Superato lo stato di allerta sulle terapie intensive in Italia: oltre il 40% dei posti letto occupato da pazienti Covid

Si riduce sempre di più la disponibilità nelle rianimazioni per i pazienti affetti da altre patologie. Ecco i numeri

Terapie intensive e ospedali in affanno, mentre l’Italia supera il milione di casi. Agli appelli si affiancano i dati, che appaiono impietosi: all’11 novembre 2020, più del 40% dei letti di terapia intensiva attualmente presenti su tutto il territorio nazionale è occupato da pazienti gravi Covid-19. Un sistema che va in affanno – l’allerta era fissata al 30% – perché già da ora lascia solo il 60% dei posti disponibili a tutte le altre patologie, che non vanno in vacanza durante la pandemia.


Non solo: se come sottolineato dalla Fondazione Gimbe, il numero di ricoverati in rianimazione è da luglio – più o meno stabilmente – circa lo 0,5% delle persone attualmente positive in tutto il Paese, quel dato potrebbe quindi peggiorare sensibilmente con una curva dei contagi sempre più imponente. Sacrificando – come di fatto già è – la risposta del sistema non solo per i casi più gravi di persone positive al virus, ma anche per tutte le altre patologie.

ANSA/FILIPPO VENEZIA | L’unità di terapia intensiva all’ospedale ‘Papa Giovanni XXIII’ di Bergamo, 3 novembre 2020.

I numeri

Gli appelli al lockdown – parziale, totale, chirurgico, generalizzato, purché sia lockdown – da parte del personale medico e infermieristico, ormai, non si contano già più. La seconda ondata di pandemia ha visto, per una prima lunga fase, tanti asintomatici e positivi con un’età media bassa: il dato però aumenta di settimana in settimana, e, per quanto gli asintomatici restino costantemente la stragrande maggioranza, come a marzo, più di marzo ora pazienti anche giovani finiscono in ospedale e in rianimazione.

«Abbiamo raddoppiato i letti in terapia intensiva, immesso nei servizi sanitari oltre 36 mila tra medici e infermieri», rivendica in un’intervista oggi a La Stampa, il premier Giuseppe Conte.

Secondo i dati del ministero della Salute, infatti, all’inizio dell’emergenza l’Italia disponeva di 5.179 posti in terapia intensiva. Ma il raddoppio, per il momento, è di natura ancora potenziale. I posti reali, ad oggi, sono 7.596: 2.417 in più rispetto all’era pre-Covid. Già ad oggi, se ci fosse necessità, questo numero può arrivare a 9.518, perché le Regioni hanno già i ventilatori (dismessi da sale operatorie, o convertendo sale operatorie di chirurgia differibile – quindi non urgenza, non oncologico – o ancora utilizzando i famosi ventilatori distribuiti dal commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri). Il totale delle disponibilità di rianimazione attivabili arriva a quota 11.307, con l’eventuale utilizzo totale di quei 1.789 ventilatori ancora a disposizione e non distribuiti da Arcuri: arrivando così al 105% in più rispetto al livello pre-emergenziale.

Report di Invitalia con i dati al 5 novembre 2020 su dati del ministero della Salute

«Sulle terapie intensive siamo messi molto meglio di aprile», diceva Franco Locatelli il 24 ottobre scorso in un’intervista a il Fatto Quotidiano. «Quando si arriverà a una soglia del 30% di occupazione dei posti letto a disposizione salirà l’allerta, adesso siamo al 1015% e comunque l’attenzione è alta», spiegava allora il presidente del Consiglio superiore di sanità. Ecco, quella soglia – al dato di oggi, 11 novembre, con 3.081 italiani e italiane in rianimazione – sembra essere ampiamente superata: sono occupati oltre il 40,5% dei 7.596 posti letto disponibili in tutta Italia in rianimazione (secondo l’ultimo report pubblicato sul sito di Invitalia e risalente al 5 novembre per il punto settimanale sull’emergenza Covid del Commissario Straordinario). Ovvero il 31,2% dei 9518 letti potenzialmente disponibili, e il 26,3% di quelli complessivamente attivabili. Numeri che rappresentano stime, anche a causa della mancanza di dati disaggregati e di omogeneità nelle variabili comunicate dalle Regioni.

Se poi calcoliamo sulla base dei posti letto potenzialmente disponibili, sempre secondo l’ufficio del commissario straordinario (ovvero 9.518), la percentuale di occupazione ad oggi scende al 32%. Se, ancora, ripetiamo lo stesso calcolo invece per gli 11.307 letti complessivamente attivabili secondo i dati di Invitalia, il dato scende ancora, al 27%. In tutti e tre i casi, la soglia del 30% è se non raggiunta e superata, quantomeno a pochi passi.

E per dare un’idea della velocità di crescita, si pensi che al 5 novembre, data di pubblicazione dell’ultimo report di Invitalia, i pazienti ricoverati in TI risultano 2.391, ovvero il 31,5% del totale dei 7.596 posti letto in rianimazione attualmente presenti, il 25% dei potenzialmente disponibili, il 21% dei complessivamente attivabili.

Il futuro

«In tutto il Paese la crescita del contagio è molto forte, e in alcune regioni raggiunge anche i 1.000 casi per 100 mila abitanti», diceva ieri il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro in conferenza stampa presentando il monitoraggio dei dati della cabina di regia per il periodo dal 26 ottobre al 1° novembre: una fotografia che quindi a oggi rischia di essere già superata dai fatti. «Anche la curva di posti letto e terapie intensive sta crescendo rapidamente e si avvicina ai livelli critici. In alcune regioni sono già stati superati».

Report Cabina di Regia, 10 novembre 2020

In copertina ANSA/FILIPPO VENEZIA | L’unità di terapia intensiva all’ospedale ‘Papa Giovanni XXIII’ di Bergamo, 3 novembre 2020.

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