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Coronavirus, il ministero della Salute conferma: «Per Pfizer potremmo anticipare le vaccinazioni a inizio gennaio»

15 Dicembre 2020 - 16:48 Giada Ferraglioni
Stando a fondi ministeriali, è probabile che in Italia il primo lotto potrebbe essere distribuito qualche giorno prima del previsto
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Ci sono due buone notizie sul fronte dei vaccini contro il Coronavirus. La prima è che l’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, potrebbe anticipare l’approvazione del prodotto di Pfizer/BioNTech. I suoi componenti si riuniranno il 21 dicembre – non il 29 come inizialmente previsto – e, qualora dovesse esserci l’ok, alcuni Paesi europei potrebbero iniziare a distribuire i lotti a partire dal 26 dicembre. La seconda buona notizia è che anche l’Italia potrebbe partire in anticipo rispetto alle previsioni: a confermarlo a Open è lo stesso ministero della Salute. Secondo fonti del ministero, con la conseguente autorizzazione dell’Aifa si potrebbe anticipare il piano di distribuzione di una manciata di giorni, circa 5 o 6, rispetto alle previsioni iniziali. D’altro canto, dice oggi la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. «Ogni giorno conta».

I tempi

L’avvio della campagna di vaccinazione, secondo quanto dichiarato nei giorni precedenti da Domenico Arcuri, sarebbe stato previsto intorno a metà gennaio con le novità di oggi potrebbe quindi essere anticipato ai primissimi giorni del nuovo anno. Non si partirebbe comunque insieme alla Germania, che potrebbe cominciare già a fine 2020 – come invece aveva auspicato l’ex capo dell’Ema Guido Rasi. Ma, come dicono dal Ministero della Salute, è «comunque una buona notizia».

«Insieme alla Germania si è deciso di esporsi pubblicamente affinché le cose vadano più velocemente, senza ovviamente sacrificare la sicurezza», spiegano ancora dal ministero. I numeri della prima tranche, comunque, resteranno gli stessi: 3,5 milioni di dosi per circa 1,7 milioni di persone. «La partenza partirà per un lotto non grandissimo di persone», dicono dal ministero. E considerando anche che delle oltre 200 milioni di dosi destinate all’Italia nei contratti europei, solo 27 milioni riguardano Pfizer, non è l’unico prodotto su cui puntare. «Ma è chiaro che, mentre si aspettano gli altri, prima lo si approva, prima possiamo iniziare».

Lo snodo reale per l’Italia è il vaccino di Oxford prodotto da AstraZeneca, azienda con la quale abbiamo un accordo da 40 milioni di dosi. In questi giorni stava emergendo l’ipotesi della società di destinarlo esclusivamente a un target di under 55, sui quali metà dose del vaccino è efficace al 90%. Sarà così? Su questo il Ministero non ha ancora un’idea chiara: «Andiamo passo per passo. Prima l’approvazione, poi le decisioni».

Foto di copertina: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

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