Usa 2020. Il discorso di Donald Trump sui presunti brogli elettorali è pieno di Fake News

Il discorso di Donald Trump per sostenere l’esistenza dei brogli elettorali era privo di prove e ricco di falsità già verificate

Nella serata del 5 novembre 2020, fuso orario americano, Donald Trump si è rivolto alla nazione sostenendo che i repubblicani – e lui in particolare – siano stati derubati attraverso degli «evidenti» brogli elettorali. Trump ha parlato a ruota libera, ripetendo più volte le accuse, negando ai giornalisti la possibilità di fare domande preferendo ritirarsi insieme al suo staff.

Cinque colleghi di PolitiFact hanno sottoposto a verifica il suo intervento, rivelando numerosi casi di disinformazione: «In 17 minuti», riportano nell’introduzione dell’articolo, «Trump ha fatto molte affermazioni imprecise sui conteggi in diversi Stati e sul voto per corrispondenza in generale».

«Molti voti sono arrivati in ritardo»

Come avevo spiegato nell’articolo riguardo ai ritardi nel Nevada, è prevista una tolleranza di sette giorni per l’arrivo dei voti postali purché siano stati inviati entro il giorno delle elezioni, in questo caso il 3 novembre e con data di scadenza dell’arrivo il 10. Questa è una soglia di tolleranza massima, ma i risultati arrivano ben prima di tale data.

Infografica dalla scheda riassuntiva dei fatti e dei miti sulle elezioni in Nevada.

I colleghi di PolitiFact, infatti, riportano che alcuni stati – per legge statale – prevedono un periodo di tolleranza per l’arrivo delle schede via posta, purché la data riportata nel timbro postale non sia successiva al giorno del voto.

«Stiamo vincendo in molte posizioni chiave, poi i nostri numeri calano miracolosamente»

Come in ogni elezione, non sempre il risultato dei primi risultati – diffuso a seguito delle prime segnalazioni dai seggi – si riflette per tutto il periodo dei conteggi fino alla loro conclusione. Trump fa riferimento ai casi della Georgia, del Michigan, della Pennsylvania e del Wisconsin, dove il suo margine di vantaggio si è ridotto e in alcuni casi si è visto superato dall’avversario Biden. Quest’ultimo ha vissuto le stesse esperienze in altri Stati, come la Florida, il North Carolina, l’Ohio e il Texas. Quella di Trump non è una prova e certe situazioni non sono affatto una novità.

Il voto postale è un «sistema corrotto»?

Molti cittadini americani hanno preferito esprimere le loro preferenze evitando le code e gli assembramenti nei seggi elettorali a causa della Covid19. Il voto postale non è una novità, esiste ed è stato più volte monitorato da esperti e analisti che smentiscono la narrativa di Trump che definisce tale sistema «corrotto» senza – ancora una volta – presentare uno straccio di prova.

I colleghi di PolitiFact riportano che negli anni il numero dei voti fraudolenti riscontrati attraverso il voto postale è estremamente raro e di minuscole proporzioni. A sostegno della loro spiegazione riportano due report, uno svolto da un think tank conservatore e uno da parte di un istituto di politica liberale, dove entrambi rivelano l’estrema rarità del broglio elettorale via posta.

I voti postali sono soprattutto pro Biden?

Possibile e Trump potrebbe essere il principale colpevole, del resto lui stesso ha svolto un’intensa campagna denigratoria contro il voto postale e i suoi sostenitori potrebbero aver seguito il suo monito andando a votare personalmente ai seggi. In vista dei rischi di contrarre la Covid19, che Trump ha preso fin troppo alla leggera, i sostenitori di Biden avrebbero preferito l’opzione del voto postale per evitare il contagio attraverso gli assembramenti ai seggi.

La presunta mancanza di verifica delle schede

Trump sostiene che milioni di schede non siano verificate e ritenute, di conseguenza, idonee per essere conteggiate. Vista la situazione legata alla Covid19, gli Stati americani hanno intrapreso delle verifiche sul voto postale. In Nevada, dove il risultato potrebbe assegnare la vittoria a Biden, viene effettuata una rigorosa verifica delle firme per ogni scheda elettorale ricevuta via posta. In alcuni stati, come il New Jersey e la California, è stata pubblicata una guida del processo di verifica delle firme:

Trump, sostenendo che non vi sia un processo di verifica delle firme nel voto postale, riporta il falso.

In Pennsylvania il voto postale è privo di identificazione?

Trump sostiene che in Pennsylvania starebbero conteggiando i voti postali senza alcuna identificazione dell’elettore. I votanti, invece, devono identificarsi per poter ricevere la scheda elettorale, fornendo un proprio documento come la patente o il numero di previdenza sociale.

