Il calvario di Patrick Zaki: l’udienza slitta a ottobre. Ma torna a farsi sentire l’ambasciata italiana in Egitto

A prorogare l’udienza di 10 giorni questa volta è stata la tentata evasione di quattro condannati a morte dal carcere di Tora

Il calvario di Patrick George Zaki continua senza spiragli di luce. L’udienza dello scorso sabato non ha significato per lo studente di origini egiziane la possibilità di di incontrare la Corte d’assise. 24 ore di attesa per subìre l’ennesimo rimbalzo. Questa volta però a rallentare l’iter della giustizia egiziana non è stato il Covid-19 ma la tentata evasione di quattro condannati a morte, che hanno ucciso un ufficiale di polizia e due reclute militari. Per «ragioni di sicurezza», come ha fatto sapere uno dei due avvocati di Zaki, Hoda Nasrallah , la custodia cautelare del ragazzo è stata così prolungata per altri 10 giorni. Si attende ora il 7 ottobre per tentare di mettere fine all’assurda detenzione di Patrick Zaki.


Quei post su Facebook pubblicati dal ragazzo ormai molti mesi fa, continuano ad essere considerati dalla giustizia egiziana atti di propaganda sovversiva. Un reato punibile con 25 anni di prigione. Dal mese di febbraio scorso lo studente dell’Alma Mater di Bologna è stato vittima di un sistema di udienze complesso, dapprima cominciato con cadenze di 14 giorni fino poi ad arrivare a ben 45. Dopo la sospensione, da marzo a luglio, causa coronavirus, che aveva impedito al ragazzo di presenziare in aula, ora l’attesa per Zaki sarà fino al 7 ottobre.

Dal Cairo l’ambasciata italiana torna a farsi sentire

Tramite gli attivisti della campagna Patrick Libero, l’ambasciata italiana al Cairo ha fatto sapere che «l’esito delle udienze è in continuo monitoraggio» e che risale a mercoledì scorso una lettera aperta al ministero degli Esteri. L’ambasciata ha scritto per ricordare quanto non abbiano abbassato la guardia e l’attenzione sul Zaki. L’intento dichiarato per il futuro prossimo è quello di «riprendere a presenziare fisicamente» le udienze non appena «la pandemia lo permetterà».

Se dall’ambasciata arrivano segnali di vicinanza, Amnesty International continua a chiedere più attenzione per il caso di Patrick Zaki. Prima che arrivi il 7 ottobre, Amnesty ha ribadito al governo italiano la necessità di «rimettere nella propria agenda il nome di Patrick Zaki, perché, complice l’estate, complice altro, quel nome da quell’agenda è scomparso». Il messaggio del portavoce Riccardo Noury all’Ansa è chiaro e si rivolge anche a tutti i parlamentari, «affinché prendano iniziative in vista del 7 ottobre».

Intanto gli attivisti di “Patrick libero” contano ormai 7 mesi di detenzione da quando Zaki è stato fermato all’aeroporto del Cairo di ritorno da Bologna, lo scorso febbraio. «Anche se le indagini proseguiranno» scrivono nell’appello social, «rinnoviamo la nostra richiesta di rilascio».

Foto di copertina: dalla pagina Facebook Patrick Libero

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