Coronavirus, l’allarme di Gimbe: «Al Centro-Sud il sistema sanitario è a rischio collasso, servono misure urgenti»

Tra il 23 e il 29 settembre i contagi in Italia sono stati 12.114, contro i 10.907 del monitoraggio precedente. In sei Regioni i tassi di ospedalizzazione sono superiori alla media nazionale

Crescono le persone attualmente positive, come anche i ricoverati con sintomi meno gravi e i posti occupati in terapie intensive. I dati dell’ultima settimana, stando al monitoraggio della Fondazione Gimbe, indicano i primi segnali di sofferenza del sistema di tracciamento delle aziende sanitarie territoriali e un incremento della pressione sulle strutture ospedaliere. Il Coronavirus ha ripreso la sua corsa, dopo la fase di stasi dei primi mesi estivi: «In particolare nelle regioni del Centro-Sud, servono misure urgenti per evitare di mandare in tilt i servizi sanitari regionali», dicono dalla fondazione.


I dati nazionali

L’analisi di Gimbe parte dal dato settimanale dei nuovi casi di positività: nel periodo che va dal 23 al 29 settembre i contagi sono stati 12.114, mentre la settimana precedente erano 10.907. Questo aumento è solo parzialmente influenzato dall’incremento dei casi testati, 394.396 nell’ultima settimana a fronte dei 385.324 dei sette giorni precedenti. «Dal punto di vista epidemiologico – si legge nel report -, crescono i casi attualmente positivi. 50.630 contro 45.489. Sul fronte degli ospedali, i pazienti ricoverati con sintomi sono stati 3.048 contro 2.604». Le nuove terapie intensive sono state 271, mentre nella settimana precedente l’incremento era pari a 239. «Aumentano anche i decessi, 137 contro 105». Nel dettaglio, questi i dati con i rispettivi incrementi in percentuale:

  • Decessi: +32 (+30,5%)
  • Terapia intensiva: +32 (+13,4%)
  • Ricoverati con sintomi: +444 (+17,1%)
  • Nuovi casi: +12.114 (+11,1%)
  • Casi attualmente positivi: +5.141 (+11,3%)
  • Casi testati +9.072 (+2,4%)
  • Tamponi totali: +20.344 (+3,2%)
GIMBE | I dati Regione per Regione

Allargando l’arco temporale in analisi, Gimbe rileva che, da metà luglio al 29 settembre, i nuovi casi settimanali sono aumentati da poco più di 1.400 ad oltre 12.000, con incremento del rapporto positivi/casi testati dallo 0,8% al 3,1%. I casi attualmente positivi, invece, sono più che quadruplicati: da 12.482 a 50.630. Ma la situazione, a livello nazionale, appare «sotto controllo – spiega Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe -. Lo documenta anche dalla composizione percentuale dei casi attualmente positivi che si mantiene costante dai primi di luglio. Mediamente, il 93-94% dei contagiati sono in isolamento domiciliare perché asintomatici/oligosintomatici; il 5-6% sono ricoverati con sintomi e quelli in terapia intensiva sono lo 0,5%».

L’attenzione al Centro-Sud

Guardando ai dati relativi alle ospedalizzazioni, in poche più di due mesi sono aumentate da 732 a 3.048 per i ricoverati con sintomi meno gravi, e da 49 a 271 per i posti in terapia intensiva. «Iniziano a emergere differenze regionali rilevanti», sottolinea Cartabellotta. Al 29 settembre, ben sei regioni, quasi tutte del Centro-Sud, fanno i conti con tassi di ospedalizzazione superiori alla media nazionale, ovvero di 5,5 abitanti su 100.000. Nel Lazio, questo valore sale a 12,2, in Liguria a 10,6, in Campania a 7,8, in Sardegna a 7,4, in Sicilia a 6,2 e in Puglia a 5,6.

«Ormai da nove settimane consecutive – conclude Cartabellotta – i numeri confermano la crescita costante della curva epidemica e delle ospedalizzazioni: in assenza di variabili che portino ad una flessione della curva, bisogna prendere atto che il progressivo incremento dei casi attualmente positivi inizia a determinare dapprima segni di sofferenza del sistema di tracciamento da parte dei servizi territoriali e poi di sovraccarico ospedaliero, in particolare nelle Regioni del Centro-Sud».

«Solo il potenziamento territoriale della gestione della pandemia – prosegue Cartabellotta – permetterà di rallentare la risalita della curva epidemica: da un consistente rafforzamento del sistema di testing & tracing a misure adeguate di isolamento domiciliare per evitare contagi intra-familiari; da un’estensiva copertura della vaccinazione antinfluenzale – non solo delle categorie a rischio -, al monitoraggio attivo dei pazienti in isolamento domiciliare».

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