Coronavirus, Cartabellotta (Gimbe): «Il trend ora è esponenziale». Appello ai sindaci: «Trovate il coraggio di imporre lockdown locali» – L’intervista

«L’incremento del rapporto tra positivi e casi testati nell’ultima settimana è stato del 7%, mentre quella precedente era del 4%. È quasi raddoppiato», dice il presidente. «Decisioni locali subito o sarà troppo tardi»

«Quest’estate eravamo una voce nel deserto. Quasi presi in giro, quando dicevamo di fare attenzione. Purtroppo abbiamo avuto ragione». È amaro Nino Cartabellotta, presidente della fondazione bolognese Gimbe – ente indipendente di ricerca e formazione per un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico – guardando ai dati del contagio da Coronavirus in Italia oggi, ma soprattutto ai numeri settimanali che di volta in volta la fondazione da lui guidata analizza.


«Il trend settimanale da lineare è diventato esponenziale», dice a Open. «Abbiamo avuto una salita di contagi che si è stabilizzata intorno a 9/12 mila fino alla fine di settembre. Ora nelle ultime due settimane abbiamo avuto 17.252 casi, l’ultima settimana 35.204. Questa settimana ne abbiamo già fatti 16.135, chiuderemo a 50-55mila. Siamo in una fase di circolazione del virus molto sostenuta, documentata anche dall’incremento del rapporto tra positivi e casi testati che nell’ultima settimana è stato del 7% mentre quella precedente era del 4%. È quasi raddoppiato».

ANSA/TELENEWS | Test per il Coronavirus all’aeroporto Fiumicino di Roma, 15 ottobre 2020.

Cartabellotta, cosa significano questi numeri e queste tendenze?

«Che anche incrementando il numero di tamponi, il virus circola sempre di più di quanto noi lo cerchiamo. E questo inevitabilmente fa schizzare in alto la curva dei contagi. Con l’incremento dei nuovi casi si espande il bacino dei casi attualmente positivi, che nell’ultima settimana hanno fatto un balzo: un enorme volume di contagi che circolano e che diventa occasione di contagio di soggetti fragili e anziani. Questo porta a un incremento di ospedalizzazioni e terapie intensive: dati che purtroppo, nell’ultima settimana da noi monitorata, hanno preso a salire anche loro in maniera esponenziale. I ricoveri sono passati da 3.625 a 5.076 e le terapie intensive da 319 a 525: un incremento in quest’ultimo caso del 60%. E negli ultimi due giorni, quelli non inclusi nel monitoraggio, si sono aggiunte 72 terapie intensive e 720 ricoverati.

GIMBE |L’incremento del rapporto positivi/casi testati passa dal 4% al 7% 

Come siamo arrivati a questo punto? Un’estate vissuta troppo con leggerezza? Una comunicazione troppo “relativizzante”, come detto da Massimo Galli?

«L’estate ha dato l’innesco. Siamo arrivati a fine luglio a toccare un numero minimo di casi che era quello di 1.400 a settimana, mediamente 200 al giorno. L’altro elemento che non è stato sufficientemente analizzato dai decisori e dalla politica è quello dei tempi di risalita della curva dei contagi rispetto a quando iniziano i comportamenti “inadeguati”: medio-lunghi, quindi di circa tre settimane. Come Gimbe, lo ricorderà, ci siamo allarmati a inizio agosto: cominciava la risalita. E poi c’è stato il ritorno in città, si è ricominciato a prendere i mezzi pubblici e a lavorare, hanno riaperto le scuole.

Ora di fatto siamo tornati alla vita normale del paese, con mascherine, distanziamento e divieto di assembramenti come unici elementi per evitare i contagi. E infatti a trascinare i dati regionali sono quasi sempre i capoluoghi, città più popolose e dense: Milano, Napoli, Genova. Sono della linea di Andrea Crisanti: per tenere la situazione sotto controllo bisognava fare più tamponi, isolare i focolai – che un mese fa erano assai meno rispetto a oggi – non fare perdere il controllo dell’epidemia ai servizi territoriali».

Quindi è successo: la tracciabilità dei casi è ormai una chimera?

«L’argine del territorio è saltato e si comincia a vedere la risalita dei casi in ospedale. Sì, la tracciabilità è saltata nella maggior parte delle regioni: quando hai percentuali fino al 20% di rapporto positivi-casi testati in alcune regioni vuol dire che un soggetto su cinque è positivo. È un problema di elevata circolazione, non è solo il fatto che facciamo i tamponi in maniera mirata.

