Usa 2020, affluenza record per il voto anticipato. Ma sono gli under 30 che potrebbero fare la differenza

Mancano meno di 10 giorni alle presidenziali del 3 novembre, ma in molti Stati americani si è già cominciato a votare, anche di persona. Ecco cosa dicono i primi dati

Sabato anche Donald Trump si è unito ai milioni di americani che hanno già votato alle elezioni Usa. Lo ha fatto in Florida, dove ha trasferito la propria residenza da quando, nell’ottobre del 2019, ha litigato con le autorità newyorchesi. La data ufficiale delle elezioni rimane comunque il 3 novembre – il martedì dopo il primo lunedì di novembre, come da tradizione – ma gli Stati americani permettono di votare in anticipo (il cosiddetto early voting), per posta o, in alcuni casi, anche di persona. Con l’epidemia di Coronavirus è diventata un’alternativa più allettante e, a giudicare dai primi dati, più popolare.


I dati sull’affluenza: si va verso un record?

EPA/KYLE GRILLOT | Il voto in California, 24 ottobre 2020

Se l’andamento attuale dovesse continuare, quest’anno gli Stati Uniti potrebbero vedere un’affluenza record. Stando ai dati (aggiornati al 25 ottobre) del US Elections project dell’Università della Florida, oltre 60 milioni di americani hanno già votato, di cui 19 milioni di persona. Si tratta di oltre il 40% dei voti registrati nelle scorse elezioni del 2016. Se continuano così, in totale potrebbero arrivare a votare 150 milioni di persone, pari al 65% circa degli aventi diritto. Il numero più alto dal 1908.

Anche le file fuori dai seggi sembrano indicare che i presupposti ci sono. Quando la Georgia ha aperto al voto di persona il 12 ottobre, gli elettori nei sobborghi di Atlanta hanno aspettato fino a sette ore per votare. Le stesse scene si sono ripetute a New York, dove l’affluenza potrebbe arrivare fino al 70%. I tre Stati che hanno registrato la maggiora parte dei voti sono anche i più popolosi – e quelli con il maggior numero dei cosiddetti “grandi elettori” (per vincere il candidato ha bisogno di almeno 270 su 538): la California, la Florida e il Texas. Anche in questo caso i numeri sono impressionanti: in California avrebbero votato 6,5 milioni di persone, in Florida 5,7 e in Texas oltre 7 milioni.

Giovani e democratici: chi guida il voto negli swing states?

Ma cosa sappiamo del voto, oltre al dato sull’affluenza? Innanzitutto sappiamo che fino ad ora la maggior parte degli elettori ha votato democratico: il 49% contro il 27,7% che ha preferito Trump. Il dato in sé non è molto sorprendente, sia perché Biden è dato avanti nei sondaggi (in media di 8 punti percentuali), sia vista la cattiva nomea che il voto postale (una delle due forme di voto anticipato) ha tra i repubblicani, a causa anche di Trump che più volte ha messo in discussione la sua legittimità. Infatti se guardiamo i voti di persona, i repubblicani sono leggermente in vantaggio.

Il mese scorso il Washington Post aveva rilevato in un sondaggio che il presidente in carica era in vantaggio di 19 punti tra chi aveva intenzione di votare il 3 novembre, mentre il 67% di chi era intenzionato a votare in anticipo preferiva Biden. Lo stesso Michael McDonald, che gestisce il US Elections Project, ribadisce che le tendenze di voto attuali non ci dicono che saranno i democratici a vincere.

Tufts University –  CIRCLE analysis of Catalist voter files, 21 ottobre, 2020

Ma c’è un altro dato che segna un cambiamento rispetto al 2016, più sorprendente ancora rispetto all’affluenza record nel voto anticipato, comprensibile visto l’emergenza pandemica: è il voto dei giovani. Stando a un altro studio dell’Università di Tufts nel Massachusetts, i cui ricercatori stanno seguendo da vicino il voto degli under 30, al 21 ottobre oltre 3 milioni di elettori tra i 18 e i 29 anni avevano già votato, di cui 2 milioni nei 14 Stati chiave che potrebbero essere determinanti nelle elezioni.

Tra questi c’è anche il Texas, dove hanno già votato quasi 500 mila giovani. Inoltre, in ben 5 Stati, la Florida, North Carolina, Minnesota, Pennsylvania e Michigan, il voto dei giovani è già superiore ai margini di vittoria di quattro anni fa. E con l’eccezione del Minnesota, gli altri quattro Stati votarono per Trump nel 2016.

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