Le tappe della crisi di governo, dall’atteso strappo di Renzi alla scadenza per il Recovery Plan: il calendario a ostacoli di Conte

Sono almeno quattro le vie di uscita dalla crisi di governo, che inizierà formalmente nella giornata di oggi, con la consegna della lettera di dimissioni firmata Elena Bonetti e Teresa Bellanova

La crisi di governo dovrebbe entrare nel vivo oggi, 13 gennaio: nel pomeriggio sono attese le lettere di dimissioni delle ministre di Italia viva, Elena Bonetti e Teresa Bellanova. Dopodiché, si staglieranno quattro possibilità davanti al presidente del Consiglio Giuseppe Conte: trovare i cosiddetti «responsabili» per una nuova maggioranza che sostenga questo esecutivo, rimpiazzando le due ministre renziane, lavorare a un Conte ter, ovvero stessa maggioranza ma con un esecutivo rinnovato, dimettersi e passare la palla al Quirinale per le consultazioni, senza la certezza di ricevere un nuovo incarico dal presidente della Repubblica, oppure assistere alla formazione di un governo di scopo che accompagni il Paese alle elezioni anticipate di primavera.


Percorso numero uno: i responsabili

Con le dimissioni delle ministre di Italia viva, Conte potrebbe andare dal capo dello Stato già il 14 gennaio. Dopo un colloquio con Sergio Mattarella e senza rassegnare a sua volta le dimissioni, il presidente del Consiglio sostituirà Bellanova e Bonetti chiedendo poi la fiducia a una nuova maggioranza alle Camere. Che siano «responsabili» di Forza Italia o del Gruppo misto, serviranno 18 senatori in sostituzione di quelli di Italia viva per permettere all’esecutivo di riprendere i lavori. La procedura dovrebbe concludersi entro il 22 gennaio: poi ci sarà da correre, per presentare il Recovery Plan alla Commissione europea entro il 15 febbraio.


Percorso numero due: il valzer dei ministeri

Come per il governo dei «responsabili», anche in questo caso la prima tappa per Conte consiste nel salire al Colle. Il premier dovrebbe presentare al presidente della Repubblica già una bozza di accordo per ripartire con la stessa maggioranza, ma un esecutivo diverso. Procedura da concludersi entro il 22 gennaio per poi lavorare al Recovery Plan da consegnare entro il 15 del prossimo mese. In questo percorso, i titolari dei dicasteri più a rischio sono Nunzia Catalfo, al Lavoro, Paola De Micheli, ai trasporti, Enzo Amendola, alle Politiche europee. Ai quali, ovviamente, si aggiungono i posti rimasti lasciati vacanti da Bellanova e Bonetti. Sarebbero inamovibili per volontà del Quirinale, invece, i ministri della Difesa, degli Esteri e dell’Economia.

Percorso numero tre: le consultazioni al Quirinale

La terza via percorribile da Conte è quella in cui spera il leader di Italia viva: il presidente del Consiglio, il 14 gennaio, rassegna le dimissioni. Partirebbero così le consultazioni – brevi – del presidente della Repubblica che, verosimilmente, si concluderebbero entro il 20 gennaio. Dopo aver ascoltato le forze dell’arco parlamentare, Mattarella deciderà, prima della fine del mese, se affidare un reincarico a Conte o dare mandato a un nuovo presidente del Consiglio di formare un governo. I tempi sono stretti, ma la nascita del nuovo esecutivo dovrebbe avvenire entro il 30 gennaio.

Percorso numero quattro: le elezioni anticipate

La quarta via è quella meno probabile: far andare il Paese a elezioni, nel pieno della pandemia del Coronavirus, sarebbe letto come un atto di irresponsabilità. Inoltre, nessun parlamentare eletto ha interesse a far terminare anticipatamente la legislatura, perdendo seggio e stipendio anzitempo. Infine, dopo le dichiarazioni di Bettini e le interlocuzioni avvenute con i senatori del Gruppo misto e di Forza Italia, pare che una maggioranza, con o senza Conte, si troverà. Quella del ritorno alle urne in primavera, tuttavia, resta un’opzione da tenere a mente: dopo le dimissioni del premier e le consultazioni di Mattarella, potrebbe nascere un governo di scopo che guidi il Paese fino alle consultazioni, da celebrarsi entro il mese di maggio.

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