GIMBE | L’impennata dei contagi ha determinato un’espansione a macchia d’olio dei casi attualmente positivi che hanno raggiunto il numero di 87.193

E l’elemento infodemia?

«Il tema della comunicazione sta alle sensibilità individuali. Per me ci sono tre determinanti: i comportamenti individuali, le strategie di trattamento delle autorità sanitarie e le decisioni politiche, non tanto a livello nazionale ma a livello locale».

Ecco, appunto: come fondazione Gimbe chiedete di integrare le misure nazionali con lockdown mirati e locali.

«Sì, anche se impopolari. È un livello di responsabilità che abbiamo ignorato nell’ultimo periodo, parlando sempre di decisioni nazionali o regionali: ma nella fase in cui i contagi erano pochi erano gli enti locali, sindaci in primis, che dovevano mettere in atto misure restrittive. A Napoli il contagio è schizzato già da tre settimane: bastava mettere in atto delle misure. È evidente che i provvedimenti del sindaco sono impopolari di fronte a chi lo ha eletto, però è altrettanto evidente che non mettendole in atto, il contagio esce dal perimetro del Comune e, soprattutto per le grandi città, si diffonde al resto della popolazione. E il livello decisionale sale quindi di livello».

GIMBE | Anche sul versante delle ospedalizzazioni s’impenna la curva sia dei ricoveri che delle terapie intensive, aumentati rispettivamente di 1.451 (+40%) e di 195 unità (+61,1%)

Saranno d’aiuto le restrizioni previste dal nuovo Dpcm?

«Le misure messe in campo produrranno effetti visibili tra tre settimane, un lasso di tempo di sicura risalita dei contagi. Ma rischiano di essere neutralizzate da un lato da questa tendenza esponenziale della curva, dall’altro dall’inverno che avanza. D’estate la gente sta all’aperto, i virus influenzali circolano meno per varie ragioni: ora l’inverno facilita l’influenza e non andiamo verso un periodo facile».

GIMBE | Indicatori regionali settimana 7-13 ottobre

Quindi pensa che sia da mettere in conto un lockdown, per quanto da ogni parte si dica che non è economicamente sostenibile per il Paese?

«Bisogna lavorare per evitarlo. Ma bisogna fare squadra: governo, Regioni, enti locali, cittadini, autorità sanitarie. Se le azioni sono frammentate e coordinate è un problema, perché il virus ha una velocità di diffusione che nemmeno immaginiamo. Lo abbiamo visto, la fase di risalita è stata straordinariamente più rapida di quanto pensassimo. E quando si innesca la fiamma dell’aumento esponenziale diventa impossibile recuperare.

In due giorni abbiamo fatto 16mila casi, quasi un terzo della scorsa settimana: chiuderemo probabilmente a 50-55mila casi. Quello che a me disturba più di tutto della politica è questo dire: aspettiamo i numeri e prendiamo delle decisioni. Sapendo che la decisione presa domani mattina avrà effetto tra tre settimane. Se continuiamo a guardare i numeri di oggi, è evidente che un nuovo lockdown ci sarà: e io stesso non credevo che saremmo arrivati a una situazione di questo tipo. Immaginavo che anche gli enti locali avrebbero preso decisioni tempestive».

GIMBE | Trend settimanale pazienti in terapia intensiva

E la proposta di Crisanti di un lockdown natalizio?

«Si tratterebbe di serrata totale temporanea. Ma la domanda è: come ci arriviamo a Natale? Io questo oggi non lo so. Non possiamo aspettare un lockdown totale a seconda dei casi, quando abbiamo la possibilità di farne di parziali e mirati. Quanto più spostiamo a livello nazionale la decisione, tanto più sarà tardiva e meno controllata la diffusione del virus. Il focolaio va bloccato quando la fiammella si riesce a spegnere con i piedi: se invece parte, è evidente che servono i pompieri. Questo voler demandare le decisioni politiche a un livello superiore mette il turbo a un virus che ha già una sua velocità di crescita: quella che stiamo vedendo in queste settimane».

In copertina ANSA / Luigi Mistrulli | Nino Cartabellotta durante la Convention Fiaso 2018 a Palazzo dei Congressi all’Eur, Roma, 8 Novembre 2018

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