti di riapertura già tra maggio e giugno.

Certo, con tutti i crismi del caso: come fa notare Azzolina a Open, “la Francia ha portato solo il 10% bambini a scuola, perché i genitori non si sono fidati”. Parallelamente, in Germania, gli istituti hanno iniziato a riaprire a scaglioni nelle varie regioni già il 10 agosto. In Spagna e in Inghilterra, invece, si attende come in Italia la metà di settembre.

ANSA, MATTEO CORNER | Controllo della distanza tra i banchi nelle aule e preparativi per l’ anno scolastico al Liceo Scientifico Bottoni di Milano, 18 agosto 2020

I pionieri francesi (ma meno rigidi degli italiani)

Come detto, in Francia l’esperimento del rientro è già stato fatto a maggio, quando, con la fine della quarantena, si era entrati a gamba tesa nel post-lockdown. Una zona alla volta, le diverse scuole nelle diverse regioni avevano ricominciato ad aprire a partire dall’11 del mese. Il risultato, all’inizio, era stato particolarmente scoraggiante. Erano bastati sette giorni per far richiudere buona parte degli edifici (70 in una sola settimana) a causa della presenza di numerosi casi positivi al Covid-19 e relativi focolai.

Il governo aveva comunque deciso di andare avanti e di non fare troppi passi indietro. Nonostante le rigidità di partenza, si è presto abdicato al distanziamento di 4 metri quadri tra studenti, docenti e personale, per preferire un più “agile” metro quadro. Le classi sono state suddivise in tre gruppi, le ore di studio sono state ridotte. Una prova generale, insomma, che ha lasciato dietro di sé molte ombre ma che ha buttato luce sull’orizzonte di settembre.

Ora mancano nove giorni alla prima campanella del nuovo anno scolastico (fissata per il primo settembre), e la situazione Coronavirus non pare delle migliori (anzi). Lo stesso Emmanuel Macron aveva dichiarato a luglio che, qualora ci fosse stata un’accelerazione del virus ad agosto, la data sarebbe stata rivista. Ieri, 21 agosto, il ministro dell’Istruzione ha confermato che si tornerà comunque a scuola, ma che il ritorno avrà inevitabilmente una «dimensione sanitaria»: mascherine a tutti sopra gli 11 anni, gel igienizzante negli istituti, distanziamento minimo di un metro.

Anche in Francia il nodo temperatura sarà delegato alle famiglie, che dovranno monitorare che i propri figli non vadano a scuola con una temperatura superiore ai 38°C o con altri sintomi della Covid-19. E se dovessero esserci dei contagi, si vedrà caso per caso se chiudere l’istituto e tornare per un periodo alla didattica a distanza – ma fornendo a tutti gli strumenti per farla.

In Germania le mascherine sono un’opzione. E nessun distanziamento tra i vari gruppi

Un esperimento su larga scala. Così i giornali locali descrivono il rientro a scuola di settembre in Germania: mentre alcune scuole hanno progressivamente tentato la riapertura, molti istituti non hanno mai riaperto, proprio come in Italia, da quando il lockdown è scattato a marzo. Il progetto è quello di riaprire in maniera completa, ma se i contagi non lo permetteranno si cercheranno di garantire almeno 4 o 5 ore a settimana in presenza.

Uno dei provvedimenti più eclatanti – almeno se si guarda al dibattito italiano – è la non obbligatorietà della mascherina. O meglio: ogni Land potrà decidere da sé come è meglio agire a riguardo. Se a Rostock, la città più popolosa del Meclemburgo-Pomerania, si può andare a scuola senza nemmeno portarla con sé, a Berlino e a Brandeburgo le misure sono più severe.

Ci sarà del gel igienizzante (non tanto quanto in Italia, perché sarà incentivato anche l’uso di acqua e sapone) e le classi verranno riorganizzate in “coorti“, cioè in gruppi, ognuno con la sua area di riferimento. Il distanziamento fisico vale solo tra i vari gruppi e con gli insegnanti, che per età vanno incontro a maggiori rischi per la salute. I componenti delle coorti, invece, potranno dimenticare il galateo della Covid-19 e stare insieme come ai vecchi tempi.

EPA/SASCHA STEINBACH | Scuola in Germania, 12 agosto 2020

La strategia – che è stata richiesta espressamente dal Robert-Koch-Institute, la massima autorità sanitaria tedesca – potrebbe sembrare strana, ma in effetti ha la sua logica: in caso di contagio, la speranza è che l’interruzione della catena di contagio possa essere più rapida. Trovato il positivo, basterebbe isolare i componenti del gruppo. Se non puoi dominare il virus, insomma, almeno gestiscilo.

Fratelli di Spagna

Rientro a settembre, temperatura misurata a casa, mascherine obbligatorie sotto il metro di distanza, ingressi scaglionati per orario. La Spagna si prepara al rientro sulla linea italiana. E anche lì, come da noi, ci sono ancora molti dubbi nell’aria su quanto siano definitivi i provvedimenti. Molto dipenderà dalle scelte che faranno le regioni autonome, che hanno stilato tre diversi piani per tre diversi scenari (uno senza emergenza, uno con una situazione pandemica sotto controllo e un altro qualora la pandemia dovesse ricolpire forte).

In questi giorni, la curva dei contagi in salita sta mettendo a serio rischio il piano di riapertura: la Galizia e la Catalogna hanno già fatto sapere che le scuole d’infanzia e primarie non si terranno al 100% in presenza. Intanto, il ministero dell’Istruzione ha fatto sapere che le linea è quella di creare classi da un massimo di 15 alunni, così da evitare gli assembramenti e mantenere le distanze. Ora Madrid cercherà di disegnare un quadro definitivo il 27 agosto, quando il governo ha convocato un consiglio dei ministri per fare il punto della situazione.

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