Governo, tensione al vertice sul Recovery Plan ma resa dei conti rinviata. Italia Viva: «Ci sono le condizioni per la rottura»

Stamattina, la renzianissima Teresa Bellanova aveva definito l’esecutivo giallorosso «un’esperienza al capolinea», un capitolo «consumato»

Un vertice concluso dopo più di tre ore e ad alta tensione, con accuse incrociate di ritardo e immobilismo, un nulla di fatto – almeno per il momento – e un rinvio della resa dei conti. «Per tenere in ostaggio un documento, il documento dovrebbe essere disponibile, in mano ai ministri o agli esponenti della maggioranza. Ma il documento sul Recovery Plan non c’è. Finché non c’è un testo completo, dove si capiscano puntualmente i contenuti, non c’è alcun motivo di essere convocati in Consiglio dei Ministri». Sarebbe questo, secondo Ansa, il ragionamento della delegazione di Italia Viva nel corso della riunione di maggioranza, augurandosi che il testo venga recapitato 24 ore prima.


Il premier Giuseppe Conte ha incontrato incontrando i capidelegazione per discutere il Recovery Plan sul piano post Coronavirus da presentare all’Unione europea. «Il Paese non può permettersi un ritardo perché questo comprometterebbe la nostra ripresa e sarebbe imperdonabile rispetto ai cittadini», ha detto Conte nel corso del vertice di governo, sottolineando che il Recovery plan non può essere lo strumento per definire tutte le questioni aperte nella maggioranza. Il Pd, secondo quanto riportato da Ansa, chiede di «procedere in fretta», ma tutto sommato cerca la collaborazione, così come LeU e il M5s.

Al contrario, IV sta «mettendo paletti su tutti gli aspetti» del documento. «I partiti non possono commissariare il Consiglio dei ministri», avvertono i dem. Fonti di maggioranza dicono che Iv vorrebbe addirittura chiedere il rinvio del Recovery (mentre però, in televisione in contemporanea, il leader Matteo Renzi dice: «Bisogna fare in fretta»). L’accusa viene rigettata a stretto giro dagli stessi renziani. «Far saltare il Recovery plan sarebbe da pazzi, portiamolo in Consiglio dei ministri il prima possibile e diamo al Parlamento la possibilità di lavorarci in maniera collegiale. Il recovery è un patrimonio ottenuto per il Paese, non per un singolo partito», replica il guardasigilli e capodelegazione del Movimento Alfonso Bonafede.

Le tensioni

Quello di stasera è l’incontro che precede il cruciale Consiglio dei ministri dei prossimi giorni, ma quella di oggi è tutt’altro che una formalità. Per Italia viva, alla vigilia, l’evento avrebbe potuto trasformarsi nella resa dei conti finale. Ma il partito non ha portato al tavolo un nuovo documento: si è invece presentato con 62 osservazioni alla bozza precedente del piano.

Quando il vertice ha preso il via, la delegazione di Italia Viva ha chiesto al premier di ricevere il testo completo del piano: «quella ricevuta è infatti una sintesi di 13 pagine». E ancora: «si è perso già troppo tempo, daremo la nostra valutazione in 24 ore», hanno detto. A infiammare ulteriormente il clima nella prima ora del vertice, sarebbe stato il capogruppo di Iv al Senato Davide Faraone che ha esordito criticando le bozze ricevute (non abbastanza dettagliate) e rilanciando con la richiesta del Mes e del Ponte sullo Stretto.

Richieste giudicate fuori luogo dal ministro Roberto Gualtieri che ha ribattuto spiegandogli che non si poteva presentare al vertice con il Piano di 130 pagine scritto senza prima aver concordato con i partiti le linee strategiche e aver capito se erano d’accordo o no con le modifiche già apportate dal Mef su richiesta dei partiti: se l’avesse fatto, Iv l’avrebbe attaccato per questo.

