Renzi ritira le ministre dall’esecutivo, ma Pd e M5s blindano il premier. Conte «Grave responsabilità. Italia Viva fa un danno al Paese»

Si è concluso in tarda serata il Consiglio dei ministri. Il premier ha annunciato di aver informato il Quirinale e accettato il passo indietro di Bellanova e Bonetti. Si apre una crisi di governo che deve essere ancora ufficialmente formalizzata

Lo showdown è cominciato, ma l’esito sembra ancora tutto da scrivere, per questa crisi di governo in piena pandemia. Da un lato Matteo Renzi, che dopo giorni di tam tam annuncia e formalizza le dimissioni delle ministre di Italia Viva Elena Bonetti e Teresa Bellanova. Dall’altro Pd e Movimento 5 Stelle che di fatto sembrano blindare il premier, aprendo la strada a un Conte Ter (senza Italia Viva): «Si va avanti con Giuseppe Conte», scrive su Twitter il capodelegazione M5S Alfonso Bonafede. «In questi mesi Giuseppe Conte ha servito il Paese con disciplina ed onore. Avanti al suo fianco», scrive su Twitter il capo delegazione di Leu – e ministro della Salute – Roberto Speranza. #AvanticonConte diventa un hashtag.


«In questi mesi durissimi l’Italia ha potuto contare sul grande impegno di Giuseppe Conte e della squadra di Governo. Ora c’è un Paese da ricostruire #AvanticonConte”», scrive su twitter il segretario del Pd, Nicola Zingaretti. «In Consiglio dei Ministri ho ribadito che chi attacca il Presidente del Consiglio attacca l’intero governo e Giuseppe Conte sta servendo con passione e dedizione il proprio Paese nel momento più difficile della storia repubblicana», scrive su Twitter il capo delegazione Pd Dario Franceschini.

Fonti di governo citate dall’Ansa spiegano che il premier non salirà al Colle stasera. «Ho provato fino all’ultimo minuto utile a evitare questo scenario», dice Giuseppe Conte aprendo il consiglio dei ministri cominciato intorno alle 22 e terminato un’ora e mezzo dopo con l’approvazione del nuovo decreto con le misure di contrasto all’epidemia di Coronavirus e la proroga dello stato di emergenza fino 30 aprile. «Non ci siamo mai sottratti a un tavolo di confronto anche se oggettivamente diventa complicato un confronto quando il terreno è disseminato continuamente di mine difficilmente superabili».

Italia Viva, per Conte, «si è assunta la grave responsabilità di aprire una crisi di governo». Un «notevole danno che si sta producendo per il nostro Paese per una crisi di governo nel pieno di una pandemia e di una prova durissima che il Paese sta attraversando», dice ancora al tavolo del cdm secondo quanto ricostruisce l’Ansa. Le dimissioni delle ministre di Iv «mi sono state comunicate attraverso una comunicazione via mail e che accetto. Naturalmente questa sera ho informato della situazione il Presidente Mattarella».

L’opposizione all’attacco

L’apertura della crisi vede l’opposizione invocare elezioni immediate. «Bisogna fare presto», dice in serata il centrodestra dopo un vertice tra i leader Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani. «L’Italia non può aspettare le liti, i giochini e le reciproche accuse dei partiti di governo, di Conte e Renzi, dei Cinquestelle e del Pd. Il centrodestra è la prima forza politica del Paese e, dopo un vertice che ha confermato la grande compattezza della coalizione, chiede che il Presidente del Consiglio prenda atto della crisi e si dimetta immediatamente o, diversamente, si presenti domani in Parlamento per chiedere un voto di fiducia.

Se non ci sarà la fiducia, la via maestra per riportare al governo del Paese una maggioranza coesa ed omogenea, con un programma condiviso e all’altezza dei problemi drammatici che stiamo affrontando, resta quella delle elezioni. Ci affidiamo alla saggezza del Presidente della Repubblica per una soluzione rapida: i partiti del centrodestra ribadiscono con chiarezza la loro indisponibilità a sostenere governi di sinistra».

La maggioranza

Nella (attuale) maggioranza di governo, tra i primi a commentare – e criticare – la decisione di Renzi c’è il numero due del Partito Democratico: «Grave errore fatto da pochi che pagheremo tutti», scrive su Twitter Andrea Orlando, vicesegretario del Pd.

«Da Italia Viva un errore contro l’Italia. Noi abbiamo bisogno di investimenti, lavoro, sanità, di combattere la pandemia. Non di una crisi di governo», attacca su Twitter il segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti. L’ufficio politico del Pd è convocato per domani mattina per fare il punto sulla crisi. A partecipare saranno Zingaretti con i suoi vice, i capodelegazione, i capigruppo, e l’incontro è allargato ai ministri.

