Orlando furioso con Renzi: «Tiene unita Italia viva con l’ambiguità. In maggioranza? Bisogna capire se pone il veto su Conte o no»

«Per riprendere Renzi in maggioranza bisogna capire se è vero quello che ha detto al Quirinale o se è vero quello che ha fatto uscire dopo sulle agenzie. Dipende dal veto su Conte», ha detto il vicesegretario dem

La delegazione del Partito Democratico, durante le consultazioni con il Capo dello Stato Sergio Mattarella, ha ribadito la propria compattezza attorno alla premiership di Giuseppe Conte e all’alleanza con il MoVimento 5 Stelle. Ma dopo il confronto con il presidente della Repubblica, la delegazione dem non ha raccolto le domande della stampa. A parlare son stati però gli sguardi. Quello del segretario dem Nicola Zingaretti è sempre stato basso, senza mai scollarsi dal foglio delle dichiarazioni rilasciate ai giornalisti. Ma anche i volti degli altri componenti della delegazione del Pd (costituita, oltre al segretario, anche da Andrea Marcucci, Graziano Delrio, Valentina Cuppi e Andrea Orlando), sono risultati abbastanza cupi e indisposti.


ANSA/AGF POOL/ALESSANDRO SERRANO | Andrea Marcucci (S) e Nicola Zingaretti (C) al termine delle consultazioni al Quirinale

Orlando: «Ritorno di Renzi in maggioranza? Deve dire se ha posto il veto su Conte»

Un’insofferenza taciuta in sede istituzionale, ma esplosa con forza nelle parole del vicesegretario del Pd Andrea Orlando, ospite di Lilli Gruber a Otto e Mezzo su La7. «Per riprendere Renzi in maggioranza bisogna capire se ha posto un veto su Conte o no, cioè se è vero quello che ha detto al Quirinale o se è vero quello che ha fatto uscire dopo sulle agenzie», ha dichiarato l’esponente Pd in riferimento al fatto che l’ex sindaco di Firenze dopo le consultazioni non ha esplicitato di aver posto o meno un veto sul nome di Giuseppe Conte, ma al contempo avrebbe fatto circolare la notizia che il veto su Conte, de facto, c’è stato.

Certo, un “veto sospeso”: «Noi non siamo ancora disponibili all’incarico a Conte», si legge in una nota fatta uscire dai renziani. Fughe di notizie che hanno indisposto il vicesegretario dem ed ex collega di partito di Matteo Renzi, che ha sbottato: «Ma cosa vuol dire? Non esiste un veto a scadenza. La Costituzione dice altro: i nomi vengono prima dei contenuti e prescrive che il Presidente della Repubblica debba dare un incarico a una persona che poi va dalle forze politiche e chiede il consenso su un programma. Noi del Pd non crediamo che Renzi non voglia suggerire al Capo dello Stato come risolvere la crisi»

Orlando: «Renzi astuto, tiene unita Italia viva usando l’ambiguità»

In qualsiasi caso, a detta del vicesegretario dem, «domani Renzi dovrà chiarire se ha posto un veto su Conte oppure no». «Ci troviamo in una situazione in cui non bisogna scherzare col fuoco – ha aggiunto Orlando, anticipando le scuse per il linguaggio non propriamente aulico che avrebbe usato da lì a poco –. Stiamo discutendo di una questione da cui dipende se questo Paese, a livello europeo, si spu****a definitivamente oppure no, dato che è stata aperta una crisi di governo quando ci avevano appena dato 209 miliardi di euro». 

E che la situazione con Renzi sia ai ferri corti è emerso anche dalle osservazioni di Orlando sulle mosse del leader di Italia Viva in questa crisi: «Penso che Renzi sia stato astuto ad assumere una posizione di astensione prima (in riferimento all’astensione di IV sul voto di fiducia al premier in Senato, ndA) e di vaghezza poi sul reincarico a Conte. Questo perché tiene insieme posizioni molto diverse all’interno del proprio gruppo: aver mantenuto questa ambiguità ha garantito anche l’unità di Italia Viva». 

Orlando ha offerto anche un’implicita risposta alle accuse lanciate dallo stesso leader di Italia Viva in merito alla “quarta gamba” costituita dal gruppo “Europeisti – Maie -Centro democratico”, nato grazie all’ingresso nel gruppo dell’ex senatrice Pd Tatjana Rojc, “prestata” per raggiungere le dieci unità necessarie alla formazione del gruppo al Senato: «Un giorno ci accusano di mercimonio e di mercato delle vacche – ha sbottato Orlando – ora ci viene detto che non abbiamo fatto abbastanza per convincere senatori di Italia Viva». 

Orlando: «Per il Pd o Conte-ter o elezioni, ma deciderà Mattarella»

«Attualmente – ha continuato Orlando – non c’è alternativa di maggioranza nella zona del centrosinistra, ma non ci siamo improvvisamente innamorati dei Cinque Stelle». Quel che è certo è che il Pd, anche in caso di governo istituzionale «non intende mischiare i propri voti con quelli della destra di Salvini e di Meloni». Questo punto è stato anche riferito durante le consultazioni con Mattarella.

«Al Capo dello Stato abbiamo detto tre cose – ha precisato Orlando – abbiamo manifestato la nostra gravissima preoccupazione per il numero dei morti e il rischio di un ritorno del virus e di comparsa di nuove varianti, quindi meno dura questa situazione e meno chiacchiere si fanno, meglio è». «Poi – ha aggiunto – abbiamo detto no a governi con la destra sovranista. Infine abbiamo detto al Presidente della Repubblica che per noi la proposta è quella del presidente Conte». 

Da parte del Pd, inoltre, non ci sarebbe stato alcun veto nei confronti di Renzi. Anzi, Orlando ha ribadito di volere «un allargamento» restando però nel perimetro «delle parole di Conte». Ma dopo le ultime mosse di Renzi la possibile ricucitura con Italia Viva si fa ancor più difficile e il Conte-ter sembra essere sempre più lontano. «Ci sono più scenari, e le decisioni spettano al Capo dello Stato. Personalmente penso che si rotoli verso le elezioni. Certo – ha concluso Andrea Orlando – credo che questo governo sarebbe caduto anche prima se non ci fosse stata la pandemia».

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