Riapertura degli stadi, gli scienziati contro le tribune al 25%. Il Cts: «Non ci sono le condizioni per aumentare il pubblico»

La conferenza delle Regioni ha stilato le linee guida per aprire a più tifosi sugli spalti. Ma per il Cts bisognerà aspettare

Altro weekend, altro capitolo dello scontro Stato-Regioni sulla gestione delle riaperture in tempi di pandemia da Coronavirus. Ieri, 25 settembre, la Conferenza delle Regioni ha dato il via libera alla riapertura degli stadi al 25%. Un passo ulteriore rispetto al traguardo raggiunto lo scorso sabato, quando Regioni, Serie A e governo avevano trovato un’intesa sull’apertura delle tribune a mille tifosi. Ma il Comitato tecnico scientifico, che si è riunito oggi, ha bloccato tutto.


Cosa ha deciso il Comitato tecnico scientifico

«Per quanto riguarda la partecipazione del pubblico agli eventi delle diverse discipline sportive e delle diverse serie – scrive il Cts – confermando che essi rappresentano la massima espressione di criticità per la trasmissione del virus, anche in considerazione del recente avvio dell’anno scolastico, il cui impatto sulla curva epidemica dovrà essere oggetto di analisi nel breve periodo, il Cts ritiene che, sulla base degli attuali indici epidemiologici ed in coerenza con quanto più volte raccomandato, non esistano al momento le condizioni per consentire negli eventi all’aperto e al chiuso, la partecipazione degli spettatori nelle modalità indicate dal documento predisposto dalla Conferenza delle Regioni e Province Autonome».

A ogni evento, però, resta fondamentale «assicurare la prenotazione e la pre-assegnazione del posto a sedere con seduta fissa, il rigoroso rispetto delle misure di distanziamento fisico di almeno un metro, l’igienizzazione delle mani e l’uso delle mascherine». Qualora non fosse possibile garantire le misure di prevenzione, allora «i numeri indicati nel dpcm dovranno necessariamente essere ridotti dagli enti organizzatori e posti sotto la valutazione e la responsabilità delle autorità sanitarie competenti». Prima di riaprire gli stadi, però, bisognerà analizzare «i risultati del monitoraggio di impatto della riapertura della scuola e della pubblica amministrazione».

Cosa ne pensa il ministro Speranza

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha commentato ai microfoni di Rai Radio2 di non essere d’accordo con la proposta della Conferenza delle Regioni. Tra i più convinti c’è il presidente della Liguria Giovanni Toti, che ieri ha sostenuto con forza le loro linee guida sugli eventi sportivi – che prevedono (difficili) controlli della temperatura agli ingressi degli stadi e mascherine per tutto il tempo. Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, invece, aveva abbandonato la riunione dicendosi nettamente contrario.

L’alt di medici e scienziati

Il no del Cts era atteso. Sia Ranieri Guerra (anche membro dell’Oms) che Franco Locatelli avevano sottolineato che non era possibile correre un rischio del genere. E a bocciare l’ipotesi di aumentare i posti sugli spalti sono stati anche altri scienziati, come Massimo Galli del Sacco di Milano, il consulente del governo Walter Ricciardi e il virologo di Padova e consigliere del Veneto Andrea Crisanti. Ieri in Italia si sono registrati quasi 2mila nuovi contagi (+1.912), un numero mai così alto dalla fine del lockdown.

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