Matteo Renzi

«Vorrei un governo Conte, non Conte, che dia un futuro all’Italia, che sblocchi le infrastrutture», ha detto in serata il leader Iv Matteo Renzi nel corso di un’intervista a Stasera Italia su Rete4. «Io vorrei un governo che dia agli italiani il senso dell’urgenza perché questo governo, in questo momento, a me sembra fermo. Il 22 luglio abbiamo chiesto questa cosa, poi abbiamo detto di sbloccare i cantieri». E ha poi fatto marcia indietro, richiamando all’ordine i suoi: «Io sono sempre stato a favore del Ponte sullo stretto ma non può stare nel Recovery: le questioni sono la sanità e la scuola».

«No a nuove elezioni»

«Non penso che si andrà a nuove elezioni», dice il coordinatore nazionale di Italia Viva, Ettore Rosato, in un’intervista rilasciata stasera all’emittente locale bresciana Teletutto all’interno della trasmissione Messi a fuoco. «Con tutto il rispetto per il presidente del Consiglio, non è Conte che sta salvando il Paese e, come ognuno di noi, non è indispensabile», dice il coordinatore, alimentando ulteriormente l’aria di crisi. «Se ci sarà una crisi di governo si affronterà con le procedure previste».

E ha poi aggiunto: «Il presidente Conte ci sfida ad andare in Senato. Andiamo in Senato. È la bellezza della democrazia e vediamo chi avrà ragione sul piano dialettico e su quello numerico. A marzo quando finirà il blocco dei licenziamenti avremo una crisi occupazionale senza precedenti in Italia e mi chiedo se questo governo sta mettendo in campo tutte le misure che servono per fronteggiare la crisi. Oggettivamente no. Abbiamo bisogno di fare molto di più»

Il clima pre-vertice

Stamattina, la renzianissima ministra Teresa Bellanova aveva definito l’esecutivo giallorosso «un’esperienza al capolinea», un capitolo «consumato». Nel pomeriggio Nicola Zingaretti, segretario del Partito Democratico, ha riunito i suoi per una video-discussione in vista della serata, e per confrontarsi sulla bozza del piano di ripresa L’intento è quello di arginare gli intenti bellicosi di Italia Viva: «Non è tempo di salti nel buio, ora è il tempo della responsabilità», ha detto.

Di Maio: «No ai giochi di palazzo»

Luigi Di Maio, ministro degli Esteri ed ex capo politico del M5s, dice no ai «giochi di palazzo»: «Questo governo deve andare avanti – ha detto al Corriere della Sera -, perché il Paese non può rischiare di cadere nell’immobilismo, non sono accettabili giochi di palazzo. Conte va rispettato e sostenuto». Anche da Liberi e Uguali arrivano inviti alla compattezza, grazie anche alla revisione del punto sulla sanità nella bozza: «Sono state accolte molte nostre richieste sulla sanità – dicono i capigruppo di LeU Loredana De Petris e Federico Fornaro -, per la quale sono stati raddoppiati gli stanziamenti, ma anche per il Mezzogiorno, i giovani e la formazione, la parità di genere, le infrastrutture sociali e il turismo».

In diretta su Rai2, Bellanova ha passato la palla a Conte, dichiarando che «il premier dovrebbe prendere atto che questa esperienza è al capolinea, e dire se siamo in grado tutti di ripartire. Il tempo per quanto mi riguarda è finito: ora servono risposte». L’assalto politico ai miliardi europei, insomma, rischia di far crollare le colonne – già fragili – di un governo messo alle strette dalla crisi sanitaria.

I protagonisti

La riunione è stata allargata anche a due delegati per ognuno dei partiti di maggioranza, insieme a Dario Franceschini (Pd), il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (M5s), la ministra dell’Agricoltura Bellanova (Iv) e il ministro della Salute Roberto Speranza (Leu). Per il M5s ci sono la viceministra Laura Castelli e la sottosegretaria Laura Agea, per il Pd il vicesegretario Andrea Orlando e la presidente della conferenza delle donne Cecilia D’Elia. Per Leu, invece, i capigruppo Fornaro e De Petris, mentre per Iv Maria Elena Boschi e Davide Faraone.

Immagine di copertina: ANSA/Giuseppe Lami

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