Crisi di governo, si salva almeno il Recovery Plan. E Bellanova insiste: «Pronta a dimettermi»

di Redazione

Nel mentre, il leader di Italia Viva imputa l’eventuale crisi di governo al premier: «Non siamo noi a cercare la conta, noi chiediamo più vaccini, più soldi a cultura e teatro, ai giovani»

Non si spegne la polemica tra Matteo Renzi e il premier Giuseppe Conte. Il senatore, leader di Italia viva, ha un pacchetto di parlamentari essenziali all’esecutivo per andare avanti. E negli ultimi giorni, in seguito alle divergenze su come investire i 196 miliardi del Next Generation EU, ha fatto ventilare l’ipotesi delle dimissioni delle ministre del suo partito, Teresa Bellanova ed Elena Bonetti. Una possibile crisi di governo che metterebbe a repentaglio, tra le altre cose, lo scostamento di bilancio di 20 miliardi del cosiddetto decreto Ristori 5.


Ma «del cambio di governo a me interessa zero – è tornato a ripetere Renzi ai microfoni di Rtl 102.5 stamane -. Il problema non è come si cambia il governo, ma come si affronta questa pandemia». Conte, dal canto suo, si concentra sulla pandemia e avverte: «Dopo Gran Bretagna, Irlanda e Germania sta arrivando anche da noi un’impennata dei contagi: non sarà facile, dobbiamo fare ancora dei sacrifici».

E a riaccendere la tensione nella maggioranza, nel pomeriggio a poche ore dal Cdm in cui dovrà essere approvato il testo del Recovery Plan sono arrivate anche le dichiarazioni della ministra Teresa Bellanova che, ai microfoni di SkyTg24, ha dichiarato: «Si è discusso in Cdm dalle 21 all’1 di notte se aprire il 7 o l’11 le scuole, mentre ancora oggi c’è incertezza: possiamo dire che è indecente?». Il ministro dello sviluppo economico del Movimento 5 stelle, Stefano Patuanelli, dalle colonne de La Stampa ha lanciato dal canto suo un monito al senatore di Scandicci: «Questa legislatura finisce con Giuseppe Conte. Oggi, domani, o nel 2023. Se Conte cade, si va a votare».

E Renzi, aggiunge Patuanelli, ha convenuto con il resto dell’esecutivo sulla necessità di approvare subito «questo benedetto Recovery Plan». Si tratta «in larga parte di prestiti che vanno spesi per creare posti di lavoro e per dare soldi alla sanità». Domani, martedì 12 gennaio, ci sarà – come confermato nel pomeriggio dal ministro della Salute Roberto Speranza – il Consiglio dei ministri che varerà il testo del piano del governo: è probabile che Italia viva darà il suo via libera all’approvazione del piano, chiedendo tuttavia qualche ritocco.

Il rimpasto all’orizzonte

«L’accordo in generale non lo darei per fatto, ci sono molte questioni aperte. Ma sul Recovery siamo contenti che sia passata la nostra linea. Non è una cosa di questo governo e di questa maggioranza, è fondamentale che si metta in sicurezza e che non si intralci il percorso per portarlo in Parlamento», ha affermato in mattinata ad Agorà il vicesegretario del Partito democratico, Andrea Orlando, subito dopo le dichiarazioni di Renzi in radio.

Non è scongiurato, però, il rimpasto di governo: con la costante di Conte a guidarlo, da più fronti arrivano suggestioni per la creazione di un nuovo esecutivo che includa i leader dei partiti o comunque figure di primo piano. Tra i nomi più frequenti nei retroscena ci sono la renziana Maria Elena Boschi e il dem Andrea Orlando. Sul punto, però, Renzi ha precisato: «Io non ho mai chiesto la conta in Aula, Conte ha detto “ci vedremo in aula”, non siamo noi a cercare la conta. Noi chiediamo più vaccini, più soldi a cultura e teatro, ai giovani».

«Se ora Conte e Casalino vogliono la conta in aula spero solo che abbiano fatto bene i conti dei numeri», ha detto Renzi. Per poi ribadire i principi insindacabili che potrebbero portare Italia viva a dare il via libera al Recovery Plan: «Io sono antipatico, non guardate me, ma guardiamo la sostanza. Noi abbiamo il maggior numero di morti, il peggior livello di Pil e siamo il Paese che ha fatto le chiusure più toste. Io dico: “non buttiamo via i soldi che abbiamo”. Non ci frega nulla delle poltrone, ma non si buttino via i soldi che non torneranno mai più. O li spendiamo bene o spendeteli senza di noi. Io voglio avere la coscienza a posto».

Bettini (Pd): «Sì al dialogo con il centrodestra»

Benché ammetta che il rapporto con Renzi «nelle settimane passate è stato problematico, ma franco», Goffredo Bettini, punto di riferimento del Pd quando bisogna trattare con le differenti forze politiche, non pensa che «si possa sostituire Renzi con un gruppo di responsabili. Anche se ritengo utile interloquire in particolare con quella parte liberale di Forza Italia che in questi giorni ha posto questioni politiche con grande responsabilità e intelligenza», dice oggi in un’intervista al Corriere della Sera. Tradotto? Il governo dovrebbe reggere l’onda d’urto per approvare il Recovery Plan, ma qualcosa si muove verso il centrodestra per scongiurare, nel caso di rottura con Italia viva, il ritorno alle urne.

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