«Mentre il Paese affronta con fatica, impegno e sacrificio la più grave crisi sanitaria, sociale ed economica della storia recente, Renzi sceglie di ritirare la propria delegazione di ministri. Credo che nessuno abbia compreso le ragioni di questa scelta», twitta il capo politico reggente del M5s Vito Crimi.

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, secondo fonti citate dall’Ansa, sarebbe molto preoccupato per gli sviluppi politici delle ultime ore. «Segue da vicino ogni passaggio, insieme al capo politico Vito Crimi e agli altri ministri M5S, per dare il massimo supporto a fornire ogni contributo possibile al presidente del Consiglio».

La versione di Renzi

«È molto più difficile lasciare una poltrone che aggrapparsi allo status quo. Noi viviamo una grande crisi politica, stiamo discutendo dei pericoli legati alla pandemia – ha dichiarato Renzi nel corso dell’attesa conferenza stampa pomeridiana in cui ha dato l’annuncio delle dimissioni degli esponenti renziani dell’esecutivo (Bellanova, Bonetti e Scalfarotto) – Davanti a questa crisi il senso di responsabilità è quello di risolvere i problemi, non nasconderli». La crisi politica, per il senatore di Scandicci, «non è aperta da Italia Viva, è aperta da mesi». E «la si affronta nei luoghi istituzionali, non negli spot su Facebook ma ai tavoli politici e nelle aule del Parlamento».

«Lasciare un incarico di governo richiede lunghissime, dolorose e assai profonde considerazioni», scrivono Teresa Bellanova, Elena Bonetti e Ivan Scalfarotto in una lettera a Conte. Abbiamo deciso di rimettere il nostro mandato in nome della dignità e della nobiltà della politica e della nostra libertà e responsabilità individuale».

Il colloquio di Conte con Mattarella

Nel pomeriggio, Giuseppe Conte aveva porto un ramoscello d’ulivo al senatore di Scandicci dopo essere salito al Quirinale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In un incontro interlocutorio, Mattarella avrebbe ribadito al premier la necessità di uscire velocemente da questa condizione di incertezza, a fronte dell’allarmante situazione causata dalla pandemia. E proprio lo stato della coalizione è stato uno dei temi principali affrontati tra il premier e il presidente della Repubblica.

Sulla possibilità di una crisi di governo Conte non si era sbilanciato: «Spero non ci sarà. Una crisi ora – ha aggiunto – non sarebbe capita dal Paese. Stiamo lavorando a un patto di legislatura». Maggioranza che, senza il sostegno di Renzi al Senato, verrebbe a mancare. A quel punto, Conte aveva chiarito che non sarebbe andato a cercare voti qua e là per ricompattare l’esecutivo: «Serve una maggioranza solida».

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Zingaretti: «Si faccia di tutto per riprendere il dialogo nella maggioranza»

ANSA/MASSIMO PERCOSSI | Il segretario del PD Nicola Zingaretti

«Bisogna correre e non pregiudicare il lavoro. Si faccia di tutto per riprendere il dialogo, il confronto nella maggioranza, per trovare una soluzione alla crisi e affrontare con responsabilità i prossimi decisivi passaggi come lo scostamento di bilancio e i ristori economici alle imprese», aveva scritto Nicola Zingaretti in una nota. «Si lavori come abbiamo insieme deciso al patto di legislatura in tempi certi e brevi con buonsenso e facendo prevalere il bene comune e la buona politica. Si può fare».

Beppe Grillo: «Stiliamo un patto tra tutti i partiti»

Ansa | Il fondatore del M5s Beppe Grillo

Anche Beppe Grillo, fondatore di uno dei due partiti di maggioranza – il Movimento Cinque Stelle – si era fatto portavoce della lettera aperta del deputato pentastellato Giorgio Trizzino, invitando i partiti a lavorare insieme per il bene del Paese. «Stiliamo insieme un patto tra tutti i partiti e lavoriamo per la ricerca di un obiettivo condiviso che altro non può essere che la ricerca del bene comune per il Paese».

E ancora: «Lavoriamo uniti», spiegava nel messaggio postato su Facebook. Una crisi, ora, non è la strada più giusta: i drammi legati alla pandemia da Coronavirus dovrebbero «indurci a riflettere sull’opportunità di continuare sulla strada di polemiche sterili e strumentali che in questo momento servono solo a dividere le energie di tutti coloro che devono occuparsi di rappresentare il Paese intero».

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