La Polonia vieta l’aborto anche in caso di malformazioni del feto. Proteste per tutta la notte, gas lacrimogeno sui manifestanti – Il video

La polizia ha usato anche spray urticante. Soddisfazione dei vescovi: «Rispetto e tutela dignità dell’uomo in primo piano»

L’aborto è da ora completamente bandito in Polonia: qualsiasi tipo di aborto, anche l’unico che era ancora possibile, ovvero quello per gravi malformazioni del feto. Secondo la Corte costituzionale infatti, intervenuta su una delle legislazioni già più restrittive in tutta Europa sul tema, l’interruzione di gravidanza viola la Costituzione.


La sentenza è stata accolta con lunghe proteste organizzate dai movimenti femministi davanti alla sede della Corte. La polizia avrebbe usato spray urticante sulle manifestanti, secondo la BBC. A Varsavia la mobilitazione è durata per tutta la notte e le forze dell’ordine avrebbero usato gas lacrimogeno contro alcune persone che stavano manifestando davanti all’abitazione del leader del partito di estrema destra di governo (Diritto e Giustizia, PiS), Jaroslaw Kaczynski.

La decisione della Corte

La legge attualmente in vigore in Polonia è stata approvata nel 1993. Permetteva a una donna di abortire solo in tre casi: pericolo di vita per la madre, stupro e grave malformazione del feto. Quest’ultimo è stato finora alla base del 98% delle interruzioni di gravidanza. Secondo il New York Times, la stragrande maggioranza degli aborti legali – 1.074 su 1.100 eseguiti lo scorso anno – era dovuta ad anomalie fetali.

Numeri che, a detta di attivisti e attiviste che sostengono il diritto all’aborto, riflettono già le restrizioni già in vigore: per le donne in Polonia è di fatto già molto difficile abortire e sono costrette ad andare all’estero o a ricorrere ad aborti illegali. Ogni anno, a detta delle organizzazioni femministe secondo quanto riporta Il Post, a optare per queste due vie (l’interruzione di gravidanza clandestina o il viaggio all’estero (in particolare in Slovacchia, Repubblica Ceca, Germania o Ucraina), sarebbero tra le 100 mila e le 200mila donne.

Video @MichalSzczerba/Twitter

La sentenza, letta dalla presidente del tribunale, Julia Przylebska, e contro cui non è possibile ricorrere in appello, è stata approvata con 11 voti a favore e solo 2 contrari e accoglie la tesi di un appello presentato l’anno scorso da 119 parlamentari di destra polacchi secondo cui l’aborto per malformazioni del feto avrebbe violato la Costituzione che protegge la vita di tutti gli individui. Sarebbe contrario, a loro dire, «a tre articoli della legge fondamentale sulla protezione della vita umana (art. 38), sul rispetto e la tutela della dignità umana (art. 30) e sulla discriminazione (art. 32)», come si legge su VaticanNews.

Nel leggere la decisione dei giudici la presidente, Julia Przylebska, vicina al governo conservatore del Paese, ha detto che consentire gli aborti in caso di anormalità fetale avrebbe legalizzato «pratiche eugenetiche nei confronti di un nascituro, negandogli così il rispetto e la protezione della dignità umana».

La battaglia polacca contro le donne

Per Dunja Mijatović, commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, si è trattato di un «giorno triste per i diritti delle donne» e di «una violazione» dei diritti umani Il diritto all’aborto è da anni limitato e comunque sotto attacco nel Paese. I tentativi si sono susseguiti nel tempo. Nel 2016, quando una legge anti aborto era stata fermata da una grande marcia di protesta delle donne – le cosiddette “proteste in nero” (Czarny Protest) con le donne polacche, vestite con abiti scuri, sostenute da grandi mobilitazioni internazionali – e il Parlamento aveva respinto il disegno di legge che introduceva di fatto il divieto totale di interruzione di gravidanza.

Ad aprile del 2020 la maggioranza ultraconservatrice, con l’appoggio di parecchi gruppi religiosi cattolici e dei vescovi vicini al governo, aveva tentato di nuovo di sancire il divieto di aborto con una proposta di legge questa volta rimandata in commissione grazie alle proteste dei movimenti femministi del paese. Come se non bastasse, a fine luglio, l’esecutivo ha sancito l’uscita della Polonia dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne iniziando la procedura di disdetta della Convenzione del Consiglio d’Europa. Secondo il guardasigilli Zbigniew Ziobro la Convenzione ha «concetti ideologici» che il governo non condivide, fra cui quello sul sesso «socio-culturale» in opposizione al sesso «biologico».

Soddisfatta la Conferenza Episcopale

Plauso arriva invece dalla Conferenza Episcopale, che commenta: «Rispetto e tutela dignità dell’uomo in primo piano». Dell’uomo. «Con questa decisione ha confermato che il concetto di ‘vita non degna di essere vissuta’ è in netta contraddizione con il principio di uno Stato democratico governato dalla legge. La vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale ha lo stesso valore per Dio e dovrebbe essere ugualmente protetta dallo Stato», dice il presidente della Conferenza episcopale polacca (Cep), monsignor Stanisław Gądecki.

EPA/Tomasz Gzell | Joanna Scheuring-Wielgus, della coalizione di sinistra, di fronte alla sede della Corte Costituzionale a Varsavia, Polonia, 22 ottobre 2020.

In copertina video Twitter/@marcinterlik | Disordini davanti alla casa di Jarosław Kaczyński tra manifestanti e polizia che usa gas lacrimogeno.

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