Il vantaggio nel North Carolina

Trump sostiene che i Repubblicani erano in ampio vantaggio nel North Carolina, ma starebbero improvvisamente trovando schede elettorali a tal punto da ridurre il distacco. In realtà, Biden era in testa nel North Carolina fino a quando non erano stati conteggiati l’80% dei voti, solo in seguito è stato superato da Trump. Insomma, il Presidente ha praticamente scambiato i protagonisti, ribaltando i fatti. Ecco il grafico del voto riportato dal New York Times dove si nota il primo distacco tra i due e il sorpasso di Trump:

Il caso del tubo scoppiato in Georgia e le «sospettose» 4 ore di stop

Durante il suo discorso Donald Trump sostiene che in Georgia sia successo qualcosa di strano. Il conteggio sarebbe stato interrotto per 4 ore – dove poteva succedere di tutto, secondo lui – a causa di un tubo dell’acqua scoppiato lontano dal seggio. In realtà, l’incidente è accaduto presso lo State Farm Arena nel centro di Atlanta, luogo in cui effettivamente venivano svolte le operazioni di conteggio, e il fatto risale alle 6 del mattino del giorno delle elezioni risolto in un paio d’ore, ritardando però l’inizio dei lavori di 4 ore.

Il luogo in cui si era rotto il tubo conteneva effettivamente schede elettorali, ma la direttrice degli Affari esteri della Contea di Fulton, sede di Atlanta, ha dichiarato ai colleghi di PolitiFact che nessuna di queste è stata danneggiata. Trump, alla fine, dichiara il falso sostenendo che l’incidente sia avvenuto in un luogo estraneo alle elezioni.

Il sistema elettorale in Georgia è in mano ai democratici?

Le elezioni in Georgia sono condotte da una divisione speciale del Segretario di Stato Brad Raffensperger, un repubblicano. Anche in questo caso l’affermazione di Trump non corrisponde al vero.

A Philadelphia gli osservatori sono tenuti lontani dal seggio?

Trump ha dichiarato che a Philadelphia gli osservatori sono stati tenuti lontani dai seggi, costretti a usare dei binocoli per controllare i conteggi. Non solo, le finestre dei seggi sarebbero state coperte con fogli di carta e cartoni per impedire di vedere al loro interno.

Una foto pubblicata dal The Philadelphia Inquirer dove un osservatore controlla i conteggi con un binocolo nel seggio di Philadelphia.

PolitiFact spiega che gli osservatori e i rappresentanti dovevano tenere la distanza di sicurezza per via dell’emergenza Covid19. In merito all’oscuramento delle finestre nei seggi i sostenitori di Trump, e lo stesso Presidente, pare facciano riferimento al caso avvenuto a Detroit, nel Michigan, dove gli addetti ai lavori si erano intimiditi dai manifestanti che scattavano foto e video non autorizzati. Alcuni di questi battevano contro le porte e la finestre, impedendo che il lavoro venisse svolto in serenità.

Impedito l’accesso degli osservatori a Detroit?

Si tratta di un’altra accusa del Presidente Trump nei confronti dei seggi in Michigan, in questo caso di Detroit. In realtà, l’accesso è stato negato sia a democratici che repubblicani perché il numero massimo consentito di osservatori per parte era già stato raggiunto: all’interno erano presenti 134 Rep, 134 Dem e 134 apartitici.

Voti duplicati in Michigan?

Trump non ha prove in merito, anche in questo caso. Il dubbio potrebbe venir fuori in base al voto via posta elettronica concesso agli elettori militari all’estero o con disabilità. I funzionari dei seggi devono replicare correttamente il voto nella scheda per essere poi inserita nelle macchine predisposte al conteggio del voto. Nel caso ci fosse un errore, come il duplice passaggio nella macchina della scheda elettorale, verrebbe comunque rilevato dal Board of Canvassers composto sia da democratici che repubblicani, i quali hanno il compito di certificare questi voti.

A Detroit sono arrivate schede in ritardo?

Come sempre Trump non riporta alcuna prova, ma potrebbe aver preso spunto da un video diffuso da alcuni blog e social dove un uomo, al termine della scadenza della consegna dei voti al seggio, sarebbe entrato all’interno del seggio nascondendo dentro delle borse delle schede elettorali.

In realtà l’uomo in questione era un operatore di WXYZ Detroit che stava portando con se l’attrezzatura da lavoro. Il blog che aveva inizialmente pubblicato il video, il Texas Scorecard, ha poi aggiornato l’articolo rettificandolo.

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Ringraziamo i colleghi di PolitiFact per l’enorme lavoro svolto in questi giorni.