Crisi di governo, Renzi non cede all’ipotesi di rimpasto: «Conte non ha i numeri. Il Pd? Si suicida nel nome di un premier sovranista»

di Redazione

Il leader di Italia Viva: «Il premier è convinto di avere i voti in Aula. Un errore politico e un azzardo numerico». E sul Recovery Plan dopo l’incontro con Gualtieri: «Solo approssimazioni e nessun contenuto»

«Non chiedetemi di essere paziente» aveva detto Giuseppe Conte ieri, 9 gennaio, in un post su Facebook che risuonava come un’ultima chiamata a Matteo Renzi. La prospettiva dei prossimi giorni è quella di un piano di marcia serrato: martedì 12 gennaio l’approvazione del Recovery Plan, poi il tavolo per il patto di legislatura e, infine, un corposo rimpasto. Se Italia Viva la respingerà – fa intendere il premier – è pronta la sfida in Aula (in piena crisi da Coronavirus). Ma Renzi fa ancora resistenza: non cede, dice, nemmeno davanti a un Ministero di peso per lui e i suoi. E dubita che quello del premier sia un piano realistico: «Conte è già convinto di avere i voti in Aula, forse di Forza Italia: ma mi sembra un errore politico e un azzardo numerico».


Ora salta fuori anche un elenco, in 30 punti, con tutte le questioni politiche aperte nella maggioranza che il leader di Italia Viva avrebbe avanzato il 6 gennaio scorso al dem Goffredo Bettini. Dal Mes ad Autostrade, dal fisco al Ponte sullo stretto, dalle riforme alle prossime comunali: Conte – avrebbe spiegato Renzi – non ha mantenuto l’impegno di chiudere i tavoli sul programma entro novembre. «Con chi si scrive un accordo serio? In che tempi? Chi garantisce che gli impegni si mantengano? Italia Viva è pronta da mesi. Gli altri?», avrebbe tuonato. E, intanto, nella notte avrebbe detto ai parlamentari del suo partito che, senza risposte, «non apriamo la crisi ma lasciamo le poltrone».

Le modifiche al Recovery Plan non bastano

A Renzi non è bastato nemmeno l’incontro con Roberto Gualtieri, ministro del Tesoro, sui contenuti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). «Solo approssimazioni e nessun contenuto», ha detto in un’intervista a la Repubblica. Italia Viva ha presentato 62 richieste di correzioni al testo e ora, prima di dire se siano soddisfatti o meno, vogliono vedere la nuova versione. Non bastano, quindi, le modifiche su infrastrutture e sanità già ottenute: se il piano definitivo non soddisferà le loro richieste, al prossimo Cdm andrà in scena lo showdown.

I renziani ormai sono allo scontro aperto su tutto: chiedono a Conte di dire sì al Mes – pur conoscendo le difficoltà che avrebbe nel far passare la decisione con il principale azionista di governo, il M5s -, premono sulla delega dei servizi segreti, lo accusano di non aver criticato esplicitamente il presidente uscente Donald Trump per i fatti di Capitol Hill. E criticano anche il Partito Democratico, che non si è detto disponibile a un governo senza Conte o a esecutivi tecnici. «Non esiste – dice Renzi – che il Pd si suicidi in nome della difesa del premier, che ha firmato con Matteo Salvini i decreti sicurezza e che si è proclamato populista e sovranista al fianco di Trump».

«Non è una questione personale»

La questione sembra diventata un braccio di ferro tra Giuseppe e Matteo, oltre che tra gli uomini politici. Una disputa personale. Ma il fondatore di Iv smentisce: «Magari fosse una questione di relazione umana: la verità è che noi facciamo proposte politiche e cadono nel vuoto». Su una cosa i leader dell’esecutivo e di Iv sono d’accordo: «Non c’è più tempo». Dopo le aperture verso le richieste di Renzi, Conte non sembra più disposto a tirarla ancora per le lunghe. Ma i renziani restano pronti alla rottura con le dimissioni delle due ministre, Elena Bonetti e Teresa Bellanova, sulla punta delle dita. E la crisi di governo è uno scenario tutt’altro che spazzato via.

Foto in copertina: ANSA/ANGELO CARCONI

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