Vincenzo De Luca batte tutti, anche sui social è meglio di Trump. E ora rilancia: «Il mio modello si può applicare in tutta Italia»

Da arcigno comunista a “sceriffo”: così il governatore campano si è trasformato in uno dei politici più apprezzati d’Italia. Pugno duro, sarcasmo e precise strategie di comunicazione. Oltre a qualche tolleranza di troppo verso gli “impresentabili”

«In Campania c’è stata un’unità di popolo che è un modello da applicare in tutta Italia». Questo il commento a caldo di Vincenzo De Luca, soddisfatto per il risultato elettorale: continuerà a guidare la sua regione. Deputato, sottosegretario di Stato del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, sindaco di Salerno e poi presidente della Regione Campania, nonostante la i natali a Ruvo del Monte, in provincia di Potenza, nel 1949, deve quasi tutti i suoi successi (oltre all’unica sconfitta) a quel che capita nella politica della Regione Campania. Fino a questa riconferma alle elezioni regionali che, per un percorso come il suo, ha il sapore del trionfo.


Il re dei social

FACEBOOK | In foto Vincenzo De Luca

Ma chi è, come nasce il fenomeno De Luca che ora vanta riuscitissime imitazioni tv e un successo social da far invidia ai leader del pianeta? I suoi primi passi, è bene ricordarlo, li muove nel Partito comunista italiano (nel quale è anche stato segretario provinciale). Ma la sua vera forza la dimostra qualche anno dopo, da sindaco di Salerno, dal 1993 al 2001 e dal 2006 al 2015. Conosciuto come “Vicienzo ‘a funtana”, poiché appassionato di progettazione di fontane monumentali nel centro storico della sua città (Salerno), è riuscito – da presidente di regione – a far uscire dal commissariamento la sanità campana.

Insomma, un treno che non si è mai fermato (e che non intende di certo fermarsi) e che, ai tempi del Coronavirus, ha raggiunto il suo apice di popolarità. Come? Trasformandosi, senza quasi accorgersene, in un vero e proprio re dei social: i suoi discorsi hanno fatto il giro d’Italia e le visualizzazioni ai suoi video hanno toccato numeri che mai avrebbe potuto immaginare. E pensare che, dietro di lui, non c’è Luca Morisi, il social media manager di Matteo Salvini, né un sistema come “La Bestia” che riesce, automaticamente, a intercettare i bisogni degli utenti, dunque dei potenziali elettorali. Dietro di lui, a quanto pare, non c’è un super consulente ma una squadra di poche persone che si occupa (anche) della comunicazione social.

FACEBOOK | Vincenzo de Luca riproposto da un artigiano di Cercola (Napoli) con il lanciafiamme

Vincenzo De Luca – che da poco ha comprato uno smartphone e che, adesso, sarebbe un vero e proprio smanettone – fa tutto da solo. Improvvisa e convince. Le sue battute, tra il serio e il faceto, hanno fatto breccia nei cittadini, e non solo il quelli campani. Basti pensare a battute come «chi porta la mascherina al collo è due volte imbecille» detta durante una visita a un ospedale in provincia di Napoli. O la più famosa: «Se qualcuno vuole fare le feste di laurea gli mandiamo il lanciafiamme»

Vincenzo De Luca batte Donald Trump

Il confronto tra i follower di Vincenzo De Luca e quelli di Donald Trump

Il picco registrato sugli account social di De Luca è di 113mila follower durante una diretta nel pieno della pandemia. Il doppio dei 69mila di Donald Trump dalla Casa Bianca per il “punto Covid”. Ma, ad alimentare la sua popolarità, soprattutto tra i giovani, ci sono anche i «vecchi cinghialoni della mia età coi pantaloni alla zuava», il «fratacchione» rivolto al conduttore Rai Fabio Fazio, le mascherine del «coniglietto Bunny» e gli «occhiali color pannolino» di Matteo Salvini. Un sarcasmo che non ha eguali in politica.

Una delle sue tecniche è sempre stata quella di creare “suspense” attorno alle sue dichiarazioni. Come reagirà Vincenzo De Luca all’attacco del leader della Lega? O, prima del Covid, cosa dirà nella consueta rubrica settimanale di “Lira Tv”, tutti i venerdì alle 14.30? Non interviste rilasciate a chiunque, su qualsiasi giornali, ma appuntamenti fissi. Centellinati.

La strategia dello “sceriffo”

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FACEBOOK | La sua pagina ha oltre un milione di iscritti

Lo “sceriffo” – così lo chiamano tutti – è riuscito nell’impresa impossibile di usare il pugno duro, minacciando più volte di «chiudere i confini» della sua Campania da chi arrivava dal Nord, senza farsi mai odiare. Il paladino dei diritti del Sud che ha riscoperto le enormi potenzialità dei social: certo, avrebbe investito migliaia di euro a settimana per sponsorizzare i suoi post su Facebook, come scrive il Corriere. Non proprio spiccioli. Altro che politico alla vecchia maniera, bravo solo a strette di mano in piazza: lui, nonostante i 71 anni, ha capito tutto. Il leader della “quarantena” parla direttamente alla gente senza, però, essere populista.

E se del sindaco di Messina, Cateno De Luca, ormai in molti se ne sono dimenticati, dell’altro De Luca, Vincenzo, è impossibile non parlarne. E lo dicevano anche i sondaggi: le prime rilevazioni Ipsos, di Nando Pagnoncelli, parlavano di un vantaggio di oltre 20 punti dal candidato di centrodestra Stefano Caldoro con cui lo “sceriffo” si è confrontato per la terza volta negli ultimi dieci anni. E, invece, i dati parlano di un distacco di quasi il 50%.

Gli impresentabili

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ANSA/FABIO FRUSTACI | In foto Nicola Morra, presidente della Commissione antimafia

Peccato che, in questa competizione elettorale, abbia “imbarcato” un po’ di tutto: la maggior parte dei candidati cosiddetti “impresentabili” alle elezioni regionali in Campania erano tutti a sostegno di De Luca. Come mai lo “sceriffo” non ha avuto la «maturità» – così l’ha definita Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie – di cacciare dalle sue liste i soggetti più discutibili? Candidati con le più svariate accuse: riciclaggio, peculato, associazione a delinquere di stampo mafioso, truffa aggravata ed estorsione. Non che il presidente De Luca ne abbia la responsabilità (quella penale è sempre personale) ma, forse, etica e morale sì, per dare il buon esempio ai suoi concittadini e quindi un futuro alla sua regione.

L’ammucchiata

FACEBOOK | In foto Domenico Manganiello

E nelle liste di De Luca – come scrive Repubblica – è finito un po’ di tutto: dalla consigliera di Forza Italia Flora Beneduce, coinvolta in un’inchiesta giudiziaria per corruzione elettorale, ai progressisti di Articolo 1 fino all’ex ministro Clemente Mastella. Repubblica parla di liste «ammucchiata». Ma c’è anche un candidato, Domenico Manganiello, già coordinatore della Lega di Salvini a Nola, che sul suo profilo Facebook ha definito i partigiani «assassini autorizzati dai gruppi di liberazione».

Il quotidiano Domani, invece, fa altri nomi: Ernesto Sica, ex sindaco di Pontecagnano Faiano, in provincia di Salerno, finito nell’inchiesta sulla P3, condannato in primo grado per diffamazione perché avrebbe contribuito alla diffusione di fake news sul conto di Caldoro. Ma anche, dal centro-destra, Carmine Mocerino.

Foto in copertina: ANSA/CIRO FUSCO

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