Via libera dell’Ema a Moderna. Ecco cosa cambia per il piano vaccinale dell’Italia e per gli altri Paesi Ue

di Giada Giorgi

Sicuro ed efficace al 94%, il vaccino arriverà in Italia già dalla prossima settimana. In tutto saranno disponibili 1 milione e 300mila dosi solo nel nostro Paese

L’Europa è ufficialmente a quota 2. Il vaccino anti Covid dell’azienda statunitense Moderna ha ricevuto l’atteso via libera dall’Ema, l’ente regolatore per i medicinali incaricato della valutazione della sicurezza ed efficacia della formula statunitense. Dopo il prolungamento della discussione sui dati che due giorni fa aveva fatto rimandare la decisione, Ema ha oggi concesso l’atteso ok alla seconda produzione autorizzata in Europa, dopo quella di Pfizer – BioNtech. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha commentato: «Una buona notizia per tutti i nostri sforzi nel portare più vaccini anti Covid agli europei» ha detto, sottolineando come il prossimo passo sarà quello di «impegnarsi a tutta velocità» nella diffusione.


Le prime dosi del vaccino Moderna arriveranno in Italia già dalla prossima settimana. Nei prossimi tre mesi, solo nel nostro Paese, saranno disponibili 1 milione e 300mila dosi con cadenza settimanale, ovvero 100mila a gennaio, 600mila a febbraio e 600mila a marzo.

Sicuro ed efficace al 94%, il vaccino Moderna era già stato approvato in Stati Uniti, Canada e Israele e ora verrà distribuito tra gli Stati membri secondo l’azione congiunta definita il giugno scorso dalla stessa Commissione europea. Le 160 milioni di dosi acquistate in tutto da Moderna rappresentano in generale un passo in avanti viste le non poche difficoltà con cui procedono i piani vaccinali di mezza Europa. Sono una conquista meno risolutiva nel caso specifico dell’Italia, acquirente di un numero di dosi che, seppur necessarie, non riusciranno da sole a compensare i ritardi negli obiettivi di copertura di un difficile primo trimestre.

Cosa
cambia per il piano italiano

Per l’Italia parliamo di 10,768 milioni di dosi di vaccino Moderna accordate in tutto, 1,3 milioni nel primo trimestre 2021 che tra 15 giorni esatti si aggiungeranno ai 3,4 milioni della fornitura Pfizer – BioNtech attualmente in distribuzione negli hub italiani. Secondo il piano vaccinale italiano le altre due tranche di fiale arriveranno nel secondo e terzo trimestre del 2021, rispettivamente con 4,7 milioni di dosi a volta. Uno scenario che si avvicina all’obiettivo di tre vaccini autorizzati da mettere in campo già dal primo trimestre, con Pfizer e Moderna capaci ora di rispondere entrambe all’appello. L’attesa rimane per il terzo necessario protagonista. Astrazeneca è ad oggi il più influente candidato per numero di dosi, facilità di distribuzione e costi, ma allo stesso tempo l’incognita più grande in termini di efficacia e sicurezza.

Quanto ci
è costato e come faremo a conservarlo

Quanto ci costa?

Il vaccino Moderna è il più costoso di tutti. Con i suoi circa 18 dollari per dose, la seconda formula diffusa in Europa supera i 12 dollari di Pfizer. Per non contare la differenza con Astrazeneca, il più economico in assoluto con 1,78 dollari per dose.

Come lo conserveremo?

Se sul piano economico Moderna sembra non essere la soluzione migliore, dal punto di vista della conservazione e quindi anche della distribuzione, il vaccino oggi approvato dal’’Ema presenterà condizioni decisamente più agevoli rispetto alle fiale di Pfizer. Le temperature a cui le fiale potranno conservarsi saranno quelle di un normale frigorifero, dai 2° agli 8°C, per circa 30 giorni. Un vantaggio che non tocca i livelli di Astrazeneca, capace fino a prova contraria di temperature di refrigerazione senza limiti, ma che almeno sulla carta renderà più facile la logistica messa in atto a fatica in questi giorni. Ormai nota è la difficoltà nel dover garantire i –70°C alle dosi di Pfizer con appositi ultra congelatori, temperatura necessaria per conservare l’efficacia dell’antidoto. Dopo i 30 giorni di temperatura da frigorifero per Moderna si prevedono condizioni di trasporto e conservazione pari –20°C per la durata di sei mesi.

Come si somministra?

Per ciò che riguarda gli strumenti necessari alla somministrazione, la cosa importante da evidenziare è che per il vaccino Moderna non sarà necessario alcun procedimento preventivo di diluizione. Un aspetto non secondario visti i 5 milioni di fiale di diluente salino che il governo italiano ha acquistato per riuscire a somministrare le dosi BioNtech arrivate su territorio nazionale.

L’impatto sul piano tedesco. E la Francia reggerà?

La Commissione europea ha pattuito con Moderna fino a 160 milioni di dosi. Il pre-accordo di metà novembre si era trasformato poco tempo dopo in un contratto vero e proprio con la successiva ripartizione tra gli Stati membri. Per la Germania la notizia dell’ok a Moderna si aggiunge alle possibili luci in fondo al tunnel per riuscire a recuperare lo svantaggio sulle altre potenze mondiali. Sono 50,5 milioni di dosi quelle che il governo tedesco è riuscito a comprare dall’azienda farmaceutica americana, sempre all’interno dell’accordo europeo. Ma la fame di dosi colpisce anche uno dei piani vaccinali considerato sulla carta tra più promettenti.

A questo proposito le voci degli ultimi giorni parlano di un ulteriore possibile acquisto fuori accordo europeo da parte del governo tedesco, anche per le dosi di Moderna. Non sarebbe la prima volta per la Germania, già acquirente di 30 milioni di dosi Pfizer fuori dall’azione congiunta della Commissione Ue. In Francia invece, come riporta lo stesso Le Monde, le 500mila dosi al mese del vaccino Moderna sono attese con ansia. Dopo le 19.500 dosi arrivate il 26 dicembre e appena 300 persone vaccinate ai primi di gennaio, la Francia spera di accelerare un piano vaccinale che procede drammaticamente a rilento. Con le dosi in aggiunta il punto critico sarà quello di garantire una modalità di distribuzione e somministrazione più veloce ed efficace in tutto il Paese, insieme alla piaga di uno scetticismo che dilaga e preoccupa ancora.

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Giada Giorgi